La realtà contro Saccomanni, lui minimizza. Ma il Paese ha bisogno di fatti

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"La previsione al ribasso della Ue era nota, non è un dramma. Non vedo un fatto nuovo". Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni sembra voler liquidare in maniera molto veloce la faccenda legata alle stime della crescita dell'economia italiana. Le previsioni Istat, quelle della Commisione Ue e quelle del Governo: tre dati statistici che, putacaso, mostrano una certa assonanza tra i primi due ed un certo 'gap' con quelli governativi. Quando l'Istat ha diramato le proprie stime, sensibilmente inferiori a quelle di Saccomanni e Compagni, il tutto venne bollato dal ministro con un "Abbiamo opinioni leggermente diverse". Passa poco tempo ed arriva la 'conferma' statistica anche dall'Europa: l'Italia sta 'peggio' di quanto descritto ed il futuro è sensibilmente meno roseo di quanto promesso dal governo. 

  

Se due indizi fanno una prova, i conti evidentemente non tornano. Saccomanni continua sulla sua linea, minimizza le differenze, spiega come "le nostre stime sono basate su un modello econometrico che usa tutti i dati a nostra disposizione (...) Non tutti questi dati sono a disposizione della maggioranza degli analisti". Le condizioni dell'Italia, che agli occhi dell'Europa e dell'Istituto nazionale di statistica sono sensibilmente peggiori delle stime governative, sono condizionate solo da meri artifici statistici. Dettagli, piccolezze, che secondo Saccomanni non cambiano la sostanza delle cose.

Ma quanto si discostano questi numeri? Le 'piccole' differenze non sembrano poi così tanto trascurabili. Si parte con il Pil 2013. Se la Commissione lo vedeva al -1,3% lo scorso maggio, ora - così come recita anche l'Istat - il dato è arrivato al -1,8% contro quel -1,7% del governo: uno 0,1% del Prodotto interno lordo italiano sparito nel nulla. Ma andiamo avanti: nel 2014 l'economia dello stivale dovrebbe tornare a crescere (termine decisamente abusato) dello 0,7% (Istat e Commissione) e non dell'1,0% come indicato dal governo; anche qui, 0,3 punti percentuali di crescita svaniti nei 'meri' artifici statistici. 'Nuovo', invece, il dato per la crescita nel 2015 che dovrebbe arrivare al +1,2%.

Anche dal punto di vista del deficit, le previsioni europee non portano di certo a pensare 'in positivo': nel maggio 2013 si stimava il deficit al 2,9%, ora siamo passati al 3,0% (sfiorando, quindi, i vincoli dei limiti europei). Sempre lo scorso maggio la Commissione ci annunciava che per il 2014 il dato sarebbe sceso al 2,5%: le revisione attuale lo innalza, invece, al 2,7%. Si passa dall'11,8% del maggio 2013 all'attuale 12,2%, invece, per la disoccupazione italiana (il cui picco è previsto al 12,4% l'anno prossimo).

Tutti dati rivisti al ribasso, quindi, e questo non può di certo far ben sperare per il futuro. Se le stime precedenti non facevano di certo gioire, la cruda realtà dei fatti ci dice che sarà ancora peggio. Eppure vediamo un ministro Saccomanni estremamente sereno, che parla di 'differenze metodologiche' e di "opinioni leggermente diverse" in un campo che dovrebbe fare della prudenza la ragion d'essere di ogni stima. La sensazione, invece, è che le stime che il governo propone (ed usa) siano condite con una certa dose di ottimismo e fiducia: se tutto andrà per il verso giusto, se non arriveranno nuovi shock, se non salteranno fuori nuove 'magagne' tutto andrà come annunciato dal governo. Ma con i 'se' non si va di certo lontano. Quello che maggiormente stupisce è il 'candore' con il quale Saccomanni afferma che, se la previsione risulterà sbagliata, "ne prenderemo atto". La leggerezza dell'essere che pervade la visione del governo, d'altronde, trova rifugio in quanto dichiarato dallo stesso ministro dell'Economia: le variazioni, nelle stime, viaggiano nell'ordine dello 0,1-0,2% e quindi "non vedo tutto il dramma che si fa su queste cifre, come se ci fosse chissà quale intento fuorviante".

Cosa potrà mai essere uno scarto di 0,1-0,2 punti percentuali sulla crescita del Pil italiano? Una differenza di valore da fra 1,5 e 3 miliardi di euro non è poi così tanto, non sono cifre astronomiche a patto, però, di non confrontare questi valori con altri temi quali, ad esempio, la copertura della seconda rata dell'Imu. Perché in questo contesto, allora, la copertura da 2,5 miliardi diventa una vicenda gigantesca, uno scoglio insormontabile, un problema "non facile" spiega Saccomanni. Senza dimenticare che con uno 0,1% di deficit in più si ritorna nella morsa della procedura di infrazione UE, e sparisce flessibilità di bilancio per una dozzina di miliardi.

Potere dei numeri. Ma probabilmente Saccomanni agisce in buona fede e - magari - conosce anche la massima di Evan Esar che definisce "la statistica" come "l'unica scienza che permette a esperti diversi, usando gli stessi numeri, di trarne diverse conclusioni". 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58543/20131106/italia-stime-pil-istat-europa-saccomanni-governo-crescita.htm

 

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