Giappone in standby, Pil rallenta: gli investimenti si fermano in attesa dei nuovi piani di stimolo

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La corsa del Giappone rallenta e, se possibile, lo fa nel peggiore dei momenti possibili. Partiamo dai dati puri: le statistiche sulla crescita del Pil nel terzo trimestre, in quel di Tokyo, non sono affatto piaciute agli attori dell'economia nipponica. I dati sono risultati ben diversi dalle stime del governo: se lo scorso novembre si parlava di una crescita (annualizzata) da 1,9 punti percentuali, quel 'misero' +1,1% ora rilevato appare così piuttosto deludente. La crescita trimestrale, precedentemente al +0,5%, è scesa fino a tre decimi di punto.

  

Cosa succede al Giappone? Il timore più grande, che aleggia nella mente di tutti gli interessati, è che quel 'big spurt' innescato dal massiccio piano di stimoli giapponese (l'Abenomics) si sia già sgonfiato. Aleggia la paura che gli effetti (positivi) di quanto messo in atto dal premier Shinzo Abe stiano già perdendo potere. Dopo il boom iniziale, insomma, il mondo economico giapponese ha già metabolizzato (e parzialmente inibito) la politica di stimoli di Abe? Più di un analista osserva che, effettivamente, dopo le grandi reazioni nell'immediato dell'Abenomics, (con il crollo dello yen che ha trascinato le esportazioni e l'azionariato giapponese che ha abbondantemente brindato), ha fatto seguito un periodo di 'sospetta' calma dalla scorsa estate. Se l'economia è cresciuta ad un ritmo (YoY) del 4,5% fino a marzo 2013 e poi del 3,6% fino a giugno, gli ultimi mesi dell'anno mostrano un andamento decisamente diverso. Se la crescita della prima frazione di 2013 faceva ben sperare (con tassi di crescita superiori a tutte le altre economie del Gruppo dei 7), la seconda parte è stata terreno fertile per il tarlo del dubbio.

Gli analisti spiegano che il calo è guidato da un improvviso "calo" di fiducia da parte delle imprese. Una sorta di pausa riflessiva presa dalle industrie in materia di investimenti: i "capital investment" non sono cresciuti affatto in questo trimestre, ben distanti da quel +0,7% previsto. Sebbene il 'business sentiment' sia ai massimi da tre anni per il manifatturiero e a quello da sei anni per i servizi, la momentanea 'pausa' sottolinea, ancora una volta, la fragilità della ripresa nipponica. Il tutto assume quasi l'aspetto di una 'quiete' indotta dalle imprese che già fiutano l'odore di nuovi interventi del governo. Il riferimento, allora, potrebbe essere palese: la nuova scintilla sarà l'aumento delle tasse sui consumi del prossimo aprile (e le conseguenti manovre 'correttive' di Mr. Abe). Una mossa programmata, quest'ultima, ma che rischia seriamente di compromettere l'equilibrio dell'economia ed è proprio per questo motivo che il premier starebbe pensando ad un nuovo pacchetto di stimoli da almeno 48 miliardi di dollari. Le tasse ad aprile, poi, potrebbero avere un effetto 'positivo' nell'immediato: secondo gli economisti, tra gli ultimi mesi del 2013 ed i primi del 2014, assisteremo ad un sostanziale aumento della spesa dei consumatori in beni durevoli di importo 'medio-elevato'. Dalla spesa per l'elettrodomestico a quella più consistente, magari per una macchina, saranno in molti a sfruttare l'incentivo dell'acquisto 'pre-aumento tasse'.

Le imprese aspettano per poi investire, i consumatori spendono per poi 'risparmiare': queste sono le due facce di quella stessa medaglia che è ora l'economia giapponese. Shinzo Abe, che a più riprese ha mostrato di non amare il 'basso profilo' negli interventi, dovrà ora saper fronteggiare questo asincrono attendismo dei due 'gruppi' chiave a sostegno dell'economia. Per il Giappone economico, insomma, siamo all'alba dell'ennesima sfida.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60015/20131209/giappone-pil-crescita-stime-aumento-tasse-consumi-imprese-investimenti-piano-stimoli-abe.htm

 

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