Portogallo, ennesimo schiaffo al governo: riforma delle pensioni bocciata. Di nuovo

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La Corte Costituzionale del Portogallo ha deciso di respingere la decisione del governo di tagliare le pensioni del settore pubblico superiori a 600 euro al mese del 10 per cento, portandole allo stesso livello di quelle private: con questa decisione, presa all'unanimità dai giudici costituzionali, il governo guidato dal premier Pedro Passos Coelho si ritrova con un buco da ben 388 milioni di euro, creando nuovi problemi ai tentativi dell'esecutivo di venire incontro alle richieste della Troika nell'ambito del piano di salvataggio da 78 miliardi di euro.

  

Secondo la Corte Costituzionale la misura infrange la legge fondamentale portoghese poiché fa venire meno la fiducia dei lavoratori di ricevere un certo livello di assegni pensionistici corrispondenti ai contributi versati: in altre parole la decisione del governo finisce per deludere le aspettative dei lavoratori circa le proprie pensioni, poiché cambia le regole del gioco durante la partita e questo non è ritenuto accettabile.

Con la decisione dei 13 giudici costituzionali il governo si ritrova un ammanco di oltre il 12 per cento del proprio budget fiscale per il 2014: per questa ragione sarà necessario intervenire in altro modo, tagliando ulteriormente le spese o trovando nuovi spazi per aumentare le tasse. Il settore pensionistico, però, è l'unico rimasto sinora quasi intoccato e per questo il governo tenterà, ancora una volta, di trovare un escamotage per intervenire in questo campo piuttosto che chiedere ulteriori sacrifici a chi ha già dato molto.

Il programma di salvataggio dovrebbe terminare il prossimo giugno e per allora il Portogallo dovrà tornare a camminare sulle proprie gambe, ovvero dovrà riguadagnare pieno accesso al mercato e rifinanziare autonomamente i propri deficit e debito pubblico. La decisione della Corte Costituzionale, però, come già sottolineato dalla Troika formata dall'Unione Europea, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca centrale europea, potrebbe rendere difficile se non impossibile il raggiungimento di un tale traguardo, e richiedere una forma di supporto aggiuntiva fino alla fine dell'anno.

Il problema è che le alternative che il governo ha davanti, ovvero austerità in settori già abbondantemente colpiti negli ultimi anni, rischia di porre nuove ipoteche sulla crescita economica lusitana: per questo motivo il governo tenterà di usare tutte le aperture della Corte Costituzionale al fine di giungere alla parità di trattamento tra lavoratori pubblici e lavoratori privati quanto a prestazioni previdenziali.

Intanto però il paese rischia di sprofondare in una dannosa incertezza nei prossimi due o tre mesi: le probabilità che il Presidente della Repubblica portoghese e i partiti di opposizione richiedano l'intervento della Corte Costituzionale anche su altre riforme promosse dal governo sono molto elevate. La Corte Costituzionale ha già posto il veto su progetti di riforma del governo per ben quattro volte solo quest'anno, e per questo è possibile che verrà tentata la strada della riforma costituzionale, anche se occorrerà l'appoggio dell'opposizione socialista.

Il Portogallo sta cercando di uscire faticosamente dalla propria crisi e sembra essere ben agganciata al treno della stabilizzazione dell'economia che sta prendendo piede in Europa in questi mesi: i rischi politici sono inoltre più bassi che in passato, ma i continui ostacoli posti alle riforme dello Stato rischiano di appesantire il ritorno del Portogallo alla prosperità.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60523/20131220/portogallo-riforma-pensioni-corte-costituzionale.htm

 

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