Banche contro la Fed: faremo pagare ai clienti il taglio del tasso di deposito

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Tapering, non tapering e non solo. Le alte sfere della Federal Reserve continuano a tenere tutti con il fiato sospeso: se da un lato è 'certa' la prossima fine di quel piano di stimoli da $85 miliardi al mese, dall'altra sono al vaglio tutta una serie di 'manovrine' d'accompagno per correggere alcuni aspetti di un'economia che non procede come Bernanke e la Yellen vorrebbero.

  

Ecco allora che tra le pieghe dei piani da attuare sarebbe spuntata fuori l'ipotesi di un taglio del tasso di interesse per i depositi presto l'istituto centrale. La risposta degli interessati, ovviamente, non si è fatta affatto attendere: le banche, titolari dei $2 400 miliardi presso la Fed, sono pronte a dare battaglia. Non solo, perché la minaccia avrebbe ripercussioni ben più estese e - nello specifico - i 'danni collaterali' verrebbero pagati da imprese e famiglie sui loro depositi. La logica è lineare: ogni eventuale futuro costo che la Fed imputerà alle banche verrà totalmente traslato in avanti ai consumatori 'finali' dei servizi bancari. Si prospetterebbe, nello specifico, un paradossale scenario in cui non solo i depositi in banca non rendono praticamente nulla ma, addirittura, costano.

I dirigenti di due delle prime cinque banche statunitensi non hanno affatto nascosto le loro intenzioni: alla base del ragionamento c'è, secondo loro, una semplice logica matematica. Accogliere i depositi, infatti, ha un 'costo' per le banche per via del premio da pagare al governo nell'ambito del piano di 'assicurazione' a livello nazionale. Se a questo esiguo margine di profitto, provano a spiegare i banchieri, si aggiunge ora la mossa sui depositi presso la Fed, ecco che risulta 'indispensabile' traslare sui clienti questi nuovi costi. Ma non finisce qui, perché altri banchieri insistono ed arrivano a dire che l'eventuale mossa della Fed avrebbe risvolti (ovviamente negativi) anche sul sistema finanziario in toto.

Anche qui, a sentire la loro arringa, il motivo è puramente logico: le banche, ora come ora, non sono restie a fare prestiti ma - più semplicemente - è la domanda che è, letteralmente, assente. Ecco allora che un taglio ai tassi di deposito presso la Fed non farebbe "iniziare i presti all'improvviso (...) il pericolo è che le banche vengano spinte verso asset più rischiosi, alla ricerca di [sufficienti] rendimenti".

Una mossa troppo azzardata, dunque, che non è stata considerata tra le 'papabili' nel passato per questi ovvi motivi: questo il sunto del pensiero dei banchieri. La sensazione, ovviamente, è che non tutto sia così nero come dipinto dai diretti interessati e che i margini di profitto ora esistenti permetterebbero, tranquillamente, di ammortizzare questo nuovo diktat della Fed senza dover essere costretti alla rivalsa sui clienti finali. Non solo: come spiega l'analista Richard Gilhooly, TD Securities, alla fine "[la manovra] incrementerebbe anche i profitti della Fed in virtù dei minori interessi da pagare alle banche":

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59385/20131125/usa-fed-tasso-depositi-taglio-banche-clienti-prestiti.htm

 

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