Atene è stufa e grida all'Europa: basta austerity, è pericolosa

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In Europa abbiamo da poco ascoltato l'ufficiale annuncio in cui un radioso Jeroen Dijsselbloem - presidente dell'Eurogruppo - spiegava urbi et orbi che l'Irlanda e la Spagna sono uscite dall'assistenza finanziaria europea. E' la fine, quindi, di quel piano di aiuti finanziari da 67,5 miliardi di euro per Dublino e dei prestiti alle banche da 41 miliardi per Madrid. E' l'apoteosi per i benpensanti: l'austerità paga, gli aiuti finanziari in cambio delle riforme strutturali (à la Merkel) portano i frutti sperati - Spagna e soprattutto Irlanda insegnano.

  

Eppure, nella radiosa mattinata, c'è chi è scuro in volto e, 'seduto un po' in disparte', dissente dalla predica. E' il ministro delle Finanze greco, Yannis Stournaras. L'apparente successo nel caso Dublino, infatti, rischia di inasprire ancor di più i rapporti tra Atene e creditori internazionali. In ballo, citata dallo stesso Dijsselbloem, c'è la nuova tranche di aiuti alla Grecia da 1 miliardo di euro per il finanziamento del prossimo anno. Quanto accaduto in Irlanda, sembrano voler far capire Dijsselbloem e compagni, è la prova più evidente di quanto 'troppo poco' abbiano fatto i greci . Atene deve ora urgentemente raggiungere quegli impegni concordati con i creditori, questo il non troppo velato messaggio recapitato a Stournaras e colleghi.

Il ministro greco è preoccupato, teme che tutto il caso si trasformi, semplicemente, nella richiesta di nuova austerità. E allora passa al contrattacco: "Non sono necessarie [nuove] misure di austerità. Sono pericolose (...) Siamo favorevoli ad operare misure strutturali con un impatto fiscale ma non misure di austerity". Il ministro è fermo nella sua posizione, quel fiscal gap da coprire non può e non deve essere colmato con nuove misure austere. "La Grecia ha raggiunto eccezionali progressisino ad ora, le persone hanno sofferto enormi sacrifici, bisogna essere molto cauti nella tipologia di misure che vogliamo ora implementare per chiudere il gap".

Se la Troika parla di un ammanco da 2 miliardi di euro nel raggiungimento dei target sull'avanzo primario del bilancio, da Atene rispondono con un: 'State tranquilli, non lanciate inutili allarmismi, il gap sarà di soli 500 milioni di euro'. Lo stesso ministro delle Finanze rivela che "Ieri abbiamo fornito alla Troika [un piano di] misure per lo 0,7% del Pil, pensiamo di essere abbastanza vicini alla chiusura di qualsivoglia fiscal gap".

La Grecia, dunque, chiede una tregua ma lo fa a 'muso duro' contro i creditori internazionali. Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Unione europea - insomma - non potranno sfruttare troppo la 'favoletta' dell'Irlanda che è rinata con le stesse misure che, invece, 'stentano a funzionare' in Grecia. I due Stati, le due situazioni in generale, non sono paragonabili: troppi sono gli elementi che hanno caratterizzato e distino la crisi dei due Paesi. Alla Grecia va lasciato un tempo 'sufficiente' per tornare in uno stato economico definibile normale. Nessun trattamento di favore, semplicemente quello che 'merita'. 

"Quello che posso dire ora - spiega sempre Stournaras - è che abbiamo eliminato le cause della Crisi (...) La recessione è molto più mite di quanto ci aspettassimo (...) Siamo persone intelligenti, ora che siamo vicini alla fine non distruggeremo tutto quello che abbiamo ottenuto finora".

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58958/20131115/grecia-stop-austerity-europa-troika-riforme-strutturali-fine-crisi-irlanda-spagna-dijsselbloem-merke.htm

 

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