Altro che Ripresa: l'Europa è sulla strada della stagnazione

E-mail Stampa PDF

Diventa sempre più difficile chiamare ripresa quella che dovrebbe essere in atto nell'Eurozona: la stima preliminare relativa al terzo trimestre del 2013 vede un prodotto interno lordo in espansione dello 0,1 per cento, in rallentamento rispetto al +0,3 per cento registrato nel secondo trimestre.

  

Rallentano le due maggiori economie dell'Eurozona: la Germania registra una espansione congiunturale dello 0,3 per cento fra luglio e settembre rispetto al precedente +0,7 per cento, mentre la Francia si trova appena sopra la crescita zero dopo essere cresciuta dello 0,5 per cento nei tre mesi che terminano a giugno.

L'Italia allunga la serie di rilevazioni trimestrali negative, giungendo nel nono trimestre consecutivo di recessione con una decrescita nel terzo trimestre dello 0,1 per cento. Su base annua il Pil va peggio delle attese, registrando un calo dell'1,9 per cento contro l'1,8 per cento atteso. Si tratta della più lunga recessione dalla fine della seconda guerra mondiale.

Ai deludenti dati sul PIL vanno aggiunti quelli relativi ad una disoccupazione che dovrebbe rimanere a livelli inaccettabili mente alti ancora per molti mesi, nonché quelli relativi all'inflazione che, nonostante i molti interventi relativi alle imposte sui consumi, continua a registrare un trend al ribasso. Il quadro di insieme insomma non lasciano trasparire segnali di ripresa, bensi l'ingresso delle economie europee in una fase di stagnazione, in attesa di eventi esogeni (già attesi e temuti) che rischiano di riportare i redditi nazionali in territorio negativo.

In questo quadro depresso e ancora impostato al peggioramento, le economie europee hanno ancora davanti enormi sfide per mettere a punto le proprie riforme strutturali: il problema fondamentale resta che le condizioni per attuarle restano paurosamente sfavorevoli, sicché ogni intervento rende più evidenti gli effetti negativi degli aggiustamenti che quelli positivi, ammesso che ce ne siano. Alla base di queste difficoltà vi sono gli squilibri all'interno dell'area economica europea, a cominciare da quelli causati dalla Germania, più volte accusata di esportare non solo beni, ma anche problemi al resto del mondo, nonché problemi squisitamente nazionali, che dovrebbero essere risolti di concerto.

L'Italia, ad esempio, risulta essere totalmente incapace di porre in essere riforme che permettano una ripresa della competitività: l'Italia è il Paese che si è comportato peggio in Europa nell'ultimo anno da questo punto di vista, peggio anche di Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, riaffermando di essere uno dei Paesi meno competitivi del continente. La colpa, in questo caso, è solo marginalmente di natura esogena (come la moneta unica o lo strapotere tedesco), bensì è figlia dell'incapacità (o della non volontà) della litigiosa classe politica di riformare un Paese incrostato da caste, corporazioni e sprechi da oltre venti anni e che, attualmente, risulta essere occupato a tempo pieno dal gossip politico e dalla propaganda lungo tutto lo spettro partitico (nel senso più ampio del termine).

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58919/20131114/ripresa-europa-stagnazione-pil.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili