Grecia, deflazione ai massimi da 51 anni: ennesima prova che è finita la recessione, non la crisi

Sabato 09 Novembre 2013 14:00 InvestireOggi.it Economia - Macroeconomia
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La Grecia continua a non seguire il copione della Troika, pieno di facile speranza e di difficile austerità, bensì quello scritto da chi non ha il potere di cambiare il corso delle cose e che ritiene che le cose non siano destinate ad andare come sperano Bruxelles, Francoforte, Berlino e Washington. Proprio mentre si comincia ad intravedere almeno la fine della recessione durata sei anni, nuovi e prevedibili problemi cominciano ad affacciarsi sulla scena.

  

L'ultimo di essi si chiama deflazione, che secondo le cifre rilasciate venerdì dall'istituto di statistica nazionale Elstat ha raggiunto il suo livello più alto negli ultimi 51 anni: al livello tendenziale, infatti, l'indice dei prezzi al consumo ha registrato una crescita negativa per ben due punti percentuali nel mese di ottobre, mentre la media annua dei prezzi al consumo declina dello 0,4 per cento.

Si aggrava dunque la deflazione greca, tornata alla ribalta nel marzo 2013, per la prima volta dal 1968, a causa della feroce depressione economica che si può registrare ad Atene e dintorni.

Il calo dei prezzi è inevitabilmente da ricollegare alla debolezza della domanda, specie se si considera che il tasso di disoccupazione è all'incirca al 27 per cento, mentre gli stipendi sono calati di circa il 12 per cento negli ultimi due anni, restringendo enormemente le capacità di spesa delle famiglie. Al resto pensa la depressione imposta dagli esportatori netti di deflazione, fra i quali va ricordata la Germania, che continua nella sua opera di cannibalizzazione dell'Europa, stando ai dati rilasciati in settimana.

Secondo gli analisti il calo dei prezzi non sarà necessariamente negativo finché rimarrà un fenomeno temporaneo, poiché contribuirà a dare un po' di sollievo alle famiglie che ancora hanno qualcosa da spendere aumentandone il potere d'acquisto. In Grecia, d'altro canto, la downward wage rigidity, ovvero la difficoltà di fare accettare una riduzione nominale (ma non reale) degli stipendi per seguire l'andamento dell'inflazione, è già stata abbondantemente picconata dall'era dell'austerità, sicché non si aspettano gravi problemi da questo punto di vista.

Tuttavia un'inflazione negativa aumenta il peso in termini reali del debito pubblico, già fra i più alti del mondo in rapporto al PIL, ed in continuo peggioramento, almeno rispetto alle previsioni della Troika. L'aumento del peso reale del debito pubblico rischia di generare nuove pressioni di austerità, che potrebbero rendere la deflazione un fenomeno "tipico" e non più temporaneo dell'economia greca, fino a raggiungere il punto di rottura, con rischi di effetto domino sul resto della costruzione europea.

La Grecia sta probabilmente uscendo dalla recessione, ma solo per entrare in un periodo di depressione economica, e già oggi gli obiettivi di rientro del debito pubblico appaiono gravemente irrealistici, tanto da far ritenere probabile il terzo "default" greco: il Fondo Monetario Internazionale ha infatti cominciato a richiedere un nuovo colpo di forbici sul debito greco, colpendo stavolta la BCE e i governi europei (che sono, in sostanza, gli unici creditori della Grecia - FMI escluso, ovviamente), ma la Germania non vuole sentirci da quell'orecchio e anzi chiede che Atene avvii una nuova tornata di austerità per chiudere i buchi di bilancio previsti nei prossimi mesi.

More of the same, insomma, dimenticando che commettere gli stessi errori ed aspettarsi risultati differenti è la definizione di "stupidità".

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58697/20131109/grecia-deflazione-recessione-crisi-debito-pubblico.htm