L'Italia e le banche: sono €6 i miliardi di crediti deteriorati che piacciono all'estero

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Il mercato dei crediti deteriorati sta assumendo, giocoforza con la crisi, un ruolo via via sempre più di primo piano nel sistema bancario italiano. L'Associazione bancaria italiana (Abi) ha recentemente divulgato alcuni numeri di questo fenomeno in costante crescita: le sofferenze in essere sono arrivate all'impressionante totale di 144 miliardi di euro mentre le meno 'problematiche' sub-performing sono pressoché al doppio di tale cifra.

  

Un 'problema' per le banche italiane che potrebbe 'facilmente' trasformarsi in una opportunità. Come? Molto semplicemente i Non performing loans (Npl), i crediti deteriorati delle nostre banche, stanno letteralmente facendo gola agli investitori esteri. La ragione, ovviamente, è puramente speculativa: 'comprare' il pacchetto problematico a prezzo di saldo e garantirsi probabili ritorni vedi prossimi ai 20 punti percentuali. Dall'altro lato della barricata troviamo le banche che non disdegnerebbero, di certo, il ricevere liquidi subito in cambio della cessione di una parte delle sofferenze. Il punto di incontro tra le parti, ovviamente, sarà dettato dal 'tasso di sconto' da applicare per chiudere la trattativa.

Le cessioni porterebbero, ovviamente, ad una probabile perdita derivante dalla cessione ed è proprio per questo che un labor limae a livello normativo potrebbe semplificare il tutto. Dalla semplice semplificazione delle lungaggini burocratiche alla procedura di ammortizzazione (da allungare) delle perdite in questo contesto: diversi sono gli spunti sui quali intervenire per oliare gli ingranaggi di questa macchina.

Ma chi sono i protagonisti di questa storia? Tra le banche nostrane non poteva non figurare il Monte dei Paschi di Siena. Rocca Salimbeni, inizialmente partita con l'intento di liberarsi di Npl per circa 4 miliardi di euro, sarebbe ora pronta a contrattarne la metà con l'americana Fortress. Di circa un miliardo di euro, invece, si tratterebbe per il tira e molla tra il Banco Popolare ed un pool di interessati: voci di corridoio parlano di un assai probabile coinvolgimento del colosso Deutsche Bank. Sempre Fortress, questa volta insieme a Goldman Sachs, starebbe puntando anche ai 700 milioni di crediti problematici del Banco Popolare di Vicenza. "I big esteri comprano portafogli per avere ritorni finanziari dal recupero del credito tramite servicers specializzati - racconta Riccardo Serrini, Ad di Prelios Credit Servicing - In questi portafogli c'è un po' di tutto: sofferenze che vanno dai piccoli crediti ipotecari o chirografari ai grandi finanziamenti concessi a società o a progetti immobiliari". Per i big nostrani, invece, notizie divergenti: mentre tutto tace per Intesa Sanpaolo, per Unicredit si parla di un forte interessamento da parte del gruppo a stelle e strisce Blackstone. Tirando le somme, quindi, potrebbe esser 'smossa' una cifra decisamente vicina ai 6 miliardi di euro.

La speranza, per i cittadini italiani, è sempre l'ultima a morire: anche se cresce la sfiducia (e conseguentemente cala la domanda di nuovi prestiti) si continua a confidare nel fatto che almeno parte di questa nuova mini-ondata di liquidità possa aiutare - un minimo - il finanziamento di nuovi progetti validi tra le società. Si spera, insomma, che qualche cosa cambi in positivo nel rapporto banche-cittadini e banche-imprese: confidano tutti che questi nuovi, probabili, sei miliardi di liquidità non finiscano - as usual - nel solo acquisto di titoli di Stato.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59705/20131202/italia-banche-prestiti-imprese-cittadini-non-performing-loans-sofferenze-investitori-esteri-monte-de.htm

 

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