Unione bancaria: Germania e Francia vogliono imporre il loro piano tra piccoli progressi e una nuova riunione Ecofin

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Giorni di grandi trattative in quel di Bruxelles. E' l'Europa che scrive una nuova, importantissima, pagina del suo futuro; il titolo del nuovo capitolo è ormai cosa nota: l'unione bancaria. L'obiettivo dichiarato non è facile da raggiungere e questo, vista l'eterogeneità delle posizioni nell'Ue, era cosa che tutti ci aspettavamo. L'ultima tornata di contrattazioni, tuttavia, sembra voler far trapelare un cauto ottimismo, un 'buon' presentimento.

  

La conclusa riunione dei 28 ministri delle Finanze dell'Unione europea non è stata, come largamente anticipato, risolutiva. Discussioni protratte fino alla mezzanotte che, se non hanno portato ad un punto d'incontro definitivo le diverse visioni delle parti, di certo sono riuscite nell'intento di smussare alcuni spigoli di questa vexata quaestio. C'è una nuova data: i ministri, infatti, si sono dati nuovamente appuntamento per il prossimo 18 dicembre per cercare di finalizzare l'accordo sul meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie. I pilastri della nascente unione sono pressoché noti: dalla supervisione unica sul sistema bancario allo schema comune di garanzia dei depositi passando, ovviamente, per il disegno comunitario di risoluzione delle crisi bancarie. Se per il capitolo della vigilanza l'Europarlamento ha già sentenziato (con la Bce nella veste di controllore dal prossimo ottobre 2014), i punti salienti di cui sopra saranno complementari (nonché indispensabili) nella buona riuscita dell'intero piano dell' "unione bancaria". 

Parlando di scadenze, quella a maggio 2014 dell'attuale Parlamento europeo è la più pressante. L'intento comune è quello decidere quanto più possibile, di comune accordo, prima del fatidico gong. Nel post Ecofin, a tal proposito, sono uscite due tipologie di dichiarazioni: una più prudente e 'posata', come era lecito aspettarsi, ed una dal taglio decisamente più ottimista. Il commissario al mercato interno Barnier, infatti, è rimasto piuttosto abbottonato sullo stato di avanzamento dei lavori: "l tema è complesso. È normale se abbiamo bisogno di un'altra riunione (...) Una importante parte del cammino è stata effettuata. Ma non siamo alla fine del cammino". Quello che non ci si aspettava è 'chi', invece, vede questa volta il fatidico bicchiere come mezzo pieno: sono la Francia e la Germania. Quest'ultima, ultimamente sempre più nazione da 'convincere' che Stato propositivo, non ha nascosto tutto il suo 'ottimismo'. Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco, si è lasciato andare a dichiarazioni quali "molti passi avanti [sono stati compiuti]": non poco, considerando l'usuale approccio del tedesco. Pierre Moscovici, collega francese di Schaeuble, è sulla stessa linea: parla anche lui di "progressi decisivi" e di una generale "grande avanzata" nella stesura del piano con, addirittura, già un "accordo generale".

Sentita una campana, quella ottimista franco-tedesca, si passa alle altre e la musica 'cambia'. Il nostro Saccomanni apre le danze: l'accordo generale di cui sopra diventa, all'improvviso, un semplice "accordo sugli elementi essenziali" con "parecchio lavoro sul piano giuridico" ancora da fare. Una divergenza di opinioni, insomma, non trascurabile vista la spasmodica attività di contrattazione tra le parti. Cosa rende, dunque, così positivi francesi e tedeschi? Presto detto: il piano messo sul tavolo è - semplicemente - il loro, difficile per la 'strana coppia' non essere d'accordo questa volta.

I rappresentanti spagnoli non ne fanno di certo un segreto: "l testo sul tavolo è un compromesso presentato da Parigi e Berlino. È normale che Francia e Germania siano fiduciose". Lo stesso Moscovici, per un istante, ha raccontato le cose per come realmente stanno, confermando che "la riunione del 18 sarà lunga". Chiude il presidente di turno dell'Ecofin, Rimantas Sadzius, che spiega come "vi sono principi che devono essere chiariti. Abbiamo un quadro entro il quale trovare un compromesso legale la settimana prossima". 

Il meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie, insomma, è ancora distante dalla sua definitiva forma. Si discute, come è lecito che sia, principalmente sul 'chi' avrà l'ultima parola sulle banche in crisi e sul 'come' verrà poi distribuito il costo finale del fallimento. Per la prima domanda, il 'chi', la Commissione Barroso si era proposta come candidata, raccogliendo un discreto consenso tra le parti. Ovviamente, tra questi consensi, manca la Germania che teme il perenne rischio di dover subire 'decisioni' che non condivide. La proposta tedesca, quindi, avrebbe rilanciato con una sorta di commissione mista: autorità nazionali e rappresentanti europei (magari dell'Ecofin) che dovrebbero decidere all'unanimità (garantendo, dunque, un pericoloso potere di veto alle parti). La Bce, in odore del suo nuovo compito di supervisione, attende fiduciosa ma impaziente: senza un accordo in materia, tutto il resto del piano generale risulta profondamente incompleto.

Il passo da compiere è decisamente importante e proprio per questo ogni singola decisione dovrà essere 'contrattata' a lungo tra le parti. Resta comunque sempre valida la via 'veloce': per concludere tutto in tempi brevi, volendo, basterà 'semplicemente' dare carta bianca ai tedeschi ed accettare, senza opporre resistenza, le loro regole. Solo così facendo, allora, è possibile sposare fin da oggi quello sfrenato ottimismo di Moscovici e Schaeuble.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60118/20131211/ue-unione-bancaria-ecofin-riunione-ministri-saccomanni-schaeuble-moscovici-bce.htm

 

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