Economia in balia delle Banche centrali: Fed-Tapering e Bce-LTRO, ecco cosa ci prospetta il futuro

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La scena economica mondiale, in questa fine del 2013, è decisamente segnata dalle manovre delle Banche centrali. Dalla Federal Reserve alla Banca centrale europea, dalla Bank of Japan a tutte le altre istituzioni centrali: caratterizzate da momenti economici diversi, tutti i mercati risultano fortemente influenzati dalle loro mosse. Volenti o nolenti, questo 'spicchio di crisi' lega il suo nervosismo nei mercati a quanto accade nelle stanze dei bottoni presiedute dal Bernanke o dal Draghi di turno.

  

Stati Uniti - In quel di Washington gli attuali sono momenti di pura frenesia. L'economia statunitense è drogata da quel Quantitative Easing numero tre che agisce sul mercato a mani basse. Prossimi all'anniversario, (nel dicembre 2012 il Fomc ampliò la portata del Q.E. da 40 agli attuali 85 miliardi di dollari al mese), il chiacchierato Tapering è palesemente diventato un atto tanto necessario quanto 'poco voluto' (esiste un filone di pensiero, a tal proposito, che punta ad un Q.E. in versione 'perpetua') da Bernanke e compagni. Eppure il tapering 's'ha da fare' e allora ecco che è ritornata il grande stile l'importanza delle pubblicazioni dei dati macroeconomici. L'economia deve mostrare chiari segni di crescita sostenibile: questo il messaggio 'tampone' perpetrato fino ad ora per rimandare l'inizio della riduzione del piano di stimoli. Detto fatto: l'economia statunitense cresce forte nel terzo trimestre di questo anno e archivia un +3.6% su base annua che polverizza il precedente dato (+2,8%) e spiazza tutte le previsioni fatte (+3,0-3,1%). I freschi dati del "Bureau of Economic Analysis" fanno oscillare la terra sotto i piedi di Mr. Bernanke. A completare l'opera, poi, potrebbero arrivare 'buone nuove' entro breve con gli aggiornamenti sul tasso di disoccupazione. Ormai lontani dal quel 7,6% registrato lo scorso giugno, le previsioni per novembre parlano di un plausibile 7,3%. Considerate le 'soprese' che ci ha riservato il dato sul Pil, qualora l'occupazione negli Usa battesse le previsioni alla Fed non avrebbero più alcun solido appiglio per continuare a rimandare l'ineluttabile destino del Quantitative Easing. Ecco allora che la data 'preferita' per questo grande passo, fino ad ora prevista per il marzo 2014, potrebbe addirittura essere anticipata alla prossima riunione del Fomc del 17 e 18 dicembre. L'ultimo consiglio del Federal open market commitee per questo 2013 e l'ultimo per Ben Bernanke che lascerà poi il posto alla Yellen. Potrebbe accadere, così, che il congedo di Bernanke si risolva in una grande novità per l'economia statunitense.

 

Europa - Ancora delusi dal 'nulla di fatto' del post-Consiglio Bce, in Europa rimangono ancora tutti guardinghi. Draghi ha lasciato i tassi di interesse immutati dopo il taglio a sorpresa del mese scorso, chi si aspettava 'nuove mosse' già da quest'ultima riunione si è ritrovato, quindi, con un pugno di mosche. La 'forward guidance' della Bce, tuttavia, prevede questo basso livello dei tassi ancora per molto tempo e, cosa non da poco, non esclude plausibili nuovi ritocchi (al ribasso) nel prossimo futuro. Lo spettro della deflazione europea, secondo i piani alti della Bce, resta ancora tale: si tratterà - al più - di livelli modesti di inflazione (e la Bce, intanto, taglia le stime 2014 all'1,1% dal precedente 1,3%). "Potremmo avere - ha spiegato Draghi - un periodo prolungato di bassa inflazione, seguito da un movimento di rialzo graduale verso una tasso inferiore ma prossimo al 2%". La conferma dei tassi, al momento, lascia il c.d. corridoio in uno spazio di ¾ di punto percentuale (con il tasso sui prestiti marginali allo 0,75 e quello sui depositi overnight allo 0%). L'economia, nonostante le 'belle promesse', continua a tentennare ed il fatto stesso che sia Draghi a parlare di un output "previsto in lento miglioramento" per il 2014-2015 mette d'accordo tutti gli analisti: la Bce dovrà fare la sua mossa, impossibile sopravvivere ai prossimi due anni con un atteggiamento 'attendista'. Ed è proprio così che impazzano le ipotesi. Una formula all'americana, con un Quantitative Easing in salsa europea, non è ritenuta probabile: troppo differente il 'modus operandi' della Bce da quello della Fed. Anche i tassi, dopo l'ultima sforbiciata, vengono visti in sostanziale stasi, dagli analisti, almeno fino al luglio 2015 (depositi compresi). Eppure tutti concordano che i primi mesi del 2014 saranno segnati da un nuovo intervento di politica monetaria ed ecco, allora, che la mente corre subito ai piani LTRO. Due, al momento, sono le massicce operazioni poste in essere per un totale di circa 1.040 miliardi di euro destinati ad 800 banche europee. Liquidità confluita nelle banche (da ripagare a tre anni all'1%) ma che veramente poco ha fatto per l'economia reale. Preso atto dell'impossibilità della Banca centrale di porsi come 'prestatore di ultima istanza' comprando titoli di stato sul mercato primario, le banche europee hanno sfruttato l'occasione e messo in tasca discreti rendimenti: il risultato finale ha sì portato ad un abbattimento dei differenziali ma, al contempo, non ha aiutato 'per niente' la traballante economia reale (239 miliardi dei totali 1.040 sono arrivati alle banche italiane ma di tale somma il credito nostrano non sembra averne avuto sentore). Ecco allora che un nuovo piano Ltro (o il rinnovo del precedente) per il 2014, con la stessa formulazione dei primi due, non tornerebbe affatto utile. Se realmente si vuole aiutare l'erogazione del credito ad imprese e famiglie e quindi, per via indiretta, la ripresa dell'economia, sarà necessario modificare questi piani Ltro. Sarà opportuno, magari, ancorare la concessione di tale liquidità in virtù dei prestiti concessi. Un 'gioco' che tenderebbe all'efficienza paretiana: le banche continuerebbero a guadagnarci, famiglie ed imprese tornerebbero a respirare, le aspettative si farebbero meno funeree e così via fino a quel risultato finale, tanto agognato, che vede il Pil che torna a crescere. Uno schema decisamente simile a quanto detto fino ad ora già esiste e la Bank of England lo porta avanti dalla metà 2012 (Fls - Funding for lending Scheme) con un risultato finale che recita +1,5% per il Pil 2013.

Caveat: uno strumento in stile Fls è decisamente potente e, come sempre in questi casi, un suo astuto uso è tanto consigliato quanto necessario. In Gran Bretagna, ad esempio, lo schema strizzava forse un pochino troppo l'occhio al comparto del mercato immobiliare. Il risultato (un forte aumento dei prezzi delle abitazioni nei maggiori centri) potrebbe sfociare in una pericolosa bolla. Ecco allora che, anche alla BoE, si comincia a parlare di Tapering per interrompere, sul nascere, ogni deriva non voluta. La Bce potrebbe quindi prendere appunti e, forte delle esperienze altrui, bilanciare al meglio il prossimo intervento di politica monetaria.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/59908/20131206/banche-centrali-fed-tapering-europa-bce-bank-of-england-ltro-fls-tassi-interesse.htm

 

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