Debito, Rehn ammonisce l'Italia delle 'belle promesse': non state rispettando i patti

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L'Europa ci osserva, occhi fissi sulle manovre dell'esecutivo e massima attenzione alla sostanza dei numeri. E' un guardare 'interessato', un misto tra scetticismo e curiosità, il cui punto focale è rappresentato dal binomio 'soglia del deficit - riduzione del debito'. L'aria che si respira tende costantemente al pesante, ad ogni periodo di 'pausa' segue uno di alta tensione. C'è poi una figura, in questo scenario, che funge da 'ambasciatore' tra le parti: si tratta di Olli Rehn. Il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, recentemente intervistato da la Repubblica, spiega cosa funziona e cosa non nel contesto italiano.

  

C'è del 'buono' in quanto è stato sino ad ora fatto nel Bel Paese, l'Europa - a mezzo Rehn - ci riconosce dei meriti: "[Prendo nota] delle buone intenzioni del governo italiano su privatizzazioni e spending review". Attenzione, però, perché ogni singola parola del Commissario Ue è stata a lungo ponderata: quanto di positivo osservato fino ad ora, infatti, resta nel campo delle 'intenzioni'. Come a sottolineare che quanto a proclami siamo sulla buona strada ma è ora di concretizzare quella linea d'azione fino ad ora solo annunciata. Qualche passo concreto è stato di certo compiuto e a riconoscercelo è lo stesso Rehn: "Per quanto riguarda il deficit l'Italia è in linea, anche se di poco, con il criterio del 3% e questo ha consentito al Paese di uscire dalla procedura per deficit eccessivo, [il] che è importante per la sua credibilità sui mercati finanziari".

La 'lista' di quanto di buono fatto, tuttavia, finisce qui e lascia spazio al monito del Commissario. L'Italia, come gli altri membri, "deve rispettare un certo ritmo di riduzione del debito". Un fardello, questo che ci portiamo, accumulato dalle precedenti generazioni e che oggi, nell'ottica europea, è necessario ridurre. E' d'obbligo, quindi, lavorare su due fronti: preso atto del 'buon' lavoro sul deficit, per essere promossi si deve agire anche sul debito e l'Italia "non lo sta facendo".

Il monito di Olli Rehn tocca un nervo scoperto, palesa una linea d'azione italiana ancora insufficiente: per figurare nella metà della lavagna 'dei buoni', ci spiega il Commissario Ue, "lo sforzo di aggiustamento strutturale avrebbe dovuto essere pari a mezzo punto del Pil e invece è solo dello 0,1%. Ed è per questo motivo che l'Italia (...) non potrà invocare la clausola di flessibilità per gli investimenti". A più e più riprese è stato sottolineato come lo spazio per muoversi, nell'attuale configurazione dei conti italiani, fosse esiguo. La 'coperta è corta', ed ora lo ribadisce anche Rehn: "l'Italia non ha margini di manovra".

In ballo, insomma, c'è decisamente molto. Quelle 'buone intenzioni' del governo, alla luce di quanto detto fino ad ora, saranno fondamentali o, per meglio dire, sarà fondamentale il riuscire ad implementarle e non collocarle nel sacchetto delle tante promesse vane. Il quadro dalle fosche tinte del Commissario Ue, tuttavia, è volutamente tale: "lo scetticismo è un valore profondamente europeo e io ho il preciso dovere di restare scettico, fino a prova del contrario. In particolare per quanto riguarda i proventi delle privatizzazioni e i loro effetti sul bilancio del 2014".

Il 2013 intanto è arrivato agli sgoccioli e attendiamo tutti in nuovo anno a braccia aperte. Solo il tempo dirà se 'ci' siamo impegnati a sufficienza nel mantenere le promesse fatte.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59749/20131203/olli-rehn-italia-governo-letta-spending-review-privatizzazioni-europa-2014-debito-riduzione.htm

 

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