Cina, al via le riforme di Governo. Crisi di liquidità in primo piano

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Non sono ancora sufficienti i dati che più volte hanno confermato l'avvio della seconda economia mondiale verso la ripresa, con il raggiungimento dell'obiettivo annuo del 7,5% di crescita, per poter affermare l'ascesa nel mercato globale della Cina. Dal vertice governativo, infatti, giunge il monito del Premier cinese Li Keqiang, che ribadisce il bisogno che ha il Paese di sostenere la crescita al fine di garantire maggiore stabilità nel mercato del lavoro.

  

Secondo alcuni calcoli utilizzati dal Premier come base per la confutazione della propria tesi, l'economia cinese dovrebbe mantenere  annualmente un tasso di crescita pari al 7,2% così da creare 10 milioni di posti di lavoro all'anno. Per il Premier fondamentale è fissare un limite massimo entro cui far rientrare il tasso di disoccupazione, che stando ai calcoli, dovrebbe attestarsi, annualmente, attorno al 4%. In realtà la Cina è quasi vicina all'obiettivo di contenimento della disoccupazione, dato che il tasso è sceso al 4,04% nel terzo trimestre, rispetto al 4,1% del trimestre precedente. Si tratta sì di un indicatore ufficiale di disoccupazione, ma secondo gli analisti sottovaluta il vero livello di disoccupazione perché esclude circa 260 milioni di lavoratori cinesi migranti.

Al problema della stabilità del mercato del lavoro, se ne aggiungono altri due, creando così ancora troppo timori per la solidità dell'economia cinese. Da una parte, la facile erogazione del credito, che nel mese di marzo ha superato i 100mila miliardi di yuan, pari a 12500 miliardi di euro, doppiando così le dimensioni del Prodotto Interno Lordo cinese.  L'ingente volume di moneta in circolazione più l'ulteriore stampa di nuova moneta potrebbe portare ad una situazione intollerabile di inflazione. Nei prossimi 9-12 novembre il Governo, nelle mani del Partito Comunista, sarà impegnato nella formulazione di riforme che possano mantenere il ritmo di crescita. A tal proposito, il Premier Li si fa carico sia della ridefinizione di politiche monetarie e fiscali più stabili, sia della rivisitazione delle manovre di politica economica già attuate dal Governo che si sono rivelate completamente sbagliate, tanto che nel mese di giugno si è assistito ad una vera e propria crisi di liquidità del mercato monetario. Il Premier ha spiegato che se non si interverrà nell'allentamento dei credito, il Paese andrà incontro all'espansione del deficit fiscale. "Ampliare il deficit con il continuo afflusso di moneta è come spegnere un incendio con la legna e ciò potrebbe portare a difficoltà ancora più grandi di quelle attuali".  Ricordiamo che l'indice dei prezzi al consumo a settembre è salito del 3,1% rispetto all'anno precedente, ritmo più veloce dal mese di febbraio.

Dall'altra parte la Cina è ancora troppo dipendente dalle esportazione e dagli investimenti immobiliari e in infrastrutture, che lasciano così poco spazio ad un'economia guidata dalla domanda interna ed in particolare modo dai consumi. Le autorità cinesi hanno a lungo criticato le fondamenta dell'economia del Paese, definendola instabile e avviata in un percorso di crescita che nel lungo termine diverrà insostenibile e hanno più volte ribadito di preferire un'espansione più lenta in cambio di una crescita trainata dai consumi.

L'obiettivo di crescita centrato da Pechino, pertanto, è il punto di partenza da cui prendono il via una serie di obiettivi, che questa volta, metteranno a dura prova il Governo cinese. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58497/20131105/cina-crescita-mercato-lavoro-liquidita-inflazione.htm

 

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