Grecia, la disoccupazione non vuole saperne di scendere: ma Atene ha una nuova, pericolosa, carta da giocare

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Nonostante tutto la disoccupazione in Grecia continua a non volerne sapere di scendere: secondo l'istituto di Statistica nazionale Elstat il tasso di disoccupazione nel mese di settembre è salito al 27,4 cento rispetto al 27,3 per cento del mese precedente.

  

L'istituto cerca tuttavia di vedere il bicchiere mezzo pieno, ricordando che dal record del mese di maggio, quando il tasso raggiunse il 27,5 per cento, il mercato del lavoro sta mostrando segnali di stabilizzazione: è qualcosa, a meno di smentite future, ma resta comunque non molto se si considera che il Paese è nel suo sesto anno di recessione consecutivo, nonostante continui a seguire le prescrizioni della Troika, sotto la cui austera tutela si trova sin dal 2010. Va comunque ricordato che il mercato del lavoro si muove più lentamente rispetto all'economia, per cui saranno necessari nuovi mesi prima di capire se si tratta di un embrionale tentativo di inversione di tendenza.

Negli ultimi anni la Grecia è evidentemente riuscita a mettere i conti in ordine, anche se a caro prezzo, considerando anche che il paese è ormai da mesi in deflazione, segnale di un'economia depressa. I negoziati con la Troika per la prossima fase del salvataggio si muovono intanto a rilento per via di una situazione politica che sta mutando in vista delle prossime elezioni europee.

Una volta raggiunto un surplus primario, ovvero un avanzo di bilancio prima del pagamento degli interessi sul debito, la Grecia sembra avere qualche carta in più da giocare per rinegoziare gli accordi con l'Unione Europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale: il nodo fondamentale è il debito pubblico, che continua ad essere impostato in una traiettoria giudicata insoddisfacente dai creditori e che probabilmente richiederà un ulteriore taglio del suo valore per riportarlo a valori maggiormente sostenibili nei tempi previsti.

L'apertura è stata fatta in primo luogo dal Fondo monetario internazionale (purché non riguardi i suoi crediti), ma i creditori europei, in primo luogo la Germania, non vogliono saperne. Il coltello però sembra essere dalla parte greca del manico, poiché essendo i creditori praticamente tutti esteri e non avendo un disavanzo primario da finanziare (ovvero le entrate coprono abbondantemente le spese prima di tener conto degli interessi sul debito) Atene potrebbe essere tentata di tagliare unilateralmente il suo debito pubblico senza creare particolari problemi nel breve periodo ai propri cittadini.

In un periodo di tempo più lungo però i problemi potrebbero farsi sentire, in primo luogo per quanto riguarda la permanenza della Grecia nella moneta unica; in secondo luogo tra i creditori che verrebbero colpiti da questo default vi sarebbero anche i Paesi in difficoltà tra cui l'Italia che di conseguenza vedrebbero i propri conti peggiorare, facendo risplendere, maggiorata, la crisi europea che colpire inevitabilmente anche la Grecia.

Si tratta di una possibilità che è stata già ventilata in particolare dall'opposizione della sinistra greca in particolare SYRIZA, ma che è stata velatamente posta sul tavolo anche da ambienti governativi nel tentativo di smussare le posizioni della Troika. Le trattative sono attualmente molto fredde e saranno molto difficili, anche perché si incroceranno con delle elezioni europee che si preannunciano molto interessanti per via della crescita dei partiti euroscettici che, grazie alla crisi, trovano molto spazio per dare la colpa a Bruxelles e raccattare i voti di una popolazione sempre più stanca, anche se in molti casi, tra cui l'Italia, i problemi sono principalmente entro i confini nazionali.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60156/20131211/grecia-disoccupazione-default-elezioni.htm

 

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