Allarme per le economie dell'Est Europa: a rischio crescita e transizione verso la democrazia di mercato

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La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) non vede più rosa sulle economie dell'ex blocco sovietico, a causa di un rallentamento nell'implementazione di riforme, ponendo una seria ipoteca sulla possibilità che gli ex paesi comunisti riescano a raggiungere un tenore di vita medio comparabile con quello dei paesi avanzati.

  

Secondo la BERS, che fu fondata nel 1991 proprio per fornire aiuti finanziari all'economia dell'Est Europa al fine di completare la transizione dall'economia centralizzata tipica dell'URSS a democrazia ed economia di mercato, i paesi dell'ex blocco comunista potrebbero rimanere intrappolati in un circolo vizioso di rallentamento economico che alimenta lo stallo politico e viceversa, che potrebbe comprometterne le capacità di crescita.

Si tratta di un raffreddamento rispetto ai sogni di gloria che hanno volevano i paesi dell'Est Europa raggiungere quelli dell'Europa occidentale molto rapidamente: quei sogni, tuttavia, erano alimentati dal credito facile tipico dei tempi precedenti alla crisi finanziaria globale, che sta imponendo un deciso ripensamento che potrebbe appesantire la crescita dell'Europa orientale.

Il rapporto distingue fra le economie dell'Est Europa più occidentali, ovvero quelle dell'Europa centrale, e quelle più lontane: entrambe le zone si ritrovano bloccate nel processo di transizione, tuttavia le economie dell'Europa centrale sono riuscite a mettere in cantiere più riforme rispetto a quelle più vicine alla Russia, che sta oltretutto tentando in tutti modi di mantenere la propria influenza nell'area, come dimostrano i tentativi di sabotaggio dell'accordo di libero scambio fra l'Unione Europea e l'Ucraina. Per questo motivo i Paesi del Centro Europa, ovvero Polonia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Croazia e le Repubbliche Baltiche di Lettonia, Lituania ed Estonia dovrebbero riuscire a ridurre più velocemente il gap di ricchezza con i 15 paesi che formavano l'Unione europea prima della sua espansione nella cortina di ferro, iniziata nel 2004.

Secondo la Banca, la Regione dovrebbe registrare la crescita più lenta degli ultimi 15 anni, se si esclude ovviamente la recessione scoppiata a seguito dello scandalo Lehman Brothers, nonostante si preveda la ripresa della vicina area dell'euro: il problema è la ritrosia delle banche europee occidentali di prestare ulteriore denaro all'economia dell'Est Europa (e all'economia reale in generale); di conseguenza, come sottolineato di recente dal Fondo monetario internazionale, si è assistito ad un rallentamento degli investimenti che potrebbe rendere permanente il crollo del tasso di crescita potenziale delle economie ex-sovietiche, già oggi minore della metà rispetto ai tassi registrati prima della crisi finanziaria.

Al rallentamento dovuto all'inaridirsi dei flussi finanziari rischia di aggiungersi la stagnazione delle riforme, che potrebbe rallentare o addirittura bloccare il processo di completamento della transizione democratica nonché quella verso una completa economia di mercato: la crisi economica, infatti, ha spinto l'opinione pubblica a ripensare il proprio appoggio alle riforme verso una democrazia di mercato, come avvenuto ad esempio in Ungheria, colpita da ben tre downgrade per i passi indietro fatti nella liberalizzazione dei prezzi, a causa del pesante intervento statale nel mercato dell'energia. Proprio l'Ungheria, negli ultimi anni, è stata oggetto di clamorosi e preoccupanti passi indietro anche a livello di solidità delle istituzioni democratiche.

Un'opinione pubblica divenuta ostile verso l'economia di mercato e quindi disposta anche a fare passi indietro nel suo viaggio verso la democrazia rischia di imporre una marcia indietro che rischia di avere ulteriori ripercussioni sull'economia, alimentando, per l'appunto, il circolo vizioso delle controriforme politico-economiche contro cui la BERS ha deciso di mettere in guardia.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59184/20131120/economie-est-europa-crescita-democrazia-mercato-ungheria.htm

 

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