General Motors non è più "Government Motors": il Tesoro americano esce di scena dall'azionariato della casa automobilistica

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General Motors si libera del Governo e "mette fine ad un importante capitolo della storia americana". Così ha commentato il segretario Jack Lew l'annuncio della vendita delle rimanenti azioni detenute dal Tesoro nella casa automobilistica di Detroit, acquistate dopo l'impegno del Governo a stelle e strisce di salvare la casa. L'uscita di scena del Tesoro, oltre a porre fine all'intenso coinvolgimento del Paese nel settore delle quattro ruote, fa anche decadere il soprannome "Government Motors" che la casa automobilistica si era guadagnata a seguito del salvataggio pubblico.

  

Dall'investimento iniziale, pari a 49,5 miliardi di dollari, con cui aveva ottenuto 912 milioni di azioni di GM, il Tesoro ne avrebbe recuperati 39 miliardi, affrontando così una perdita di 10,5 miliardi, la più grande su un salvataggio durante l'ultima crisi finanziaria, la peggiore dopo la Grande Depressione degli anni '30. Nonostante la perdita, per il Presidente Barack Obama si tratta comunque di un successo. Il salvataggio infatti avrebbe consentito di mettere a riparo un milione di posti di lavoro, di crearne 370 mila e di fermare il collasso dell'industria automobilistica americana.  A tal proposito Lew ha precisato che l'investimento in GM non era stato fatto per generare profitti, bensì creare le basi alla stabilizzazione del settore delle auto, prevenendo così una seconda Grande Depressione.

L'uscita da General Motors, assieme al miglioramento del mercato del lavoro e all'accelerazione del Prodotto Interno Lordo statunitense, sono segnali più che positivi, che lasciano presagire che oramai la strada della guarigione dalla malattia chiamata crisi sembrerebbe essere stata ben avviata. In tale direzione, nuovi segnali potrebbero giungere dalla riunione della FED prevista per i prossimi 17 e 18 dicembre, in cui si discuterà della riduzione del piano di acquisto di asset, anche se secondo gli analisti, il freno al programma da 85 miliardi di dollari mensili potrebbe essere annunciato dalla FED nel  primo trimestre del 2014 al fine di poter fare più indicazioni possibili.   

Obama non può che non essere soddisfatto dell'operazione appena conclusa. Il Presidente ha spiegato, infatti, che tutte e tre le case automobilistiche (General Motors, Chrysler e Ford) sono ora "abbastanza forti da poter camminare con le loro gambe. Sono redditizie per la prima volta in quasi dieci anni", ricordando che "quando ho assunto l'incarico, l'industria automobilistica era sull'orlo del collasso. Due delle tre case automobilistiche, GM e Chrysler, erano sull'orlo del fallimento. Nel mezzo della peggiore recessione dalla Grande Depressione [...] ho rifiutato di girare le spalle ai lavoratori americani e ad un'industria icona. Ma in cambio del salvataggio con i soldi dei contribuenti, abbiamo chiesto a GM e Chrysler responsabilità e risultati".

Per Obama, dunque, la scommessa sulla resistenza e sul duro lavoro ha ripagato. "L'industria dell'auto americana è tornata. Per i lavoratori del settore e le comunità che dipendono da questo, la strada è lunga e difficile, ma si è trattato di una strada che abbiamo percorso insieme", ha aggiunto.

E così, mentre da un lato General Motors e Chrysler sono tornate a macinare utili, dall'altro chi ha ripagato le conseguenze della crisi finanziaria è stato il distretto di Detroit, la capitale dell'auto mondiale per la quale, giorni fa, è stato dato il via libera alla bancarotta, la maggiore della storia americana. 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60090/20131210/general-motors-tesoro-usa-vendita-azioni-casa-automobilistica.htm

 

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