Lavoratori italiani in crisi: ora l' «area di disagio» colpisce 9,1 milioni di persone

E-mail Stampa PDF

Il mondo del lavoro in Italia non funziona e, questa, non è una novità. L'allarme che lancia Unimpresa, tuttavia, riguarda il preoccupante (e crescente) fenomeno dell'area di disagio sociale. Il recente caso Alitalia può oggi tornarci utile, dal marasma dell'aumento di capitale, alla plausibile non partecipazione di Air France fino al piano industriale di Del Torchio. Tutte le sfaccettature della vicenda, legata al vettore italiano, mostrano - giocoforza - un elemento comune: gli esuberi. Il taglio del personale, un giorno da 5mila posti, quello dopo da 4mila poi ancora da duemila posti di lavoro, è l'unico fattore che può essere dato per 'certo' nell'intera faccenda. Oltre ai licenziamenti 'puri', tuttavia, c'è una lunga lista di contratti a tempo determinato che non verranno rinnovati. Proprio questo particolare elemento, allora, ci riallaccia ai disarmanti dati sulla disoccupazione italiana pubblicati dall'Istat e rielaborati da Unimpresa.

  

Il concetto chiave è uno solo: nell'area delle 'persone in difficoltà', in Italia, non può ricadere semplicemente chi è disoccupato. Al già folto numero di disoccupati italiani, infatti, dobbiamo aggiungere "ampie fasce di lavoratori (...) con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi", spiega Unimpresa. Il caso Alitalia, allora, diventa il simbolo di quanto un contratto di lavoro a tempo determinato possa essere, di questi tempi, una garanzia veramente labile per il nostro futuro.

In Italia non ci si può fermare alla conta dei 3,07 milioni di disoccupati per capire il disagio dei cittadini. Unimpresa butta nel calderone anche i contratti di lavoro a tempo determinato: 634mila persone per la formula part time, 1,63 milioni per quella a tempo pieno. Ma non finisce qui: vengono conteggiati i contratti a tempo indeterminato ma part time (2.56 milioni) così come i collaboratori (430mila) ed i lavoratori autonomi part time (832mila). Un esercito composto da 6,1 milioni di cittadini italiani che, al momento, non possono guardare con troppa sicurezza al futuro: chi per un contratto con una scadenza ben precisa, chi per una retribuzione tanto contenuta da non poter fornire alcuna garanzia. 

Sommando questo nutrito gruppo a quello dei disoccupati, (3,07 milioni, secondo le ultime stime Istat), arriviamo così al disarmante totale di 9,17 milioni di italiani ascrivibile sotto la voce "area di disagio". Un mercato del lavoro che non funziona, una crescita del Paese che appare ancora troppo lontana e timida, il quadro europeo che ancora non convince: molti fattori cooperano per il raggiungimento di questi numeri che, rispetto all'anno precedente, registrano un +3,2%. Le percentuali, in questi frangenti, non rendono mai bene l'idea: stiamo parlando, infatti, di 286mila persone che - in poco tempo - sono scivolate sotto l'etichetta 'disagiati'.

"Il Governo di Enrico Letta non prende decisioni importanti (...) Offriamo all'Esecutivo, ai partiti e alle istituzioni, i numeri e gli argomenti su cui ragionare per capire quanto sono profonde la crisi e la recessione nel nostro Paese" ha ribadito il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, a margine di questi numeri. "Può apparire anomalo - ha chiosato - che un'associazione di imprese analizzi il fenomeno dell'occupazione, quasi dal lato del lavoratore (...) [ma] bisogna poi considerare che l'enorme disagio sociale che abbiamo fotografato ha conseguenze enormi nel ciclo economico: più di 9 milioni di persone sono in difficoltà e questo vuol dire che spenderanno meno, tireranno la cinghia per cercare di arrivare a fine mese. Tutto ciò con effetti negativi sui consumi, quindi sulla produzione e sui conti delle imprese". 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59056/20131118/unimpresa-disoccupazione-istat-area-disagio-9-milioni-italiani-contratti-a-tempo-determinato-alitali.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili