Ottimisti europei fate attenzione: la ripresa del 2014 rischia ancora lo sgambetto della crisi

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Se la crisi economica degli ultimi anni, (ed ancora presente tra noi), ci ha lasciato un 'bagaglio' di insegnamenti, fra questi non si può non citarne uno su tutti: quando la sfiducia ed il timore pervadono i cuori di tutti gli attori dell'economia, (a prescindere dallo speculare di pochi e dai fondamentali del sistema), le cose non posso che continuare ad andar 'male'. La sfiducia immotivata, o meglio amplificata oltre il lecito, tuttavia andrà - prima o poi - ad impattare contro quella 'solidità' dei numeri sottostanti, figli di una congiuntura economica 'meno' grave di quanto percepita. Accade così che, sempre che l'onda della sfiducia non riesca nell'intento del rovesciare la zattera economica nel burrascoso mare, il naturale corso degli eventi porterà - naturaliter - verso una più distesa situazione.

  

Il meccanismo qui sopra, fortemente permeato da logiche psicologiche oltre che economiche, resta però valido anche per la situazione inversa. Sono le due facce di una stessa medaglia: a conti fatti significa che improvvise (e alquanto ingiustificate) fiammate di ottimismo sui mercati, senza una solida - concreta - base d'appoggio data dai fondamentali, fanno correre il più che concreto rischio di un 'brusco risveglio' (innescato dalla pubblicazione del dato economico negativo di turno) che potrebbe aprire le porte alla nuova ondata di funeree previsioni. L'avvio di questo 2014 europeo, quindi, dà sempre più l'impressione di aver iniziato a percorre la strada di un ottimismo alquanto 'forzato'.

L'anno appena nato, c'è da riconoscerlo, mostra elementi positivi che fanno ben sperare. Gli Stati protagonisti della crisi del debito (e le loro banche) che tornano a finanziarsi sui mercati sono uno dei più lampanti esempi di come la distanza (economica) tra il 2012-2013 e questo 2014 sia notevole. Dublino ha aperto le danze, raccogliendo 3,75 miliardi di euro dai mercati con yield mai così bassi nell'ultima decade. Lisbona segue ad un dipresso: la volontà è quella di emettere nuovo debito con scadenza a 5 anni. Anche la (ancora) traballante Atene non rinnega del tutto l'idea e prospetta un test sui mercati a 2014 ben avviato. La Spagna, poi, ha recentemente strappato rendimenti al minimo storico per i Bonos a cinque anni (3,5 miliardi di euro al 2,382%) e a 15 anni (€5,3 miliardi al 4,19%). Non solo Stati: la ventata di ottimismo ha cominciato a coinvolgere anche le banche finite nel turbinio della crisi negli scorsi anni. L'Allied Irish Bank (salvata con 20 miliardi di euro), ad esempio, ha racimolato i primi 500 milioni di euro lo scorso novembre per un'emissione a tre anni. Sorprende tutti, poi, la spagnola Bankia che non si affacciava sui mercati da quell'umiliante salvataggio da 22 miliardi di euro (sui 41,3 che hanno preso la direzione della Spagna per salvarle il sistema bancario al collasso). Bankia ha scoperto tutta la 'potenza' di questa nuova voglia degli investitori di tornarsi ad esporre sulla tanto bistrattata periferia europea: l'obbligazione (senior ed unsecured) a cinque anni le ha portato in dono un miliardo di euro con un coupon al 3,5%. L'emissione di debito complessiva delle banche, nel 2013, è cresciuta del 19% su base annua e più di un terzo di tali emissioni è occorso nei soli ultimi tre mesi dell'anno.

Sono episodi sintomatici, gli analisti già prospettano un anno di rivalsa per gli Stati periferici con un'ondata generale di emissioni di bond. Ma allora è davvero tutto 'rose e fiori' come annunciava recentemente il presidente della Commissione europea Barroso? No, decisamente. Il timoniere Draghi ne è ben consapevole ed è lui stesso, infatti, ad aver subito smorzato i toni (prematuramente) trionfalistici. Il messaggio del numero uno della Bce è stato chiaro: lo stato di serenità attuale potrebbe rivelarsi decisamente effimero ed è per questo che sono già pronte tutte le armi (economiche) da usare nell'eventualità lo spettro della sfiducia tornasse ad affacciarsi. Un "Whatever it takes" versione 2.0 insomma. "Abbiamo diversi strumenti da poter usare e la loro scelta dipenderà da come andranno gli eventi". Melissa Smith, managing director e capo della divisione europea Debt capital market IG per il colosso JPMorgan Chase, è dello stesso avviso: "Qualora il tasso di crescita economica deludesse le aspettative o uscisse fuori qualsiasi altra 'sorpresa' nei mercati, le cose potrebbero peggiorare in maniera tanto veloce quanto netta, data la visione [pressoché] unanime [dei mercati]". Basterà una piccola 'scossa' non prevista, insomma, per rompere quella visione d'incanto che c'è ora sui mercati. Basterà un dato inaspettatamente negativo, allora, per tornare a combattere con i soliti 'mostri' chiamati spread, sfiducia, piani di salvataggio e così via. Tasso di crescita, disoccupazione, inflazione: i dati influenti che potrebbero mettere tutti a rischio sono decisamente tanti. Nessuno ci tiene a fare l'uccello del malaugurio dopo tanti anni di protratta crisi: ciò che si tenta di fare, molto più semplicemente, è il non alimentare (parzialmente) infondate rosee aspettative così da facilitare, qualora occorresse, la ripresa dall'ennesimo scivolone.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61091/20140110/2014-crisi-bce-draghi-barroso-spagna-grecia-portogallo-irlanda-emissioni-debito-banche-crescita-econ.htm

 

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