L'UE avvia l'indagine contro il cannibalismo economico tedesco

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Bruxelles ha deciso di cominciare l'analisi dei conti della Germania, accusata di avere un surplus delle partite correnti talmente alto da creare seri squilibri, non solo in Europa, non solo nel mondo, ma anche all'interno della stessa Germania.

  

Il surplus tedesco fin dal 2007 supera la soglia del 6 per cento del prodotto interno lordo previsto dai patti europei, raggiungendo a settembre i 19,7 miliardi di euro, ovvero l'otto per cento del Pil dell'anno precedente: al confronto con la Germania, insomma, anche la Cina fa la figura della dilettante, tanto più che la costanza con la quale la Germania supera il limite sottolinea che si tratta di un problema strutturale e non di una situazione provvisoria.

L'analisi del problema tedesco è (in teoria) inevitabile, poiché l'Unione Europea si è data alla fine del 2011 nuove regole per verificare che i paesi dell'Unione non creino squilibri che possano danneggiare i propri partner: fino ad ora sul banco degli imputati, come è noto, sono finiti i paesi che si sono comportati male, ma l'indagine contro Berlino sarà un rovesciamento della paradigma, colpendo chi si è comportato così tanto bene da comportarsi male.

Come molti economisti hanno osservato nel corso degli anni (gli ultimi dei quali sono quelli del Dipartimento del Tesoro statunitense) la forza della Germania sembra essere dovuta almeno in parte al fatto che essa esporta i suoi problemi altrove, causando ad esempio, solo per citare quello più chiacchierato al momento, pressioni disinflazionistiche, che in ultima analisi avranno ripercussioni anche sull'economia tedesca se dovessero sfociare in deflazione duratura.

La logica in linea teorica è molto semplice: non è possibile che tutti i Paesi dell'Area Economica riescano a raggiungere un surplus nello stesso momento. In altre parole un continuo e mostruoso surplus tedesco finisce inevitabilmente per cannibalizzare la crescita sia nell'area dell'euro che in generale nel mondo intero.

Normalmente un simile squilibrio verrebbe risolto facilmente, ad esempio attraverso un apprezzamento del cambio tedesco oppure attraverso pressioni inflazionistiche in Germania. Berlino però si trova in un'Unione monetaria, per cui l'apprezzamento del cambio non può essere percepito dagli altri Paesi che utilizzano l'euro; le pressioni inflazionistiche, invece, vengono costantemente calmate sia attraverso l'imposizione di manovre di austerità, che attraverso una politica monetaria relativamente restrittiva almeno in relazione ad altre grandi economie come Stati Uniti, Regno Unito e Giappone. In altre parole, posto che il gap fra l'inflazione tedesca e quella dei Paesi in crisi deve necessariamente aumentare, il fatto che quella tedesca non viene fatta crescere spinge quella altrui a scendere. La Germania sopra a tutto, insomma, come spesso accaduto nel corso della storia, con il rischio che anche questa volta finisca come nelle precedenti, con una Germania che crea il deserto intorno a sé fino ad implodere essa stessa.

Risulta quindi essere evidente che la Germania dovrebbe fare di più per rilanciare l'economia europea, come sottolineato dal presidente della commissione Josè Manuel Barroso.

Questo non significa né può significare che il fardello delle riforme europee deve ricadere sulla Germania: non si può, ed è assurdo chiederlo, pensare che Berlino debba essere meno competitiva per fare un favore ai paesi meno virtuosi. Essi hanno a loro volta grosse colpe e devono porre in essere riforme strutturali come quelle messe in atto dalla Germania all'inizio del secolo.

Perchè tuttavia tali riforme abbiano successo è però necessario ripristinare l'ambiente in cui esse sono avvenute: le riforme tedesche sono state infatti attuate quando le economie europee oggi meno virtuose erano in piena crescita economica (Italia esclusa, ma è un'altra storia), grazie alla quale la Germania è riuscita ad avere una generosa "spinta gravitazionale", spinta che la Germania insiste nel voler negare ai suoi partner europei, facendo così fallire tutti i tentativi di riforme sinora attuati con il nome di austerità.

La Germania, dal canto suo, afferma di avere più che dimezzato il suo surplus delle partite correnti nei confronti dei partner europei, dimenticando però che queste solo una parte del problema poiché gli squilibri che causa hanno effetti ben oltre i confini europei e che, a loro volta, hanno ripercussioni in Europa. La Germania, insomma, continua a dimenticare di non essere su Marte.

L'indagine dell'Unione Europea dovrebbe concludersi entro la fine dell'inverno, e potrebbe comportare, nel caso in cui la Germania non dovesse seguire le raccomandazioni, una multa pari allo 0,1 per cento del suo prodotto interno lordo. Si tratta di circa due miliardi e mezzo di euro, una cifra talmente minuscola e simbolica da far temere che si farà molto rumore per nulla, mentre l'Unione Europea proseguirà sulla strada verso il disastro.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58866/20131113/ue-indagine-surplus-germania.htm

 

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