L'Italia, la crisi del credito e quei €51 miliardi andati perduti

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Il sistema creditizio italiano sullo sfondo, le banche da una parte e le imprese dall'altra: al centro di questo scenario si consuma uno degli aspetti più preoccupanti di questa lunga crisi. Un numero, tanto per cominciare: 32 miliardi di euro. Una data ed un luogo: settembre 2013, Italia. Il 'chi' già lo abbiamo anticipato, sono le banche e le imprese nostrane. Cosa si cela dietro quella cifra è presto detto: sono i miliardi di euro in nuovi prestiti che sono finiti nel nulla, mangiati dalla crisi che alimenta sé stessa.

  

Se nel settembre 2008 il giro d'affari legato ai prestiti per le imprese arrivava a quota €62 miliardi, infatti, a distanza di cinque anni la stessa voce registra un desolante numero: il totale arriva appena a 30. Ma non solo, c'è di peggio. Basta infatti cambiare il time-frame, basta avere il 'coraggio' di confrontare i primi nove mesi, sempre di quel 2008, con quelli del nostro 2013. Gli aggiornamenti di Bankitalia, allora, diventano una cosa per 'cuori forti': €356 miliardi contro gli attuali 305, ben 51 miliardi di euro rimasti intrappolati in quel buco nero economico meglio noto come Credit Crunch.

La crisi che attanaglia, incubi che prendono la forma di 40 nuovi fallimenti ogni giorno, produzione industriale che latita, clienti che 'risparmiano': questi sono gli elementi che più pesano dal lato delle imprese. Paure che si condensano in una totale incertezza per il domani e che si concretizzano in una domanda (vista dall'altro lato della barricata) che è sempre più debole.

Voglia di liquidità, necessità di gestire i crediti in sofferenza (sopra quota €100 miliardi ad ottobre contro i 25,6 del 2008; su questo tema si legga pure "L'Italia e le banche: sono €6 i miliardi di crediti deteriorati che piacciono all'estero"), margini di profitto che sono sempre più un'incognita e così via: queste le motivazioni 'plausibili' alla base del razionamento del credito operato dalle banche italiane che compongono l'altra meta della 'mela'. Le nuove erogazioni di credito poste in essere dalle banche non solo non raggiungono i livelli del passato ma nemmeno garantiscono il mantenimento dello stock attuale. I valore dei prestiti in scadenza, quindi, non viene pareggiato da una simmetrica posta in bilancio: se alla fine del 2011 i finanziamenti alle società (non finanziarie) erano a quota 900 miliardi di euro, oggi la stessa cifra fatica a raggiungere gli €829 miliardi. Costruzioni, servizi, attività industriali: la stretta creditizia colpisce tutti in maniera quasi omogenea, -14,17% è la percentuale a due anni.

Il sistema è al collasso e le distorsioni che lo hanno messo in ginocchio sono ancora tutte presenti, tutte a fare il proprio 'dovere' alimentando la fiamma della crisi del credito italiano. La panacea a tutti i mali non esiste, necessariamente più di un 'fattore positivo' dovrà palesarsi. Il capitolo delle Bce come supervisore unico del settore bancario europeo, con annessi test e controlli durante il 2014, potrebbe essere un giusto stimolo - se sfruttato a dovere - a tal proposito. L'altra grande medicina, la fiducia, è poi la più difficile di tutte da trovare e, per questa, bisogna semplicemente dare tempo al tempo.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59753/20131203/italia-stretta-credito-banche-erogazione-credit-crunch-prestiti-crisi-sofferenze.htm

 

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