IMU 2013, ma quale abolizione: governo e banche la faranno pagare in carissime rate

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Mentre buona parte del paese stappava lo champagne e mentre un'altra parte urlava al colpo di stato per via della decadenza di Berlusconi, il Consiglio dei ministri approvava l'ennesimo scippo ai danni del paese distratto, abolendo definitivamente (peraltro solo in parte) l'Imu sulle prime case ed introducendo nel frattempo nuovi e più fantasiosi modi per farla pagare alla collettività senza farsi scoprire.

  

Secondo il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni saranno le banche a coprire i circa due miliardi che verranno a mancare per via della promessa elettorale di Silvio Berlusconi ed Angelino Alfano, e questa è la verità, ma solo fino a Capodanno.

A partire dal 2014 infatti le banche cominceranno a rifarsi con gli interessi: tanto per cominciare con la rivalutazione delle quote della Banca d'Italia le banche si assicurano che il possibile e probabile riacquisto futuro di tali quote da parte dello Stato permetterà loro di incassare molto di più rispetto a quanto sarebbe accaduto se lo Stato avesse tralasciato le stupide pratiche messe in atto dalle banche per iscrivere a bilancio le quote di Palazzo Koch in loro possesso, ed avesse semplicemente restituito loro quanto dato nel 1936, vale a dire un miliardo o poco più, tenendo conto dell'inflazione.

Invece no. Le banche, già abbastanza disastrate dalla crisi finanziaria degli ultimi anni, hanno preferito creare denaro di carta per abbellire i propri bilanci: Banca Carige, ad esempio, si è appropriata (solo sulla carta) anche dei redditi da signoraggio che sono (e devono rimanere) dello Stato, iscrivendo nei propri bilanci la quota in suo possesso ad oltre 70.000 euro ad azione, e valutando quindi la banca oltre 20 miliardi. Assurdo, ma grazie alla fame di quattrini del Tesoro causata dall'abolizione dell'IMU, le banche potranno assicurarsi comunque più soldi di quanto avrebbero effettivamente dovuto ricevere.

Ma non è finita qui: lo statuto della Banca d'Italia prevede che possano essere distribuiti dividendi fino al 10 per cento del capitale, cui si aggiungono altre remunerazioni collegate alle riserve. Attualmente alle banche vengono distribuiti i dividendi fino a circa 15.000 euro per quanto riguarda il capitale ed una cinquantina di milioni grazie alle riserve: con la rivalutazione del capitale i dividendi distribuibili arriveranno fino a 750 milioni di euro (facilmente aumentabili a 800 milioni).

Si tratta di denaro che fino ad oggi viene trasferito nelle casse dello Stato ovvero alla comunità, e che da domani finirà in casse private: se grazie a questa manovra le banche dovranno pagare imposte aggiuntive per circa due miliardi nel 2013 basteranno pochi anni per rifarsi del sacrificio, dopodiché sarà tutto guadagno.

Verrà poi il momento in cui bisognerà salvaguardare l'italianità della Banca d'Italia: arriverà infatti l'ora in cui a qualche banca, disastrata dalla malagestione e dalle influenze dei partiti come spesso avvenuto nel corso degli anni, converrà vendere le quote della Banca d'Italia pur di fare cassa, e non potranno intervenire "campioni nazionali", vuoi perché sono già al limite legale del 5 per cento oppure perché non hanno semplicemente i quattrini per acquistarle. Si può facilmente immaginare un futuro in cui una banca italiana tenterà di vendere le quote a Goldman Sachs (più probabilmente ad altre banche europee), dando così agli stranieri voce capitolo sulle nomine della banca centrale italiana.

Ciò costringerebbe lo Stato ad intervenire in qualche modo (siamo intervenuti con 4 miliardi delle tasse degli italiani per salvare una strabollita Alitalia, figuriamoci se in questa classe dirigente populista non emergerà il desiderio di salvare l'oro della Patria custodito nei forzieri di Bankitalia, e sciocchezze simili), e quel modo sarà usare i soldi dei cittadini per acquistare quelle quote.

Non è fantasia, ma quanto comunicato dal Consiglio dei ministri: sarà eventualmente la Banca d'Italia ad «acquistare temporaneamente le quote di partecipazione in possesso di altri soggetti, utilizzando i soldi che sarebbero dovuti essere versati nelle casse dello Stato». Intesa ed Unicredit possiedono insieme oltre il 50 per cento di Banca d'Italia e se (come probabile) non riusciranno a trovare abbastanza compratori, sarà lo stesso palazzo Koch ad acquistarle con i soldi dei cittadini.

Insomma le banche pagano sì l'abolizione dell'Imu sulla prima casa per l'anno in corso, ma si tratta solo di un prestito che il cittadino italiano pagherà in comode rate a partire dal prossimo anno. E non è neppure da escludersi che un'imposta sulle prime case non faccia ritorno nel prossimo futuro.

Si tratta di un furto che passerà abilmente sotto silenzio grazie al frastuono generato dai tappi delle bottiglie delle grandi occasioni e dai lamenti luttuosi causati dalla decadenza da senatore della Repubblica di un uomo che al Senato non si era comunque mai visto (esclusa una volta su 1775), e con la complicità dei grandi giornali, che hanno già relegato la notizia nelle parti basse delle loro home page.

Purtroppo o per fortuna quanto resta da spolpare è relativamente poco e anche se le cose dovessero andare meglio del previsto si tratterebbe di prolungare l'agonia di qualche anno. Prima o poi i conti andranno pagati, e sarà il cittadino che ancora pagherà le tasse ad aprire il portafogli per onorare la fattura che la Ragione presenterà.

Twitter dell'autore: @ToobyTweet

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59555/20131128/imu-2013-abolizione-governo-banche-quote-bankitalia.htm

 

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