La Cina pronta ad abolire (in parte) la politica del figlio unico e la rieducazione attraverso il lavoro

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Il governo cinese si prepara a rendere meno restrittiva la politica del figlio unico, ovvero la politica di controllo delle nascite avviata negli anni Settanta che ha vietato o reso particolarmente oneroso per le donne di avere più di un figlio. Non si tratterà probabilmente di una liberalizzazione totale, ma più plausibilmente verrà concessa a milioni di famiglie la possibilità di crescere due figli, in particolare nel caso in cui uno dei genitori sia figlio unico.

  

Come spesso accade nel caso delle riforme cinesi non si tratta di una volta dettata da motivi relativi a diritti umani, bensì a problemi squisitamente economici: la politica del figlio unico ha impedito l'esplosione demografica in Cina, che secondo il governo cinese rappresentava un ostacolo allo sviluppo e alla modernizzazione, tuttavia alla lunga ha comportato un veloce invecchiamento della popolazione, che rischia di diventare a sua volta un ostacolo alla crescita economica, poiché sempre meno giovani avrebbero dovuto supportare finanziariamente coorti anziane sempre più numerose.

Nel 2012, ad esempio, per la prima volta dopo decenni la popolazione in età da lavoro è diminuita, ed è una notizia particolarmente preoccupante se si considera che l'abbondanza di forza lavoro è uno dei vantaggi competitivi cinesi, senza dimenticare che buona parte del "welfare" cinese si basa sulle famiglie, ovvero sui lavoratori che si prendono cura di chi è a riposo.

Attualmente il profilo demografico cinese non desta comunque preoccupazioni, almeno non quanto i profili di altri Paesi più avanzati, come Giappone ed Italia, che però sono entrati nella fase di invecchiamento dopo aver raggiunto l'era della prosperità, mentre è possibile che la Cina raggiunga la seconda solo dopo essere entrata nella prima, un'evidente anomalia. In ogni caso, nonostante l'impatto della riforma a livello pratico sarà minimo, si tratta comunque di una mossa molto significativa dal punto di vista politico.

La politica del figlio unico è stata più volte emendata ed ammorbidita, e per questo l'impatto pratico non dovrebbe essere particolarmente pesante: negli anni il governo ha previsto numerose eccezioni, per esempio quella che prevede alle coppie residenti nelle zone rurali di avere un secondo figlio nel caso in cui la prima fosse una bimba.

Come molti altri paesi asiatici anche la Cina ha un pregiudizio nei confronti delle figlie femmine: soprattutto a casa della possibilità di avere un solo figlio le coppie preferiscono fare in modo che il loro unico discendente sia maschio, preferendo l'aborto dei feti femmina oppure l'abbandono delle nasciture. Il risultato è che contro una media globale di circa 105 bambini ogni 100 bambine in Cina vi sono 118 maschietti ogni 100 femminucce, senza dimenticare le bambine fantasma, ovvero non registrate.

Un ulteriore allentamento della politica dovrebbe comportare anche una riduzione dei fenomeni di sterilizzazione e aborti forzati posti in essere dalle autorità locali pur di raggiungere gli obiettivi fissati dal governo centrale, che comunque vieta, almeno formalmente, simili comportamenti.

Giunge inoltre un'altra conferma della volontà del governo di Pechino di rendere più umano il regime: come annunciato nei mesi scorsi è stata confermata l'intenzione di abolire la pratica della rieducazione attraverso il lavoro, una politica che ha permesso alle forze dell'ordine di riempire campi di lavoro di presunti dissidenti senza neppure un regolare processo.

Si tratta di una pratica introdotta da Mao Zedong, padre della Cina moderna, per schiacciare gli oppositori politici fin dagli anni Cinquanta: si stima che siano oltre 100mila le persone impiegate forzatamente in fabbrica e nei campi, per un periodo di tempo che può arrivare a quattro anni, con scarse possibilità di appello.

In ogni caso non è detto che entrambe le riforme oggi annunciate siano applicate in tempi breve, e non è neppure certo che verranno effettivamente implementate: vi è la possibilità concreta che, specialmente nel caso dei campi di lavoro, le politiche attualmente verranno mantenute sotto nomi diversi.

Resta il fatto che la Cina continua a convivere con numerosi problemi (e quello dell'invecchiamento rapido è solo uno dei tanti), e che quindi saranno necessarie profonde riforme per riuscire a mantenere l'attuale tasso di crescita del 7 per cento, già oggi a rischio dimezzamento nei prossimi pochi anni, facendo così svanire il sogno del secolo cinese.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/58988/20131115/cina-abolizione-politica-figlio-unico.htm

 

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