MPS in guerra, Profumo: ricapitalizzazione indispensabile, l'alternativa è nazionalizzare

E-mail Stampa PDF

In quel di Rocca Salimbeni è in atto una vera e propria lotta intestina tra la Fondazione ed il resto dei soci. La prima, con in mano il 34,74% della banca, è in profonda difficoltà finanziaria e, così, l'aumento di capitale (AdC) in vista lo percepisce come un vero e proprio ammutinamento. Sotto il fardello dei 350 milioni di euro da rendere a 12 banche creditrici, non può decisamente permettersi la partecipazione all'AdC e vedrebbe così inesorabilmente diluire la sua partecipazione. L'intento, mai troppo celato, è quello di vendere una quota delle azioni (meglio ancora se tutto il pacchetto) a qualche partner per uscire 'vittoriosa' dal marasma attuale. Una strategia che, tuttavia, richiede tempo: lo stesso che la convocazione dell'Assemblea dei soci per il 27 dicembre ed il conseguente probabile AdC a gennaio tendono a togliere. Uno scontro ideologico, dunque, con profonde radici 'concrete'.

  

L'altra metà della luna, però, è 'abitata' da Alessandro Profumo & Co. che vuole a tutti i costi cogliere la congiuntura favorevole per l'aumento di capitale del Monte dei Paschi. Il 'no' alla richiesta di maggior tempo da parte della Fondazione, pur risultando secco, avrebbe più di una ragionevole motivazione. Come prima cosa, spiega lo stesso Profumo, sussistono delle scadenze non scelte internamente al Monte dei Paschi ma che giungono direttamente dall'Europa: "Vorrei dire con grande chiarezza che i tempi non li dettiamo noi: il termine del 31 dicembre 2014 è imposto dall'Ue". Persistono, poi, diversi motivi per non 'temporeggiare', "più ci si avvicina alla data, più diventa difficile ricapitalizzare".

Partendo semplicemente dal lato pecuniario, infatti, ricapitalizzando a gennaio si andrebbe a risparmiare tra i 100 ed i 150 milioni di euro "di interessi rispetto a giugno" sui Monti Bond, non poco per una Banca che sta imparando a gestire anche la più piccola delle spese da affrontare. Ma non solo: il 2014 sarà, infatti, ricco di ricapitalizzazioni di altre banche ed il rischio che quella del Monte dei Paschi di Siena passi in 'secondo piano' non è escludibile a priori. Il quadro previsto per l'anno prossimo, insomma, sarebbe volto ad una "fortissima volatilità" mentre "oggi il clima appare favorevole, non sappiamo se lo sarà ancora gennaio, men che meno a giugno. Aggiungiamo i rischi di peggioramento della politica italiana e i riflessi sullo spread Btp" ed il gioco è fatto.

Non si può non ricapitalizzare quanto prima: il sostanziale passaggio dai €2,5 agli attuali 3 miliardi di euro di AdC, infatti, servirà anche a pagare la prima 'cedola' dei Monti Bond. "Senza ricapitalizzare per ripagare i Monti bond la nazionalizzazione è certa" e tale scenario, c'è da starne certi, non sarebbe favorevole al Monte dei Paschi. E' sempre Profumo, infatti, a spiegare come "il Tesoro in quell'ipotesi s'è impegnato a rivendere la banca entro cinque anni". Ma chi comprerebbe in toto il Mps? "Sarebbe impossibile rimettere sul mercato il 100%" e questo porterebbe, allora, ad un unico - nefasto - scenario: "sarebbe inglobata o fatta a pezzi da altri (...) il prezzo di Borsa tenderebbe verso lo zero, e tutti gli azionisti, Fondazione compresa, avrebbero danni drammatici". 

Il titolo, intanto, si gode una momentanea quiete dopo la tempesta: a Piazza Affari, dopo il caos della precedente seduta, la flessione è solamente dello 0,05% sui 0,1839 euro per azione.

Il futuro (prossimo) della banca, insomma, sembra già bello che segnato. Sarà da valutare se le rimostranze della Fondazione avranno un seguito o se la stessa, obtorto collo, accetterà quello che sembra essere il naturale corso degli eventi.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59487/20131127/monte-de-paschi-di-siena-aumento-capitale-mps-fondazione-profumo-assemblea-cda-monti-bond-cedola.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili