La Svizzera boccia il referendum sui salari equi per i manager

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La Svizzera ha deciso di rifiutare la proposta di mettere un tetto agli stipendi dei dirigenti d'azienda, che avrebbero dovuto, secondo le intenzioni dei proponenti, limitare il proprio salario al massimo a dodici volte quello del dipendente meno pagato.

  

Il referendum intendeva mettersi sulla scia di quello approvato in marzo quando i cittadini svizzeri decisero di dare maggiori poteri all'assemblea degli azionisti sui benefit per i manager, in particolare per evitare l'erogazione di buonuscite esagerate.

Questa volta però i cittadini elvetici hanno deciso di respingere l'idea con il 65,3 per cento dei voti, grossomodo la stessa percentuale e approvò il referendum di marzo: evidentemente gli abitanti della Confederazione hanno ritenuto una simile idea troppo radicale per un paese tradizionalmente promotore del business nonché residenza di cinque dei venti amministratori delegati di più pagati d'Europa.

È mancata inoltre l'onda dello scandalo che invece si ebbe per il precedente referendum: proprio nei giorni in cui si stava svolgendo la campagna elettorale destò particolare clamore la buonuscita del presidente di Novartis Daniel Vasella, cui era stato proposto un assegno da 70 milioni di euro spalmati su sei anni per impedirgli di essere assunto da un'azienda concorrente. Vasella fu costretto a rinunciare, ma comunque ottenne circa 4 milioni di euro per gli ultimi sei mesi di lavoro nonché un contratto di consulenza triennale da 15mila euro per ogni giorno di lavoro con un minimo di 150mila euro l'anno.

Il referendum, secondo i promotori, avrebbe dovuto contribuire a migliorare l'eguaglianza in un paese che comunque risulta essere fra i più uguali secondo l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: imporre un limite al salario che è possibile erogare ad un top manager inoltre potrebbe rendere maggiormente difficile per le imprese assumere dirigenti di talento, i quali potrebbero decidere di andare presso un concorrente straniero in un paese dove non vi è un tetto, rischiando quindi di deprimere la competitività delle imprese svizzere.

Un tetto agli stipendi inoltre significa anche deprimere le entrate della Confederazione: elevati stipendi infatti significa anche imposte sul reddito più elevate, senza contare il pericolo che aziende meno competitive finiscano per generare meno reddito imponibile se non addirittura per chiudere schiacciate dalla concorrenza straniera.

Il tema dell'uguaglianza e degli stipendi d'oro resta comunque di attualità non solo in Svizzera, ma anche in altri paesi europei, compresa l'Italia, dove il sistema fiscale, per quanto complessivamente oppressivo, contribuisce a ridurre di moltissimo la diseguaglianza, portando il coefficiente di Gini, secondo l'Ocse, dallo 0,503 prima di tasse e trasferimenti (peggiore paese dell'organizzazione) a 0,319.

L'utilizzo della leva fiscale risulta essere ancora uno dei mezzi per rendere un paese più giusto senza però imporre eccessive restrizioni all'autonomia dei privati: un altro mezzo molto più ragionevole che un tetto agli stipendi arbitrario è invece un aumento dei poteri di controllo dei azionisti sulle retribuzioni dei manager, nonché il rafforzamento delle politiche di say on pay per aumentare la trasparenza sulle retribuzioni sia dirette e indirette per migliorare l'informazione verso gli azionisti e le autorità di controllo e promuovere la bocciatura di quelle che non rispecchiano l'effettiva creazione di valore da parte dei dirigenti.

Come è di attualità in questi giorni in Italia per via di una norma nella legge di stabilità che prevede la rimozione forzata dei dirigenti che non pongono rimedio a prolungati bilanci chiusi in perdita, specie nelle società pubbliche lo stipendio dei dirigenti è spesso elevatissimo anche in società perennemente vestite di rosso.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59375/20131124/svizzera-tetto-stipendi-manager.htm

 

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