Google Tax: un'altra genialata di una politica inetta a spese del contribuente

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L'inettitudine e l'ignoranza della politica italiana rischiano ancora una volta di dare un duro colpo all'economia dello stivale: l'approvazione della cosiddetta Google tax presenta infatti numerosi punti oscuri che rischiano di pesare non solo sullo sviluppo delle nuove tecnologie in Italia, ma anche direttamente sulle tasche dei cittadini.

  

La nuova norma approvata dalla commissione Bilancio della Camera e fortemente voluta dal presidente Francesco Boccia, già noto per simili proposte populiste senza razionalità economica e in spregio alle norme europee (e al buonsenso) prevede infatti che la vendita di servizi online possa essere effettuata solo da soggetti dotati di partita IVA italiana. L'emendamento intende correggere una situazione effettivamente paradossale, poiché, come più volte scritto su queste pagine, troppo spesso le multinazionali del web pagano tasse irrisorie in confronto al fatturato prodotto a sud delle Alpi: il problema è che la soluzione infrange i principi fondamentali dell'Unione Europea e pertanto esporrà quasi certamente Roma ad una nuova procedura di infrazione a Bruxelles che, se non corretta, comporterà multe a carico del contribuente.

Il principio infranto è quello più basilare, ovvero il mercato unico europeo, che prevede la libera circolazione dei cittadini, delle merci e dei capitali: Roma intende costruire un muro che, dopo decenni di integrazione economica europea, non può semplicemente esistere; in seconda battuta va poi ricordato che la normativa relativa all'imposta sul valore aggiunto è regolata a livello europeo, aggiungendo ulteriori timori che questa storia non finirà bene per il già abbondantemente tartassato cittadino italiano, ancora una volta punito dalla permanenza nei luoghi del potere di persone nominate dai partiti, nonostante la loro manifesta inettitudine ed ignoranza anche dei più basilari principi economici.

Simili barriere, intanto, contribuiranno a deprimere nuovamente la volontà degli investitori italiani di scommettere sull'Italia: non è difficile, immaginare, ad esempio, che determinati servizi possano essere messi in stand-by in attesa della (assai probabile) bocciatura dell'ennesima sciocchezza partorita da inetti. Si può pensare, ad esempio, che non essendo più in regola con le normative italiane, Google possa decidere di sospendere il servizio Adsense, stroncando così piccole realtà editoriali che si reggono su tali entrate e che dovrebbero rivolgersi ad altre imprese italiane che avrebbero buon gioco ad approfittare di questo nuovo protezionismo.

Per questo motivo la maggioranza parlamentare appare sempre più schizofrenica: da un lato tenta, con il Destinazione Italia, di attrarre investimenti esteri, dall'altro, con normative simili alla Google Tax le allontana: la somma del gioco, però, rischia di essere minore di zero, soprattutto per l'Italia, visto che si approfondisce l'incertezza normativa che storicamente caratterizza l'economia italiana e ne deprime il progresso e la crescita, rendendo ancora più miserabile il cittadino.

Il quadro va completato con la Tobin Tax, partorita dalle grandi menti genitrici della Google Tax, che ha contribuito a spostare capitali e liquidità verso altri Paesi, reso più incerto il quadro per chi vuole investire in Italia e, in ultima analisi, lasciata intatta la mitologica speculazione finanziaria (spostatasi altrove), colpendo solo i piccoli risparmiatori. Fra pochi mesi conosceremo quanto questa tassa avrà prodotto: il gettito di un miliardo previsto inizialmente (e già ridotto) sarà, stando agli operatori del settore, enormemente inferiore, senza dimenticare le minori entrate per quanto riguarda altre imposte, come quella sul capital gain. Si tratta di un altro buco inutile che verrà coperto tagliando servizi e/o aumentando tasse, perché nonostante la politica ci abbia abituato a discussioni astratte in tema fiscale, la matematica continua ostinatamente a non essere un'opinione.

Per quanto nel più generale dei principi siano corretti, gli interventi della politica in settori che sfuggono per loro natura ai confini nazionali si rivelano essere controproducenti e dannosi, e non per le multinazionali o gli speculatori, bensì per le famiglie e le imprese: sia la Google Tax che la Tobin Tax possono risolvere i problemi che intendono correggere solo attraverso una coordinazione sovranazionale, in sede europea, perché l'Italia non è su Marte e ha sottoscritto trattati, direttive e regolamenti che non può (per fortuna) cambiare in modo unilaterale. Inoltre intervenire in solitaria, come fa l'Italia, è tafazzismo allo stato puro, e chi crede che siano questi gli strumenti per correggere le storture di un mondo sempre più aperto e interconnesso è un irrimediabile ingenuo che non dovrebbe avere alcun peso nel processo di formazione delle leggi, perché farà danni enormi al resto della comunità.

Alla fine della fiera, infatti, se Bruxelles dovesse sanzionare l'Italia, non sarà certo Francesco Boccia a pagare la sua propria dabbenaggine, bensì gli altri sessanta milioni di italiani che, oltre a pagare le multe e i buchi di bilancio che tali colpi di genio provocano, gli pagano pure lo stipendio.

Destinazione Italia, sempre più una Destinazione Finale.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60297/20131214/google-tax-multa-europa-boccia.htm

 

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