Giappone, dopo 17 mesi i salari smettono di cadere: Abe segna un altro (piccolo) successo

E-mail Stampa PDF

Il premier giapponese Shinzo Abe porta a casa un altro timido segnale sul funzionamento della politica economica e monetaria nota come Abenomics: i salari in Giappone infatti hanno segnato una crescita zero dopo un declino durato 17 mesi, mostrando che finalmente il settore privato sembra stare cominciando a dare ascolto alle preghiere del governo circa gli aumenti degli stipendi.

  

La politica economica adottata dal governo ha come obiettivo finale l'uscita del paese dalla deflazione, ovvero dal calo sistematico dei prezzi che deprime consumi, investimenti e l'economia in generale: il governo aveva ottenuto negli scorsi mesi dell'anno che finalmente l'inflazione rialzasse la testa, anche se principalmente grazie al rialzo dei prezzi dell'energia a causa delle conseguenze del disastro di Fukushima e della conseguente chiusura delle centrali nucleari e della svalutazione dello yen, che ha reso più costosi i prodotti importati, fra cui l'energia.

Al fine di ravvivare l'indice dei prezzi è però necessario che l'economia ricominci a surriscaldarsi attraverso un aumento dei salari di base, escludendo bonus e straordinari, aumento che il governo ha chiesto (e forse ottenuto): a novembre i salari, infatti, sono rimasti fermi rispetto ad un anno prima e se si escludono gli effetti del terremoto del marzo 2011 si tratta del miglior risultato dall'aprile 2008.

Molte compagnie tuttavia rimangono restie ad aumenti salariali in vista dell'aumento della tassa sui consumi, che passerà dal 5 all'8 per cento il prossimo aprile: le aziende temono infatti che la tassa avrà effetti deprimenti sulle vendite e che pertanto i profitti, in futuro, andranno sotto pressione facendo venire meno uno dei motivi che hanno portato quantomeno alla (momentanea, per ora) fine del declino dei salari (l'altro essendo un mercato del lavoro in cui l'offerta è ritornata piuttosto scarsa).

Il problema è che la pressione sui profitti continua ad essere forte sulle piccole e medie imprese, da cui dipendono i tre quarti dei salari e sui quali le pressioni governative e sindacali hanno molto meno potere, ed è proprio in questo settore dell'economia che si registra il maggiore nervosismo per via del prossimo aumento della pressione fiscale, poiché il settore è largamente dipendente dalla spesa delle famiglie.

In definitiva il governo registra un nuovo passo in avanti sulla stretta via per portare il Giappone fuori dalla sua ultra decennale crisi, ma l'impressione è che il governo suoni la fanfara per nascondere il rumore delle notizie negative o quantomeno deludenti. Per il momento però non sembra essere necessario un cambio di rotta, ma andrà comunque verificato quale sarà l'effetto dell'aumento della tassa sulle vendite sui consumi e sulla crescita economica.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60682/20131227/giappone-salari-abenomics.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili