Altri 44 miliardi di euro di prestiti a rischio per le banche italiane, secondo Societe Generale

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Secondo gli analisti della banca francese Société Générale le banche italiane dovranno considerare altri 44 miliardi di euro di linee di credito come non performing loans, ovvero prestiti che potrebbero non essere restituiti dai debitori per via delle difficoltà ancora crescenti relative alla crisi economica.

  

Per Société Générale i prestiti dubbi sono cresciuti più velocemente di quanto previsto e questo potrebbe costringere gli istituti di credito a mettere in conto un maggiore cuscinetto di capitale per tenere in corretta considerazione il rischio di nuove perdite. Secondo l'analista Carlo Tommaselli è necessaria una svalutazione del portafoglio dei non performing loans del 40 per cento, il che avrebbe come conseguenza la necessità di coprire un deficit di capitale nell'ordine di 19 miliardi di euro.

Questo scenario estremamente negativo potrebbe comunque essere gestibile, secondo Tommaselli: le banche potrebbero approfittare di buffer aggiuntivi per ridurre tale deficit di capitale, nonché utilizzare alcune garanzie per ridurre le necessità di denaro fresco e riportare gli indici di solidità a livelli non di allarme. Per quanto il conto sia salato, insomma, le banche sembrano avere gli strumenti per evitare di esserne schiacciate.

Nel giro di un anno i non performing loans al mese di settembre sono saliti dal 5,9 per cento al 7,5 per cento in rapporto alla totale dei prestiti concessi: si tratta del livello più alto dal novembre 1999, per un totale di sofferenze di oltre 140 miliardi di euro.

La crisi economica si è rivelata più lunga del previsto, per questo sono aumentate  oltre le attese le difficoltà delle aziende nel restituire le linee di credito: le difficoltà dei datori di lavoro si sono ovviamente riversate sulle famiglie come è facilmente intuibile dall'aumento del tasso di disoccupazione. Il venir meno dei redditi da lavoro ha inevitabilmente ridotto la capacità dei debitori di onorare di impegni con gli istituti di credito i quali a loro volta hanno dovuto gestire con maggiore prudenza le nuove erogazioni.

A questi problemi si è poi aggiunta la richiesta da parte delle autorità di aumentare la solidità patrimoniale delle banche, le quali hanno quindi dovuto dirottare buona parte dei propri fondi verso investimenti più sicuri, lasciando a secco soprattutto le piccole e medie imprese, che sono responsabili di tre quarti dei posti di lavoro in Europa.

Non si riesce dunque a rompere il circolo vizioso del credit crunch: perchè vi sia una ripresa e infatti necessario che venga riattivato il circuito del credito ma le banche proprio perché non riescono a vedere una vera ripresa preferiscono essere molto prudenti nel concedere nuove veline ai privati facendo quindi venire leggende voli speranze di crescita economica. Proprio per questo motivo la Banca centrale europea sta studiando misure non convenzionali per costringere le banche a pompare sangue nella debole economia europea.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59424/20131125/prestiti-rischio-banche-italiane-societe-general.htm

 

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