I tassi negativi si fanno più concreti: la BCE si prepara alle politiche non convenzionali

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Fonti vicine alla Banca centrale europea hanno rivelato che l'istituto con sede a Francoforte si sta preparando ad entrare nel mondo delle politiche monetarie non convenzionali, studiando un taglio al tasso sui depositi. Nulla di totalmente nuovo, visto che l'ipotesi aleggia ormai da un anno, ma questa volta le voci sono più concrete e, soprattutto, si parla di numeri, visto che la BCE ha le spalle al muro, almeno dal lato delle politiche convenzionali.

  

Il tasso sui depositi è attualmente allo zero per cento, sicché un suo taglio lo farebbe finire in territorio negativo: detto altrimenti le banche che detengono fondi presso la Banca centrale europea oltre quanto richiesto dalle norme, se attualmente non ricavano alcunché dai depositi, in futuro potrebbero perdere denaro sulla liquidità in eccesso. L'istituto, stando alle voci, per la prima volta avrebbe quantificato l'entità di un tale taglio, ovvero lo 0,1 per cento.

La mossa dell'Eurotower vorrebbe spingere le banche a ritirare la liquidità depositata nelle proprie casseforti e ad immetterla nell'economia in modo tale da riaprire i rubinetti del credito ed evitare il soffocamento dell'economia reale a causa della credit crunch.

In questa fase, infatti, gli istituti finanziari sono restii a prestare denaro ad imprese e famiglie, poiché si ritrovano già con un pesante fardello di crediti a rischio sulle spalle e non è il caso di rischiare di perdere ulteriore denaro finché la situazione economica non sarà migliorata. Il rovescio della medaglia è che difficilmente la situazione economica migliorerà se prima il sangue della crescita (ovvero il denaro) non tornerà in circolo: una spirale viziosa che la Banca centrale europea sta cercando di rompere, anche perché le pressioni inflazionistiche continuano ad essere dirette verso il basso, facendo temere per un futuro di stagnazione.

E così sul tavolo del consiglio dei governatori, attualmente riunito a Francoforte per il suo secondo meeting mensile, spunta nuovamente l'ipotesi di tassi negativi, già tirata in ballo più volte nell'ultimo anno: stavolta, però, le voci si fanno più insistenti, poiché le armi convenzionali a disposizione di Draghi e soci sono quasi terminate dopo il taglio dei tasso di rifinanziamento principale allo 0,25 per cento. Una simile proposta, quella sui tassi negativi, non però sembra essere ancora supportato da sufficiente consenso, soprattutto perché, se da un lato potrebbe essere effettivamente un'arma interessante per combattere la deflazione, dall'altro una simile mossa, che non ha precedenti nella storia europea, potrebbe avere conseguenze non pienamente controllabili.

Una simile misura è stata applicata in Danimarca, dove però sembra che le banche abbiano deciso di semplicemente di mantenere liquidità spostandola dai depositi di Francoforte ai propri, oppure di lasciarli in quelli della BCE, rifacendosi poi aumentando i tassi richiesti alla clientela per mutui e prestiti: esiste quindi il rischio concreto che una simile misura possa peggiorare, invece che migliorare la situazione. A raffreddare ulteriormente l'entusiasmo c'è poi il solito blocco tedesco che vede in ogni ulteriore accomodamento un (per nulla concreto) ritorno all'inflazione weimariana.

È comunque possibile che una simile decisione venga presa ugualmente, anche se non per gli effetti teoricamente positivi sul credito, bensì per quelli che avrebbe sul cambio: è bastato infatti il rumor dei tassi negativi per mettere KO l'euro, dopo che le notizie provenienti dagli Stati Uniti avevano contribuito ad indebolire ancora il dollaro. La moneta unica si perde terreno nei confronti del biglietto verde e intorno alla chiusura dei mercati cash europei si ritrova sui minimi di giornata, sugli 1,3450 dollari.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59196/20131120/tassi-depositi-negativi-bce-politica-monetaria-non-convenzionale.htm

 

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