Rifondazione Alitalia: comincia la 'lotta' con i sindacati mentre arriva un nuovo socio

E-mail Stampa PDF

Ennesima settimana 'decisiva' per il futuro di Alitalia. Il percorso fatto fino ad ora dal vettore italiano è stato un susseguirsi di bivi: piano 'stand-alone' o meno, Air France-Klm sì o no, russi o non russi, Poste italiane o Ferrovie dello Stato. Tra molti rumors e qualche fatto concreto l'evoluzione della claudicante compagnia aerea è andata avanti con la sua rivoluzione (piano industriale e aumento di capitale) fino a questi giorni. Comincia ora, infatti, uno dei momenti più delicati dell'intera vicenda: la presentazione del piano industriale ai sindacati dei lavoratori.

  

Gli interessi delle parti, seppur alla fine idealmente convergenti, partono da punti decisamente distanti fra loro. E' tempo di spending review in casa Alitalia e l'Ad Gabriele del Torchio è l'uomo che, insieme alla Boston Consulting, ha segnato la strada da seguire. In estrema sintesi, insomma, i costi del vettore italiano dovranno scendere di un buon 20-25%: cosa affatto non semplice che diventa un'impresa 'ardua' quando andiamo a considerare dove (su chi) graveranno maggiormente i costi del 'risanamento'. I dipendenti, giocoforza, saranno infatti al centro dell'ennesima 'rivoluzione' di Alitalia. Esuberi (2mila), tagli agli stipendi, mancato rinnovamento di contratti a termine (si parla di mille contratti circa): i fattori sui quali del Torchio intende mettere mano sono decisamente tanti e questo, conseguentemente, si trasformerà in un lungo braccio di ferro con i sindacati. Capitolo decurtazioni: Alitalia farà scendere la ghigliottina, così dicono i rumors, su gli stipendi lordi superiori ai 40mila euro. Non solo: scomparirà completamente la voce 'benefit' dalle buste paga dei dirigenti del vettore. Rimane, poi, l'argomento più spinoso da trattare con i sindacati: i contratti di solidarietà. Circa 1 500 dipendenti dovranno rientrare in questo scenario: diminuire le ore di lavoro pur di mantenere l'impiego, questo è lil destino che - obtorto collo - in molti dovranno accettare. Il tavolo delle trattative, insomma, sta per aprirsi e nessun indizio prelude a facili accordi.

Sul fronte dell'Aumento di Capitale (AdC), poi, si continuano a racimolare denari aspettando di toccare quella tanto agognata soglia dei 225 milioni di euro che sbloccherà l'intervento di Poste italiane. Lo scorso sabato, a tal proposito, è arrivata la prima adesione di un 'non socio': per mezzo della società Odissea, infatti, Antonio Percassi (patron dell'Atalanta) è pronto ad investire un importo prossimo ai 15 milioni di euro. "Ho pensato - spiega Percassi - fosse una buona opportunità e anche un modo per sostenere il nostro Paese con la sua più importante infrastruttura in un momento di difficoltà generale che verrà presto superata". Mancano così 38,5 milioni di euro per far entrare in scena Poste italiane e, voci di corridoio, parlano dell'Immsi di Roberto Colaninno decisa ad investire ben oltre gli 8 milioni di euro ancora mancanti per il completamento della propria quota.

Il tempo stringe, gli investitori - alla spicciola - arrivano, le contrattazioni con i sindacati iniziano: sembra sempre la medesima storia che si ripete ma, in cuor nostro, questa volta speriamo in un esito finale decisamente diverso che riesca, magari, a ridare lustro alla povera Alitalia (ed ai suoi lavoratori).

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60023/20131209/alitalia-spending-review-esuberi-contratti-solidarieta-dipendenti-alitalia-aumento-capitale-percassi.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili