La bomba di Praet: "La BCE potrebbe avviare un quantitative easing"

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L'ora della verità per la Banca centrale europea potrebbe essere più vicina del previsto: secondo il membro del Consiglio esecutivo dell'EuroTower Peter Praet non è possibile escludere che la banca possa adottare misure non convenzionali pur di evitare che l'unione monetaria finisca in deflazione.

  

I "consigli" di Praet, nonostante abbiano avuto la forza di far indebolire la moneta unica europea, non risultano comunque essere una sorpresa: dopo il taglio dei tassi di interesse che ha portato quello di rifinanziamento principale al minimo storico dello 0,25 per cento lo spazio per le manovre convenzionali intorno a Francoforte si è notevolmente ristretto, per cui ogni nuova manovra accomodante sarà non convenzionale. La novità è che la BCE potrebbe effettivamente prendere in considerazione misure straordinarie.

Ecco dunque che finiscono sul tavolo (a parte un nuovo round di LTRO) due ipotesi già ventilate dagli analisti, ovvero tassi di interesse negativi sui depositi delle banche presso la Banca centrale europea, ed un piano di acquisto di asset dalle banche.

Il primo strumento dovrebbe essere uno stimolo affinché le banche tornino a pompare denaro nell'economia reale: attualmente gli istituti finanziari preferiscono detenere liquidità presso la Banca centrale europea nonostante i tassi d'interesse siano allo zero per cento. Nel caso in cui la BCE dovrebbe dovesse finire in territorio negativo le banche finirebbero per perdere denaro nel caso in cui decidessero di mantenere eccessiva liquidità nelle cassaforti di Francoforte.

Maggiore impatto ha avuto l'ipotesi del piano di acquisti di asset dalle banche: si tratterebbe di una misura che metterebbe a disposizione degli istituti finanziari una ulteriore dose di denaro, come già avvenuto in passato con i prestiti a lungo termine a bassissimo tasso di interesse noti come LTRO, su scala probabilmente ancora maggiore, e soprattutto con una differenza non di poco conto. Un piano di acquisti, e non semplicemente prestiti, metterebbe la BCE sullo stesso piano di altre banche centrali nel mondo, a partire dalla Federal Reserve e dalla Bank of Japan.

Praet ha sottolineato che questo tipo di interventi non sarebbero una infrazione delle regole della banca centrale, poiché esse non escludono un intervento diretto sui mercati (vietano invece il finanziamento diretto dei governi). Il problema tuttavia resta a livello politico: è noto che la decisione di tagliare i tassi d'interesse è arrivata con una spaccatura nel consiglio dei governatori, in particolare con l'opposizione del presidente della Bundesbank Jens Weidmann, che avrebbe preferito attendere il rilascio del report sull'inflazione previsto per dicembre prima di decidere un taglio dei tassi di interesse. Insomma la solita domanda: la BCE sarà pronta a fare ciò che è giusto al momento giusto? Finora non è andata troppo bene.

La decisione di rendere maggiormente accomodante la politica monetaria europea è giunta a seguito del rilascio del dato sull'inflazione, che è risultata rallentare piú del previsto nell'Eurozona, facendo temere per un futuro di deflazione che rischia di avere conseguenze molto serie sull'economia europea se dovesse durare per troppo tempo. L'intervento è stato duramente attaccato dalla stampa tedesca, che accusa Francoforte di volere danneggiare i risparmiatori teutonici, che avrebbero in cambio tassi d'interesse sui propri risparmi ancora più bassi di quelli attuali.

La risposta di Praet forse non farà piacere, ma ricorda ancora una volta che i risparmiatori, così come i debitori, devono innanzitutto poter godere della stabilità dei prezzi nel medio periodo, che è l'obiettivo fondamentale della Banca centrale europea.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58878/20131113/praet-bce-quantitative-easing.htm

 

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