La crisi sfida la Bce: il 2014 è l'ultimo esame decisivo?

E-mail Stampa PDF

E' nuovamente tempo di riunioni per la Banca centrale europea e le sue alte sfere. Chiuso il capitolo "2013", Capitan Draghi dovrà subito cominciare a discutere approccio e programmi per questo nuovo 2014 che, anche se per motivazioni diverse dal precedente anno, non si preannuncia di certo 'rilassante'.

  

Primo giovedì del mese, quindi, e canonica riunione del Consiglio Bce: i membri del board si riuniranno e, face-to-face, partiranno le dichiarazioni d'intenti per il nuovo anno dell'Eurozona. Una riunione che sarà sensibilmente diversa dalle precedenti, vuoi per il mutato background economico mondiale (di cui parleremo avanti), vuoi per alcune 'facce nuove' presenti alla riunione. L'uscita del dimissionario Asmussen, con il nuovo governo della cancelliera Merkel come destinazione, dal Comitato esecutivo dovrebbe coincidere con il passaggio di consegne a Sabine Lautenschläger, attuale vicepresidente della Bundesbank e fortemente 'consigliata' dall'Ecofin. L'altro volto nuovo, poi, sarà quello del presidente della banca lettone Ilmars Rimsevics. Una ventata di novità che però, sentendo il parere di chi ben conosce i due soggetti entranti, apre a scenari sensibilmente diversi all'interno della catena decisionale del Consiglio: tanto la Lautenschläger quanto Rimsevics, infatti, vengono visti pro-austerity e, quindi, idealmente lontani da qualsivoglia nuova manovra di stampo espansivo. Non un cambiamento di poco conto, quindi, se proviamo ad immaginare le 'sfide' che la Bce dovrà affrontare in questo nuovo anno.

Parlavamo di background economico mutato, poi. Iniziamo con il sempre radioso presidente della Commissione europea che, parlando dal centro della crisi europea in quel di Atene, ha annunciato urbi et orbi che il peggio è finalmente (nuovamente?) passato, che i "programmi [austeri, imposti] funzionano" e che, tuttavia, la crisi in sé per sé non può dichiararsi ancora conclusa. Diversi fattori pesano sulle braccia della bilancia di Barroso. Il più che positivo ritorno all'emissione obbligazionaria da parte dell'Irlanda, per dire, è certamente motivo di entusiasmo: dopo l'uscita del bailout, infatti, Dublino ha racimolato circa 3,75 miliardi di euro con i tassi di interesse più bassi degli ultimi dieci anni. Ha fatto eco il Portogallo, poi, che ha annunciato l'intenzione di emettere nuovo debito con scadenza a 5 anni in questi giorni. La stessa Atene, d'altronde, non ha escluso un primo, veloce assaggio del mercato nella seconda metà di questo anno. Il calo generale dei differenziali non può, tuttavia, rappresentare l'unico segnale di 'ripresa': i rendimenti spagnoli sul decennale, al 3,74% (sui minimi del dicembre 2009), sono sicuramente una lieta novella ma non ci permettono di parlare di 'crisi finita'. Dall'altra parte, poi, permangono i problemi soliti dei Paesi membri. Problemi, come la disoccupazione (giovanile e/o non), che sempre più persone temono assumano una sfumatura cronica più che legata ai soli anni di crisi. Quel 12,1% dell'Eurozona, il 27,4 greco, il 26,7 spagnolo, il 12,7 italiano: sono tutti numeri dei quali ci si può difficilmente dimenticare quando si torna a parlare di un imminente 'futuro roseo'.

La Bce, però, non è la Federal Reserve: dallo statuto non emergono diktat in materia di disoccupazione, si parla unicamente di inflazione. Accade, così, che mentre la nuova Fed della Yellen - già alle prese con il tapering - lotterà (sarà 'costretta' a lottare) per centrare il tasso di disoccupazione voluto (6,5%), la Banca centrale europea avrà 'maggiori' margini di libertà: il sostegno all'economia dell'Eurozona sarà sì assicurato ma, tolto il capitolo inflazione, sarà fattibile con meno affanno. L'inflazione allo 0,8% (stimata a dicembre dopo lo 0,9 provvisorio di novembre), tuttavia, non è di certo un valore sul quale dormire sonni tranquilli. I trattati, questa volta, parlano chiaro: il tasso dovrà essere "inferiore ma prossimo al 2%". La distanza, per ora, è più che netta.

Gli scenari-Bce per il 2014, allora, diventano molteplici: dal taglio del tasso di riferimento ai tassi negativi sui depositi, dalla nuova ondata di piani Long Term Refinancing Operation (LTRO) standard alla formulazione di LTRO modificati che premino le banche virtuose che tornano ad erogare prestiti (senza dimenticare l'incombente Asset Quality Review). Sarà ancora un anno di stridori all'interno del Consiglio Bce; sarà ancora lotta tra i falchi pro-austerità, che tanto temono l'aumento dell'azzardo morale del Paesi del Sud, e le colombe che mirano a manovre espansive a sostegno, finalmente, dell'economia reale. Ecco, allora, che tutti gli operatori già si sfregano le mani perché il rischio immobilismo, in questo contesto, è stato del tutto cancellato: in una direzione o nell'altra la Bce farà le sue mosse.

La lunga sfida, targata 2014, è appena cominciata. Sarà veramente (finalmente) l'ultimo anno di crisi?

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61050/20140109/bce-consiglio-ltro-tassi-fed-tapering-yellen-inflazione-disoccupazione-banca-centrale.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili