USA, l'inflazione rallenta mentre Yellen è a un passo dalla conferma al Senato: lunga vita al QE?

E-mail Stampa PDF

Lunga vita al quantitative easing, o quantomeno ai tassi d'interesse vicini allo zero nel lungo periodo: negli Stati Uniti tutto sembra remare verso una continuazione della politica monetaria accomodante a sostegno della ripresa economica.

  

Dopo le parole di Bernanke, che ha ribadito che a causa di una economia reale che non è dove la Federal Reserve vorrebbe, i tassi di interesse rimarranno ai minimi anche dopo un eventuale ritiro del quantitative easing, arriva la notizia che anche gli USA, come l'Eurozona, rischiano di entrare in una spirale disinflazionistica: l'indice dei prezzi al consumo a stelle e strisce è infatti calato su base mensile di un decimo di punto percentuale contro attese dello zero per cento, mentre su base annua l'aumento è dello 0,9 per cento contro il precedente +1,2 per cento. Minore del previsto anche il CPI core, ovvero depurato dalle componenti più volatili come alimentari ed energia, che cresce su base mensile dello 0,1 per cento contro un consenso dello 0,2.

Continua dunque a non vedersi neppure l'ombra dell'inflazione, aumentando di conseguenza lo spazio di manovra per Eccles Building, il tutto mentre il presidente designato a succedere a Bernanke, Janet Yellen, si ritrova ad un passo dalla conferma.

La nomina del presidente Barack Obama dovrà infatti essere confermata dal Senato con una maggioranza di almeno 60 voti: la camera alta del Congresso è controllata da democratici con 55 senatori, che rappresentano la base di partenza per Yellen. Occorrono dunque almeno 5 voti repubblicani per ottenere la conferma, e nella mattinata di mercoledì ben quattro hanno affermato che probabilmente supporteranno la Yellen nel voto che dovrebbe aver luogo nella seconda settimana di dicembre. La Yellen viene considerata dai quattro repubblicani qualificata per la posizione, anche se essi non sono completamente d'accordo con le sue intenzioni. Un quinto repubblicano, Bob Corker, ha in seguito annunciato il suo supporto a Yellen, in parziale dissenso con il suo gruppo.

I repubblicani, infatti, si oppongono al piano di acquisto i titoli di Stato ed MBS, che hanno portato il bilancio della Federal Reserve a sfiorare i quattro mila miliardi di dollari: dal settembre 2012, infatti, la banca centrale acquista 40 miliardi di dollari al mese di mortgage-backed securities, cui si aggiungono 45 miliardi di acquisti in Treasury decisi nel successivo dicembre, per un totale di 85 miliardi di dollari "freschi" al mese. Alcuni repubblicani, come Rand Paul, addirittura pongono come condizione per l'approvazione della Yellen il passaggio delle attività della Fed allo scrutinio del Congresso, misura inaccettabile, poiché un simile controllo minerebbe l'indipendenza della stessa istituzione.

Dal canto suo la Yellen, ritenuta una colomba, sembra essere ben intenzionata a continuare la politica accomodante, poiché, secondo una lettera indirizzata al senatore un repubblicano David Vitter, il quantitative easing «ponendo pressione al ribasso sui tassi d'interesse a lungo termine e aiutando a rendere le condizioni finanziarie più accomodanti [...] ha supportato una più forte ripresa economica, migliorato le condizioni del mercato del lavoro e mantenuto l'inflazione vicina al suo obiettivo del 2 per cento».

Combinando le parole di Bernanke e Yellen, vien fuori che gli USA sono effettivamente tornati alla crescita, ma questa ripresa continua a necessitare della stampella monetaria fornita dalla Fed, come si vede da un mercato del lavoro che, nonostante un tasso di disoccupazione (ufficiale) in calo, resta comunque molto debole. Il tapering, secondo i membri del FOMC, resta sul tavolo per il meeting di dicembre (Bullard, Fed di St. Louis), ma i payroll (ovvero i posti di lavoro creati nell'economia) continuano a non essere all'altezza delle aspettative (Dudley, Fed di New York). La debolezza dell'inflazione potrebbe concedere ulteriore spazio alla politica monetaria, ma i dubbi sulla ripresa resteranno, specie fin quando non arriveranno risposte dalla politica vera e propria.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59194/20131120/usa-inflazione-tellen-conferma-senato-qe.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili