IMU, continua il caos: a pagare l'abolizione sarà chi prima non la pagava

E-mail Stampa PDF

Continua a generare caos la questione relativa all'abolizione dell'Imu sulla prima casa: i problemi riguardano sia la seconda rata recentemente cancellata in modo molto discusso e discutibile, sia la prima rata che sembrava essere ormai un ricordo.

  

Per quanto riguarda la seconda i Centri di assistenza fiscale lanciano l'allarme ingorgo fiscale per la parte che dovrà essere dovuta nel mese di gennaio: non tutta la seconda rata è stata infatti cancellata, poiché la parte che eccede l'aliquota standard del 4 per mille dovrà comunque essere corrisposta in oltre 2.300 comuni che hanno deciso di aumentarla. I cittadini milanesi, ad esempio, dovranno corrispondere una mini Imu pari al 2 per mille mentre i Romani dovranno pagare l'uno per mille (o almeno una parte): l'elenco dei comuni i cui abitanti dovranno comunque pagare l'imposta nonostante la sua teorica abolizione potrebbe comunque allungarsi per via degli aumenti dell'ultimo minuto.

Il decreto pubblicato venerdì sulla Gazzetta Ufficiale prevede un'operazione da quasi 2,2 miliardi di euro che copre sinora il mancato gettito relativo all'aliquota standard più il 60 per cento dell'eventuale maggiorazione: il resto, data la cortissima coperta a disposizione di Saccomanni, dovrà essere coperto attingendo ai portafogli dei cittadini.

Non è però finita qui: emergono dubbi anche per quanto riguarda l'abolizione della prima rata. Nel caso in cui non dovesse arrivare nelle casse dello Stato quanto previsto, la copertura del mancato gettito arriverà dall'attivazione delle famigerate clausole di salvaguardia, che traducendo in linguaggio da comuni mortali significa più tasse per tutti.

Come ampiamente previsto su queste pagine l'abolizione dell'Imu verrà pagata in altro modo, nel caso particolare aumentando gli acconti Ires e Irap per le imprese e innalzando le accise su gas, elettricità e bevande alcoliche.

A queste rapine si aggiunge poi la questione Bankitalia, già abbondantemente descritta in un articolo precedente, che prevede in cambio di un "prestito" sui generis delle banche, un aumento potenzialmente in perpetuo dei dividendi che le banche percepiscono grazie alla loro partecipazione alla capitale della Banca d'Italia. Si tratta di un aumento dagli attuali 50 milioni di euro in media all'anno fino a potenzialmente 800 milioni, che fino ad ora sono stati trasferiti nelle casse del Tesoro ovvero alla comunità, ai cittadini. Checché ne dicano i complottisti, la grande maggioranza del reddito prodotto da Palazzo Koch finisce nelle casse comuni e non ai privati (almeno sino ad ora).

Insomma l'Imu, come denunciato da mesi da chi non si è lasciato ubriacare dalla demagogia di certe parti della politica, non è un imposta semplice da abolire, poiché crea buchi nei bilanci che andranno coperti con altre tasse. Non va poi dimenticato che la sua cancellazione è principalmente un regalo a chi può abbondantemente permettersi di pagarla: metà delle famiglie italiane già nulla doveva al fisco, mentre l'altra metà pagava in media circa 200 euro e la maggior parte del gettito proveniva da famiglie nella maggioranza dei casi piuttosto abbienti.

Come spesso accade si tratta di un pasticcio che verrà pagato dalla classe media e da quella bassa per favorire pochi con minori problemi economici, come i paladini parlamentari dell'abolizione dell'Imu, il cui stipendio mensile è diverse volte superiore a quelle del cittadino medio, che presto si ritroverà a pagare l'Imu altrui per vie traverse.

Forse sarebbe il caso di reintrodurre l'Imu con i correttivi necessari variamente proposti sin dalla sua introduzione per farla pagare a chi più ha ed evitare aumenti del carico fiscale per via indiretta ai soliti tartassati senza santi in paradiso.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59656/20131130/imu-caos-abolizione-bankitalia.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili