Alitalia, aumento di capitale: mancano 38,5 milioni per avere ossigeno fino a marzo

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Alitalia completa la prima fase del suo aumento di capitale: il vettore italiano, attualmente in lotta per la sua sopravvivenza a seguito della dissoluzione del suo capitale sociale, ha reso noto che fino ad ora sono stati incassati 173 milioni di euro fra azionisti e banche (Intesa Sanpaolo e Unicredit). Aggiungendo i 75 milioni di Poste Italiane l'operazione raggiunge quindi la soglia minima di validità posta a 240 milioni. L'obiettivo finale era 300 milioni di euro, ma i giochi non si sono ancora conclusi.

  

C'è tempo infatti fino al 31 dicembre per rilevare il cosiddetto inoptato, ovvero le quote dell'aumento di capitale che non sono state sottoscritte da alcuni dei soci, in particolare Air France: come noto Poste Italiane provvederà alla sottoscrizione di 75 milioni di euro di inoptato, e secondo le indicazioni ricevute ed emanate dalla stessa società dovrebbero ospitare le condizioni affinché l'aumento di capitale in parola sia interamente collocato e sottoscritto. In sostanza le riserve relative all'inoptato avrebbero superato l'importo ancora da coprire.

In precedenza Alitalia aveva reso noto che erano stati incassati 130 milioni di euro, per metà provenienti dai soci (Atlantia ed Intesa Sanpaolo con 26 milioni ciascuna, e Immsi, società di Roberto Colaninno, con 13 milioni) e per metà da Unicredit e Intesa, che sono disposte a garantirne altri 35 milioni pur di non rischiare di perdere quanto già investito negli ultimi anni. Ulteriori sei milioni erano giunti dal socio Maccagnani tramite Macca srl, a suo tempo fornitore di armi del Ministero della Difesa,  mentre a poche ore dalla confusione erano poi giunte le adesioni di Pirelli 7,5 milioni di euro e Gavio 4 milioni. Altri piccoli soci come Aura Holding di Maurizio Traglio (gioiellerie marchio Vhernier e la scuderia Tecnosport, già imbottigliatore Coca-Cola) e Ottobre 2008, società controllata da Intesa, hanno invece versato altri 4 milioni di euro.

Il totale è 261,5 milioni di euro, ovvero nei prossimi giorni andranno racimolati 38,5 milioni di euro per arrivare alla quota di 300 milioni che dovrebbe garantire la sopravvivenza della società fino a marzo. Stando a quanto dichiarato dalla società e dall'amministratore delegato di Poste Italiane Massimo Sarmi, si può guardare con ottimismo alla chiusura positiva dell'aumento di capitale, anche se i tentativi di tirare nuovamente in ballo Air France, che a seguito dell'aumento dovrebbe diluirsi dal 25 al 7 per cento del capitale, lasciano un sapore amaro: Sarmi infatti ha affermato che non è escluso un ritorno di interesse francese verso la compagnia aerea italiana, che lascia presagire la possibilità (o forse la speranza) che la quota mancante possa essere sottoscritta dai francesi.

L'intervento del governo italiano, che controlla al 100 per cento Poste Italiane attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze, dovrebbe dunque riuscire a dare un po' di respiro all'ex compagnia di bandiera, trattata per decenni in modo fallimentare da parte della politica e poi privatizzata a persone non in grado di risollevare le sorti, rifiutando l'offerta di acquisizione di Air France e accollando sui cittadini italiani oltre 4 miliardi di euro di pendenze della bad company; un ulteriore "aiuto di Stato" dovrebbe giungere dalla Regione Lazio, nel tentativo di mantenere in vita l'aeroporto di Fiumicino, attraverso il taglio di almeno il 30 per cento della tassa Iresa (un'imposta regionale sulle emissioni sonore approvata la scorsa primavera fra le proteste delle compagnie aeree poiché esorbitante rispetto a quanto deciso da altre regioni e dunque sospettata di essere un mero espediente per far cassa), e che attualmente vale 56 milioni all'anno per il complesso delle compagnie operanti in Regione.

Come detto, si tratta di risorse necessarie per sperare di arrivare in primavera: l'auspicio è che per allora si sia trovato un partner internazionale con cui allearsi e che il nuovo piano industriale dia qualche tipo di soddisfazione, a cominciare dal fatto che Alitalia dovrà decidere se ha la volontà e le risorse per essere un vettore internazionale oppure essere un vettore "ancella" di un altro compagno più grande.

È comunque lecito dubitare che gli ultimi sviluppi saranno sufficienti a mantenere gli investimenti sugli aeroporti italiani, poiché, anche se l'intervento di Poste Italiane sarà giudicato legittimo e non un aiuto di Stato non dovuto, resterà l'effetto distorsivo sul mercato che potrebbe allontanare gli investitori da un mercato, quello italiano, dove la competizione (e dunque l'efficienza) è continuamente annacquata. Il processo di provincializzazione dell'Italia non sembra essere reversibile.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59570/20131128/alitalia-aumento-capitale-air-france.htm

 

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