Bitcoin, successo effimero? Intanto la speculazione galoppa oltre i 1000 dollari

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La 'vita' del Bitcoin entra in una nuova fase. Quella valuta elettronica, nata solo pochi anni fa (2009), ha definitivamente rotto gli indugi oltrepassando la soglia dei mille dollari statunitensi. Una soglia psicologica importante, un 'traguardo storico' per i fan della valuta. Una fase due che, però, rende ancora più importante un più preciso inquadramento del fenomeno.

  

Bitcoin si mostra al mondo come una cryptovaluta decentralizzata: nessun ancoraggio ad alcuna istituzione centrale, totale assenza di un qualsivoglia valore intrinseco e (quindi) massima libertà di fluttuare come meglio crede. Una libertà che ha, potenzialmente, alti costi: la volatilità della moneta digitale è così in piena balia di un sistema (informatico) di certo non immune a potenziali attacchi, di un mercato (fortemente sviluppato negli Stati Uniti ed in Cina) che detta il bello ed il cattivo tempo e di un sottile 'filo fiduciario' che potrebbe cedere al primo scossone. Al centro di molti studi delle Banche centrali (e di un master all'Università di Nicosia, che ha accettato la moneta come mezzo di pagamento per le rette), Bitcoin sembra poter passare alla storia più come l'antesignano delle valute elettroniche che come 'la cryptovaluta definitiva'.

L'alta volatilità, data la 'forma' del castello di carte costruito, sarà sempre una caratteristica intrinseca del Bitcoin: il cambio con il dollaro che passa, in meno di 24 ore, dai 950 dollari ai 914 e poi ancora dai 1094 ai 1032 dollari (sul Mt.Gox) è il miglior riassunto di quanto sottolineato fino ad ora. Fautori e detrattori abbondano in ogni contesto: 'valuta del popolo' per molti, ennesima bolla pronta a scoppiare per altri. Jim Angel, professore alla Georgetown University, la paragona ad un gioco online: "E' come un gioco Massively Multiplayer Online [MMO] (...) se intuisci dove andrà la folla domani puoi mettere su un divertente gioco d'azzardo". Una definizione, quella del professore, che decisamente mal si concilia con l'aspetto che dovrebbe avere una qualsivoglia forma di moneta che duri 'nel tempo'. "Come riserva di valore - continua il professore - oscilla decisamente troppo e come alternativa al tradizionale sistema di pagamenti ha un'agguerrita concorrenza (...) C'è anche un enorme rischio tecnologico (...) basta un 'attacco informatico' e «puff» [il valore] scende a zero".

La intrinseca libertà strutturale della moneta, il suo voler essere 'a qualsiasi costo' fuori dagli schemi attuali della finanza, è e sarà sempre il suo tallone d'Achille. La formula, per ora 'vincente', di questa moneta digitale non ha margini di miglioramento: impossibile inquadrarla in un qualsiasi quadro normativo, impossibile assoggettarla a qualsivoglia forma di 'assicurazione', impossibile porre un freno a quella cornucopia mondiale che continua, incessantemente, a generare nuovi Bitcoin (e questo mina, più di tutti, la plausibile 'tenuta' della valuta nel lungo periodo su livelli stabili).

Il Bitcoin, insomma, è in totale balia della speculazione con i regolatori, tanto americani quanto cinesi, che hanno recentemente fatto sapere di osservare la situazione con interesse: la cryptovaluta è per loro un interessante esperimento e, ugualmente, lo sarà tanto la sua (ipotetica) consacrazione come valuta alternativa quanto un suo eventuale crollo che ne cancellerà l'esistenza finanziaria.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59533/20131128/bitcoin-dollaro-cambio-valuta-elettronica-crollo-rischi-volatilita.htm

 

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