Italia tra recessione e crescita: OCSE, Bankitalia e Moody's guardano al futuro

Mercoledì 13 Novembre 2013 09:27 InvestireOggi.it Economia - Macroeconomia
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Il quadro economico della nostra Italia si è arricchito, in questi giorni, di nuove importanti indicazioni circa il plausibile futuro di 'crescita' che ci attende. Dal 'Rapporto sulla stabilità finanziaria' redatto dalla Banca d'Italia (che rileva 'segni di miglioramento qualitativo del quadro macroeconomico') al Superindice OCSE passando, poi, per il 'Global Macro Outlook' dell'agenzia di rating Moody's. Leggermente in controtendenza, tra le tre fonti permea un 'buon presentimento' circa il 2014 italiano che non nasconde, però, tutti i rischi di ribasso che ancora viviamo (nella nostra penisola così come in Europa).

  

OCSE - Il Superindice stilato dall'OCSE è un vero e proprio 'leading indicator' che punta alla previsione dell'andamento futuro del ciclo economico per un dato Paese. Livello dei prezzi, differenziali di rendimento, disoccupazione, produzione industriale: nel calderone dell'OCSE finisce una lunga serie di dati e statistiche che porteranno alla formazione, alla fine del procedimento alchemico, di una specifica previsione di crescita (o recessione) del singolo Stato. Ebbene: dal risultato tricolore di agosto (100,7 punti) è stato registrato, per l'Italia, un buon miglioramento fino a quota 100,9 punti. L'aggregato per l'Eurozona, per capirci, è passato dal 100,6 di agosto al 100,7 di settembre così come la Germania è salita al 100,5 dal precedente 100,4. "Nuovi segnali di cambiamento positivo" per la nostra penisola al pari degli Stati Uniti, della Francia e dell'Eurozona tutta che continuano a "guadagnare slancio".

Moody's - Anche l'agenzia di rating Moody's, d'altronde, vede meno funereo il futuro dell'Italia grazie anche ad un "meno incerto" clima globale. Nell'ultimo aggiornamento trimestrale del 'Global Macro Outlook' c'è così un discreto margine per revisionare le stime sul Prodotto interno lordo: il sempre recessivo 2013 chiuderà in una forchetta del -2,0 e -1,0% (e non -2,5 e - 1,5% come segnalato l'ultima volta) mentre per il 2014 ci si aspetta un range compreso tra lo zero ed il +1% (ex -0,5 e +0,5%). Non sono prospettive troppo entusiasmanti, ovviamente, e se ci aggiungiamo che la stessa agenzia ci tiene a mostrare cautela, non possiamo di certo gridare al miracolo economico. E' la stessa Moody's infatti a specificare come "l'Eurozona [corra ancora] un rischio considerevole [di una] escalation della crisi".

Banca d'Italia - Eppure qualche cosa si muove, qualche timidissimo segnale comincia ad arrivare dalla nostra macchina economica. La stessa Bankitalia, nel suo 'Rapporto sulla stabilità finanziaria' numero sei (Novembre 2013), passa in rassegna alcuni punti focali per la possibile, futura, crescita (che al momento potrebbe sembrare, più che altro, il semplice arresto della rovinosa caduta). La disamina procede dal generale al particolare: se "la crescita dell'economia mondiale è ancora moderata e connotata da andamenti eterogenei tra le varie aree", "nell'area euro, dove si profila la ripresa ciclica, il rischio principale resta il ravviarsi di una spirale negativa tra fragilità dell'economia, crisi dei debiti sovrani e vulnerabilità delle banche". E l'Italia?

I sondaggi tra le imprese, intanto, indicherebbero "un arresto del calo dell'attività produttiva (...) ma le prospettive restano incerte". Reggono ancora bene le esportazioni e nel settore degli immobili "il numero di compravendite si è stabilizzato, ma la discesa dei prezzi delle abitazioni prosegue, pur attenuandosi". Sebbene gli investitori esteri si siano riaffacciati sui nostri titoli di Stato ed i rendimenti siano scesi. "va proseguito il consolidamento dei conti pubblici per contenere i premi per il rischio sui titoli di Stato e assicurare condizioni creditizie favorevoli alla ripresa" ci tiene a precisare il report di Palazzo Koch.

"Nel complesso solida" viene definita la situazione finanziaria delle famiglie italiane indebitate, nonostante la marcata flessione del reddito disponibile e la quota dei nuclei familiari finanziariamente vulnerabili "non è cresciuta". A questo quadro, poi, si aggiungono dati come quello sulla capacità delle imprese di generare utili che è tornata ai minimi dell'ormai lontano 1995. Sebbene migliorino le attese degli imprenditori, continua a pesare "l'elevata incertezza circa i tempi e l'intensità della ripresa e il protrarsi delle difficoltà di accesso al credito" così come "la contrazione del credito".

Ripresa economica? - Insomma, l'economia del Bel Paese non è di certo 'rose e fiori' ma potrebbe esser giunto il momento della svolta. Inutile profetizzare 'big spurt' di crescita: la moderazione e la gradualità saranno nostre compagne di viaggio per ancora molto tempo. Il noto 'fondo' potrebbe esser stato dunque toccato per lasciare spazio ad una stentata, ma rilevabile, risalita. Sempre che, a livello europeo in primis e mondiale poi, non ci arrivi l'ennesima 'spallata' che ci costringerà, nuovamente, a rinviare ogni 'positiva' previsione per la nostra economia.

Authors: InvestireOggi.it

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