Quando la città è in bancarotta: Detroit triste 'record', ecco il via libera del giudice federale

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Gli Stati Uniti, uno dei più grandi centri nevralgici della finanza mondiale, continuano a fornirci spunti di riflessione. Dalle bolle speculative al "Too Big to Fail", passando per la miccia dei mutui subprime, molti sono stati gli 'errori' del mondo a stelle e strisce che ci hanno fatto fermare un istante a pensare. Molti avranno sicuramente sentito parlare del Chapter 11 della legge fallimentare statunitense che ha permesso, più di una volta, la ristrutturazione di alcune imprese in grave dissesto finanziario. Meno persone, probabilmente, saranno invece al corrente del contenuto del c.d. Chapter 9 ed il caso di Detroit, questa volta, ci torna allora funzionale.

  

Il fatto: Steven Rhodes, giudice federale degli Stati Uniti, ha ufficialmente sentenziato che la città di Detroit potrà avvalersi dell'undicesimo titolo del Chapter 9 della legge fallimentare statunitense. L'avallo è così una forte risposta a sindacati e fondi pensione che, lecitamente, temono di rimanere profondamente danneggiati nello sviluppo del nuovo piano finanziario per la diciottesima più grande città degli Stati Uniti. Il Chapter 9, infatti, opera proprio nella direzione delle ristrutturazioni dei debiti delle municipalità statunitensi agendo in 'tutela' del richiedente. Detroit è una città stanca, soffocata da un debito che è ormai arrivato a 18 miliardi di dollari, e che sta sperimentando un'impennata della criminalità a discapito, ovviamente, della qualità della vita. Settecentomila abitati contro i 2 milioni degli anni '50, disoccupazione sopra il 18,6%, interi quartieri fatti di edifici completamente abbandonati: senza la bancarotta, ha motivato il giudice Rhodes, Detroit non potrà che continuare a cadere lungo quel rovinoso percorso che l'ha portata fin qui oggi.

Kevin Orr, il curatore fallimentare che avrà l'arduo compito di far riemergere la disastrata Detroit, prova a vedere il canonico bicchiere come mezzo pieno: "Un chiaro programma e un nuovo inizio ci darà la possibilità di rialzarci, come città, dal tremendo peso del nostro debito". La procedura non sarà un lotta senza quartiere con i creditori, sarà all'insegna della collaborazione: il rimettere in sesto la città - secondo la visione di Orr - è un lavoro da compiere insieme; dovrà essere una unione di intenti che porti ad una situazione 'migliore' per tutti. "Siamo felici di iniziare a lavorare al più presto a fianco di tutti i nostri creditori, fondi pensione e sindacati per raggiungere un accordo consensuale sul piano di ristrutturazione che tenga conto dei bisogni reali di 700.000 cittadini di Detroit".

La sentenza del giudice Rhodes, insomma, sancisce l'inizio di una nuova 'era' per Detroit: il via libera ai legali incaricati della stesura del nuovo piano per la copertura dei debiti è stato lo sparo ufficiale cha ha sancito la partenza. Non sarà, come lecito sperare, una gara 'tutti contro tutti' ma assumerà (o tenterà di farlo) il volto di una staffetta con tutte le parti interessate dedite a 'darsi una mano'. Il debito da 18 miliardi di euro, la criminalità, l'attuale assenza di servizi basilari sono tutti componenti che gravano sul 'testimone' da passarsi tra i corridori. Alternativa non vi è: Detroit risorgerà solamente con la collaborazione di tutte le parti. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59801/20131204/detroit-bancarotta-chapter-9-ristrutturazione-debito-orr-rhodes-usa.htm

 

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