La Fiat diventa globale: ma nel suo futuro c'è ancora posto per l'Italia?

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Il 2014 di Fiat è iniziato 'con il botto', inutile negarlo. Il ritardato regalo di Natale è quello che in molti desideravano ormai da mesi: l'accordo conclusivo con il fondo pensionistico Veba. Un accordo difficile, un tira-e-molla estenuante che, in tutta probabilità, neanche lo stesso amministratore delegato Fiat immaginava tale. Quel Marchionne, arrivato in Fiat nel 2004 e ormai prossimo a chiudere la sua prima decade nella casa torinese, al quale tanto piace l'avventura americana che la sua Fiat sta vivendo. L'Ad italiano, (con riflessi canadesi), è finalmente riuscito a chiudere questa difficile transizione: con l'acquisto del 41,46% di Chrysler dall'Uaw, ($3,65 miliardi - dei quali $1,75 cash da Fiat e $1,9 da Chrysler a Veba come dividendo straordinario - più altri 700 milioni in quattro rate a tre anni), Marchionne chiude così questo periodo di 'Purgatorio'. Una stasi forzata, un fastidioso periodo di fermo che aveva lasciato quel lungo processo di fusione (iniziato nel 2009) bloccato poco oltre la metà creando un momentaneo ibrido Fiat-Chrysler (si veda la MoPar) che non soddisfaceva nessuno.

  

L'euforia che ancora si respira è figlia di molteplici cause. Se da un lato, come accennato sopra, lo sbloccarsi della stressante trattativa è già di per se motivo di gaudio, anche il 'prezzo' finale strappato da Fiat piace a molti attori di mercato (nonché all'agenzia di rating Fitch). Un esborso positivo perché sensibilmente inferiore alle attese ma, soprattutto, che scongiura la necessità di un aumento di capitale da parte del gruppo torinese. Si festeggia poi, indubbiamente, lo scampato pericolo di lungaggini 'burocratiche' che tiravano in ballo tribunali oltreoceano e una Ipo sulla sola quota Veba decisamente scomoda. Il tutto si è così condensato in un ritardato brindisi in Borsa per Fiat: acquisti a raffica, balzo finale da 16,4 punti percentuali (limato, nella seduta successiva, di quasi un punto), quota 7 euro per azione sfiorata e scambi finali al 6,4% del capitale. Anche la Exor, sempre della famiglia Agnelli, segue un percorso simile con un finale +4,4% a 30,2 euro.

"Nella vita di ogni grande organizzazione e delle sue persone ci sono momenti importanti, che finiscono nei libri di storia (...) l'accordo appena raggiunto con Veba è senza dubbio uno di questi momenti per Fiat e per Chrysler" spiega lo stesso Marchionne. John Elkann, padrone di casa, plaude alla conclusione della vicenda ("qualcosa di eccezionale") e dà "il benvenuto a tutte le persone di Chrysler nella nuova realtà, frutto dell'integrazione di Fiat e Chrysler". Nel giro di dichiarazioni, poi, non si può non riportare qualche estratto dei sindacati: l'accordo rende "disponibili ulteriori risorse finanziarie utili per rilanciare tutti gli stabilimenti del Gruppo, con prospettive maggiormente positive per i lavoratori", spiega Uliano (Fim Cisl); la buona riuscita della trattativa, ora "gruppo globale" secondo Bonanni (Cisl) è una forte risposta all'opinione pubblica nostrana che, ora, dovrà riconoscere l'errore "di aver bistrattato la strategia di Marchionne e l'azione responsabile della Cisl e degli altri sindacati in questi anni difficili per il settore auto nel nostro Paese ed in Europa". Chiude, poi, Susanna Camusso: "E' indispensabile che Fiat dica cosa intende fare nel nostro Paese, come gli stabilimenti italiani possano trovare la loro collocazione produttiva nel gruppo(...) [i modelli di qualità sul mercato globale] da soli (...) non garantiscono un futuro agli stabilimenti italiani (...) [è indispensabile che gli investimenti] siano finalizzati a progettare nuovi modelli da lanciare sul mercato in grado di saturare la capacità produttiva italiana". 

Il capitolo italiano, infatti, rischia di essere la parte più complicata nonché delicata dell'intera fusione. I sindacati insistono nell'indicare come gli stabilimenti americani siano già 'saturi' e che quindi le nuove 'ondate di investimenti' (tutte ancora da appurare) del "gruppo globale" punteranno dritte sugli stabilimenti nostrani. La fusione tra Torino ed Auburn Hills, (che si quoterà a Wall Street nel 2014, con una quotazione secondaria in quel di Milano), ha creato un 'giocatore' che si colloca, per numeri, alla posizione numero sette nella lista mondiale. Il futuro è fatto di nuove reperibilità di fondi (c'è chi parla di nuovi bond già pronti) e rinnovati piani industriali (che sia la volta buona per l'Alfa Romeo?). Entro Aprile sarà lo stesso Marchionne diraderà la fitta nebbia che cela il futuro (in primis europeo) della Nuova Fiat: progetti, investimenti e nuovi modelli di autovetture da porre in essere nei prossimi cinque anni, il primo lustro da "produttore globale". Eppure permane un certo 'timore' tra gli analisti ed i 'tifosi' italiani. Una inquietudine che risponde ad un concetto ben preciso: "delocalizzazione". In molti si chiedono, infatti, se la globalizzazione della Fiat, il suo sposare gli States ed il contestuale sganciarsi parzialmente dal contesto europeo nonché italiano, sia effettivamente l'inizio di una nuova era per gli stabilimenti del Bel Paese o, più semplicemente, l'inizio della fine. Diventare giocatori globali non significa, unicamente, giocare sul doppio fronte Italia (Europa) - Usa (America). Il Gruppo Volkswagen, ora diretto 'concorrente' globale di Fiat-Chrysler, è stato precursore dello sbarco in Asia: l'eldorado dell'automobile, infatti, viene da sempre più analisti localizzata ad est dell'Europa. La debolezza della domanda europea (e dell'Italia, in cui la Fiat ha grosso modo mantenuto il market share ma ha visto crollare i volumi) di certo non aiuta. Il Gruppo Vw ha già lanciato, ormai da quasi un anno, un piano industriale da quasi 10 miliardi di euro in quel di Pechino. Sorge allora spontanea una domanda: la Fiat-Chrysler resterà ora a guardare, scegliendo di non puntare anch'essa sulla Cina? Difficile dirlo nell'immediato. Una cosa, tuttavia, è certa: qualora il nuovo player mondiale decidesse di puntare forte sull'Asia (e la Cina in particolare), quanto di quelle "ulteriori [nuove] risorse finanziarie" prenderebbe la via dell'Italia? La domanda, ad oggi, ci sembra del tutto lecita.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/60837/20140103/fiat-chrysler-fusione-investimenti-sindacati-marchionne-ipo-veba-wall-street-cina-volkswagen.htm

 

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