Speciale Europa: Ungheria, dove numeri e realtà non coincidono

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A causa della grave crisi economica che ha colpito l'Europa nel 2008, anche l'Ungheria ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e all'Unione europea un prestito di oltre 25 miliardi di dollari e ha messo in atto rigide misure di austerity. Dopo pochi anni, l'economia ha iniziato a riprendersi a una velocità per certi versi straordinaria.

  

Alla base di questo "miracolo" c'è il premier Viktor Orbán, leader del partito di centrodestra Fidesz, che ha vinto con ampio margine le elezioni del 2010 imbastendo una campagna elettorale contro Bruxelles, il Fmi e il comunismo che, a suo dire, minaccia ancora il Paese perché rappresentato dagli esponenti di centrosinistra.

Tra le varie misure messe in atto da Orbán, una delle più discusse è stata quella di riconsegnare a Budapest il controllo della sua banca centrale nazionale. Se da una parte, molti hanno applaudito sostenendo che l'Ungheria ha riacquisito la sua "sovranità monetaria", dall'altra il Paese potrebbe stampare moneta per finanziare il governo che, per ingraziarsi i cittadini e assicurarsi la rielezione, sarebbe disposto a sperperare denaro oltre ogni limite.  Il rischio è di creare un'inflazione fuori controllo che potrebbe anche raggiungere le due cifre, portando l'Ungheria sull'orlo del crack. Per il momento, il pericolo è scongiurato dato che la banca centrale non sta stampando denaro ininterrottamente e, sebbene abbia abbassato i tassi d'interesse, la situazione è nella norma, in quanto l'inflazione è ancora al minimo storico del 2,3 per cento.

Più in generale, la situazione economica ungherese è buona. L'anno segnato per la svolta è il 2015, dove si prevede una crescita dell'1,2 per cento, vale a dire più dell'Italia, ma comunque meno, e di molto, di tutti i suoi vicini, vale a dire Slovacchia, Repubblica Ceca e soprattutto della Polonia. Essendo un Paese dell'Europa centrale, la crescita dell'Ungheria è legata a doppio filo a quella tedesca. Difatti, uno dei settori che ha dato una grande spinta alla ripresa di Budapest è stato quello delle esportazioni verso la Germania che nel solo 2011 ha raggiunto una crescita dell'1,7 per cento.

Tuttavia, per rientrare nei parametri di Bruxelles sul deficit, Orbán ha aumentato le tasse alle assicurazioni, alle banche e alle grandi imprese in generale, rendendo l'Ungheria il Paese in Europa con le tasse più alte nel settore finanziario che, essendo oltretutto in mani straniere, viene descritto da Orbán come un coacervo di usurai che vogliono solo sfruttare il Paese. Tutti questi provvedimenti hanno portato a una diminuzione dei prestiti dal 2008 in poi, caso più unico che raro in Europa orientale, con le banche che, avendo sempre meno soldi, non solo ne distribuiscono di meno, ma fanno fatica a finanziarsi all'estero a causa del brusco calo degli investitori. Ad ogni modo, il premier è riuscito straordinariamente nel suo intento, facendo rientrare il deficit nei parametri europei: dal 4,2 per cento del 2010, all'1,9 per cento di oggi. Numeri che non sono riusciti a raggiungere né Monti, né Letta.

Da bravo populista qual è, Orbán ha alzato il salario minimo del 18 per cento e ha fatto in modo che le società energetiche abbassassero del 20 per cento le loro tariffe, promettendo di diminuirle ulteriormente. La disoccupazione è intorno all'11 cento, valore simile a quello dei Paesi vicini, ma il numero di persone che lavorano sul totale della popolazione attiva si aggira sul 58 per cento, vale a dire sette punti in meno rispetto alla media europea. E da qui nascono le prime incongruenze.

Sebbene dal punto di vista dei conti l'Ungheria sia messa più che bene, dal punto di vista sociale la situazione è un'altra. Da quando è salito al potere Orbán, la povertà è cresciuta molto rapidamente. In base a uno studio del Tarki, un istituto di ricerca di Budapest, secondo cui "povero" è chi vive con meno di 260 euro al mese, il 46,6 per cento della popolazione ungherese vive al di sotto della soglia di povertà, con un picco del 92 per cento per la minoranza rom. Secondo le stime più affidabili, 250mila bambini ungheresi non sono nutriti adeguatamente e circa 50mila soffrono regolarmente la fame. C'è anche il drammatico aumento del debito privato, laddove molte famiglie hanno chiesto prestiti a basso interesse in euro o in altre valute straniere che, a causa della rapida svalutazione del fiorino, non sono più in grado di restituire. Inoltre, in seguito alla crisi del 2008, la disuguaglianza sociale è cresciuta enormemente, andando a penalizzare i segmenti più poveri della popolazione. Una disuguaglianza che però ha anche forti connotati etnici e, come già accennato, che va a colpire soprattutto la minoranza rom.

Come se non bastasse, nel Paese si sta facendo largo una preoccupante corrente antidemocratica. Già nel 2010, Orbán fece approvare delle leggi che andavano a limitare la libertà di espressione, ma il picco è stato raggiunto quando, su proposta del Fidesz, sono stati approvati una serie di emendamenti alla Costituzione. Nonostante il boicottaggio dei partiti d'opposizione, le modifiche sono passate facilmente con 265 voti a favore, 33 astenuti e appena 11 contrari, in quanto Fidesz gode di un'altissima maggioranza in Parlamento (circa due terzi dei seggi). Emendamenti che hanno limitato il potere della Corte Costituzionale, riducono la possibilità per i partiti politici di utilizzare i media nazionali per la campagna elettorale, prevedono sovvenzioni statali agli universitari solo se gli studenti si impegnano a lavorare in Ungheria dopo la laurea, introducono per i senzatetto multe e pene detentive e, infine, modificano il concetto di "famiglia" escludendo le coppie non sposate, quelle senza figli e quelle composte da persone dello stesso sesso.  La nuova Costituzione non è andata giù all'Unione europea che non solo l'ha apertamente definita "antidemocratica", ma ha avviato ufficialmente tre procedure d'infrazionecontro l'Ungheria perché gli emendamenti sono incompatibili con il diritto europeo.

Quest'anno si svolgeranno in Ungheria le elezioni parlamentari. Orbán, alla ricerca del secondo mandato consecutivo, incentrerà la campagna elettorale sul nazionalismo, sul populismo e, soprattutto, contro l'Unione europea. Secondo gli analisti, sarà lui ad uscire vincitore dalle urne, con l'alta probabilità che il suo partito riesca ad avere una maggioranza in Parlamento anche più ampia di quella del mandato precedente. In Ungheria però, il numero degli indecisi è alto e varia tra il 32 e il 45 per cento. I partiti d'opposizione punteranno su di loro nella speranza di riuscire a strappare a Orbán una vittoria che pare annunciata.

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61171/20140112/fmi-ungheria-europa-budapest-fidesz-orb-n-elezioni-povert-disuguaglianza-rom-unione-europea-costituz.htm

 

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