Abolizione Imu, non sarà per tutti: mini-stangata in 873 comuni. Sindaci in rivolta

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Doveva essere l'abolizione di una tassa iniqua, che metteva in ginocchio il Paese e i contribuenti tutti. E nemmeno un euro sarebbe dovuto uscire dalle tasche degli italiani: parola di Berlusconi, Alfano, Brunetta e di qualunque altro 'urlatore' ex Pdl. Peccato che poi, nella realtà dei fatti, non sia così. L'abolizione, o presunta tale (leggi qui), della seconda rata dell'imposta sulla casa introdotta dal governo Monti (votata da Pd e Pdl) è arrivata mercoledì, in seguito all'approvazione del Consiglio dei ministri.

  

Così, mentre molti cittadini si schieravano tra festeggiamenti o lutti al braccio in seguito alla decadenza da senatore di Berlusconi, alcuni avranno cominciato a 'sorridere' per l'addio all'Imu, cambiando però in fretta espressione una volta scoperto il 'retroscena'. Ad essere colpiti, a meno che non si trovino altre soluzioni, saranno gli abitanti degli 873 comuni d'Italia che hanno deciso di alzare l'aliquota Imu (rispetto allo standard dello 0,4%) per fare un po' di 'cassa' in più, tra cui anche Milano, Bologna e Napoli. Teoricamente i costi dell'abolizione sarebbero dovuti ricadere sulle spalle del governo, ma la mancanza di coperture per le molte città che hanno innalzato l'aliquota ha fatto si che il mancato gettito conseguente venga suddiviso al 50%, tra Stato e cittadini.

E molte amministrazioni comunali, ovviamente, sono già sul piede di guerra: "il Governo faccia rapidamente chiarezza sulla seconda rata dell'Imu 2013 e onori gli impegni assunti con i contribuenti e i Comuni italiani - ha detto Piero Fassino, sindaco di Torino e presidente dell'Anci -. I sindaci hanno dimostrato ampiamente responsabilità e spirito propositivo, ma non si può abusare della loro pazienza  e tanto meno si può abusare della pazienza dei cittadini".

Ma quanto costa questo 'regalo' post-natalizio (il saldo dovrà avvenire entro il prossimo 16 gennaio) confezionato dal governo? Come già specificato i casi sono molti, ma tra i più significativi e rilevanti c'è sicuramente quello di Milano, dove la giunta Pisapia ha deciso un incremento dallo 0,4 allo 0,6% dell'aliquota, 'mossa' che avrebbe dovuto garantire alle casse di Palazzo Marino un ulteriore gettito di 110 milioni di euro. Cifra che in seguito all'abolizione, a causa della copertura fifty-fifty tra Stato e comune, peserà sulle spalle dei cittadini per 55 milioni di euro e per una spesa media di 73 euro. Certo, sicuramente meno dei 292 euro di media versati nel 2012, ma comunque un risvolto che non piace. Altri casi simili a quello milanese sono Bologna (costo medio 40 euro), Genova (31 euro) e Napoli (38 euro). In media, secondo uno studio condotto dalla Uil, a livello nazionale ci sarà una 'stangata' da 42 euro per i residenti nei comuni che hanno alzato l'aliquota.

"Diversamente dalle aspettative non c'è la propagandata esenzione totale" ha spiegato Guglielmo Loy, segretario confederale del sindacato, che sottolineando l'arrivo delle scadenze per i saldi Imu, Tares e per l'acconto della Iuc (tra metà dicembre e metà gennaio) chiede più chiarezza: "sul fisco locale servono certezze perché con cambi di nome, di regole di scadenze, oltre che ad aumentare il peso fiscale, si disorientano i contribuenti". Durissimo con il provvedimento del governo il sindaco di Bologna Virginio Merola, che ha bollato il recupero del gettito mancante sui cittadini come "una beffa per i comuni", rincarando la dose quando accusa il governo e Letta: "non hanno accolto la richiesta di un incontro preliminare da parte dei Comuni - spiega -. Si è scelta una soluzione che scarica su cittadini e sindaci il costo della mancata copertura integrale della seconda rata imu. Così l'Imu sulla prima casa non è abolita e i cittadini  pagheranno".

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59567/20131128/imu-abolizione-rata-aliquota-comuni-stangata-governo.htm

 

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