Bitcoin affonda dopo i divieti cinesi, ma la bolla non è (ancora) scoppiata

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Bitcoin affonda a seguito dell'arrivo di brutte notizie per la crittovaluta: la Cina, recentemente diventata il più grande mercato per i Bitcoin, sta infatti attuando una stretta alla libertà di acquisto di BTC, provocando così il tracollo della moneta virtuale verso i minimi delle ultime settimane.

  

Solo pochi giorni fa un Bitcoin valeva oltre 1000 dollari e all'inizio di dicembre aveva raggiunto anche la parità con un'oncia d'oro, sopra quota 1200 dollari: nel giro di due giorni la valuta ha perso quasi il 50 per cento del suo valore, passando da 900 al minimo (alle 15 del 18 dicembre) di 455 dollari, quota che non si vedeva da metà novembre, quando spinta dalla diffusione in Cina la moneta aveva visto il proprio valore gonfiarsi velocemente.

I regolatori cinesi hanno però ritenuto opportuno intervenire per due ragioni apparenti: la prima riguarda la possibilità che la moda di Bitcoin possa trasformarsi in una bolla finanziaria che al suo scoppio potrebbe lanciare onde destabilizzanti per l'economia asiatica; dall'altro lato però l'anonimato garantito dalla moneta permette probabilmente di aggirare i controlli sui capitali ivi in vigore. In generale, insomma, per le autorità cinesi Bitcoin rappresenta una minaccia per il sistema monetario, che negli ultimi mesi sta cominciando a subire forti cambiamenti che il governo di Pechino desidera controllare quanto più è possibile.

Per questo motivo due settimane fa le autorità hanno vietato alle istituzioni finanziarie l'utilizzo della moneta pur lasciando ai singoli individui la libertà di scambiarla e detenerla, a proprio rischio e pericolo. Tuttavia il divieto ha reso molto più complicato, se non impossibile, acquistare nuove unità di Bitcoin in Cina.

Proprio in quel di conseguenza di ciò, la più anziana delle borse virtuali per lo scambio di Bitcoin in Cina, nonché la maggiore del mondo nel novembre 2013, ha annunciato che non accetterà più versamenti nella moneta cinese, ovvero in renminbi. Il denaro reale già versato potrà però essere utilizzato ancora per acquistare Bitcoin, ma sembra che la stretta del governo cinese abbia spinto i cittadini ad utilizzare i conti aperti in senso inverso, ovvero per vendere Bitcoin, deprimendo dunque il valore della crittovaluta.

Non è però detto che sia giunta la fine per la moneta virtuale più celebre: se si considera che quest'estate Bitcoin valeva poche decine di dollari e che attualmente viaggia sui 500, area che in passato ha fornito supporto ai prezzi, non si può ancora ritenere Bitcoin una moda morta e sepolta.

Ricordando quanto successe per la bolla dei tulipani bisogna usare molta cautela quando si prende in considerazione di mettere nel proprio portafogli un po' di bitcoin: la moneta continua a non dare segni di stabilità e per questo non è adatta per gli scambi commerciali "emersi", risultando uno strumento utile in primo luogo a chi gestisce scambi illegali e agli speculatori; tuttavia, anche se bitcoin dovesse di uscire a trovare il "prezzo giusto", va ricordato che essendo il numero di bitcoin estraibili limitato, una economia basata su di essi avrebbe un'irrimediabile tendenza alla depressione deflazionistica come quella degli anni Trenta o come quella in cui l'Europa sembra infilarsi attualmente. Insomma, Bitcoin è una moneta strutturalmente "analfabeta" di economia e come tale non potrà essere più di una bolla.

Siamo certamente agli inizi dello sviluppo di valute virtuali e anche grandi player come JP Morgan Chase sembrano avere intenzione di giocare su questo campo, imparando anche dagli errori di Bitcoin, che non può per sua stessa struttura essere lo standard, ma potrà essere considerata l'apripista se si riuscirà a correggere i suoi difetti e ad ottenere la tolleranza da parte delle autorità che la moneta creata dal fantomatico Satoshi Nakamoto non sembra riuscire ad ottenere.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60445/20131218/bitcoin-divieto-cina-bolla-tulipano.htm

 

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