Cina, approvato il piano economico decennale. Una delusione

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Si è concluso dopo quattro giorni il Terzo Plenum del 18esimo Comitato Centrale cinese svoltosi in un hotel blindatissimo nella periferia di Pechino, in cui i 376 membri hanno dettato il piano decennale di riforme della seconda economia del mondo

  

Il piano è intitolato "Decisione del Comitato centrale del partito comunista cinese su diverse importanti questioni dell'approfondimento omnicomprensivo delle riforme" e una sua sintesi è stata consegnata all'agenzia stampa Xinhua.

Nel documento si legge che "l'economia di proprietà pubblica e quella non pubblica sono entrambe parti importanti del sistema socialista", ma specifica che è necessario "mantenere l'autorità del partito", dunque dello Stato, dato che in Cina Stato e partito sono la stessa cosa.  Previste "la promozione della riforma delle terre agricole, per dare ai contadini diritti sulla proprietà" e la creazione di due nuovi organismi, un "Gruppo leader centrale" che dovrà occuparsi di attuare le riforme, e di un "Comitato per la sicurezza nazionale", che dovrà implementare i sistemi di sicurezza del Paese.

Il documento ha abbassato, e di molto, le aspettative. Si parlava di una nuova legge sulle tasse, di una burocrazia più semplice, della lotta allo smog e alla corruzione. Invece, non c'è nessuna particolare riforma "senza precedenti", come aveva annunciato il mese scorso Yu Zhengsheng, un dirigente del partito. Il programma, in sostanza, non è nulla di che. Con ogni probabilità hanno pesato le divisioni all'interno del partito tra il presidente della Repubblica e segretario Xi Jinping e i conservatori guidati dall'ex leader Hu Jintao.

Le novità, sia pur blande, comunque ci sono. Probabile che ci siano riforme dell'amministrazione e della proprietà, che oggi è interamente pubblica ed è gestita dai dirigenti del partito; e ci potrebbe essere un'equiparazione tra chi vive in città e chi vive in campagna, oggi divisi dai permessi di residenza.

Forse, l'agognata svolta potrebbe essere l'abolizione, in futuro, della legge del figlio unico che obbliga le coppie che vivono in città ad avere un solo figlio e la cui violazione porta a una multa pesantissima che molte famiglie cinesi non possono pagare.

Eppure la convocazione di ogni Terzo Plenum, nella storia cinese, ha sempre significato grandi riforme. Fu nei Plenum del 1978 e del 1993 che la Cina decise di dare un'accelerata alla propria crescita economica. Basti pensare che nel 1978 il Pil cinese valeva 60 miliardi di dollari. Lo scorso anno valeva novemila miliardi. L'obiettivo di Pechino è di raddoppiare il reddito medio della popolazione entro il 2020 e mantenere la crescita del Pil intorno al 7 per cento. Tuttavia, proprio negli ultimi anni, anche il colosso cinese ha sofferto della crisi economica mondiale. Quello che più preoccupa è il rallentamento della crescita dopo oltre 30 anni di immensa espansione. Un arresto dovuto alla perdita di competitività, al debito e alla sovrapproduzione industriale.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58858/20131113/cina-plenum-hu-jintao-economia-figli.htm

 

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