Iran, continuano le trattative sul nucleare: fra minacce e dispetti un accordo da 7 miliardi di dollari

E-mail Stampa PDF

Il Joint Plan of Action, l'accordo tra Iran, Stati Uniti e altre cinque potenze mondiali volto a rallentare le ambizioni iraniane di possedere armi nucleari in cambio di un alleggerimento delle sanzioni economiche per un valore di 7 miliardi di dollari, entrerà in vigore dal 20 gennaio.

  

"Presto, per la prima volta in quasi un decennio, il programma nucleare iraniano non potrà compiere ulteriori passi in avanti, e anzi parti di esso verranno annullate, mentre inizieranno dei negoziati per un accordo comprensivo che affronti le preoccupazioni della comunità internazionale nei confronti del programma nucleare iraniano". È quanto affermato dal Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry in un comunicato rilasciato domenica.

Secondo i termini dell'accordo nel corso dei prossimi sei mesi l'Iran collaborerà ad un programma dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA) volto a distruggere i suoi depositi di uranio arricchito al 20 per cento, materiale che può essere utilizzato per costruire un'arma atomica. Teheran, inoltre, garantirà che non tenterà di ottenere armi nucleari in alcun modo, secondo quanto riportato dall'agenzia iraniana ISNA.

In cambio degli sforzi iraniani gli Stati Uniti e gli altri membri del gruppo P5+1, ovvero Cina, Regno Unito, Francia, Russia e Germania, sbloccheranno 42 miliardi di dollari di asset iraniani detenuti in banche straniere. L'Iran riceverà tale somma nei prossimi 6 mesi in rate erogate in maniera regolare, a patto che l'Iran compia tutti i passi prescritti dall'accordo: in caso contrario il denaro verrà nuovamente congelato.

Secondo Reuters, che cita un funzionario statunitense, la prima rata da 550 milioni di dollari dovrebbe essere bloccata entro l'inizio del mese di febbraio. Un ulteriore pagamento da 450 milioni di dollari è previsto invece per l'inizio di marzo purché l'Iran abbia provveduto a compiere almeno la metà del programma di diluizione dei suoi depositi di uranio arricchito al 20 per cento ad un massimo del 5 per cento; altre due rate da 550 milioni di dollari verranno erogate tra marzo e aprile, dopodiché verranno sbloccati ulteriori 450 milioni di dollari quando sarà stato verificato il completamento del programma da parte degli esperti della agenzia atomica delle Nazioni Unite cui verrà fornito accesso alle centrifughe utilizzate per l'arricchimento dell'uranio. Le ultime tre rate verranno invece bloccate mensilmente fra il 14 maggio e il 20-21 luglio. Secondo un report del New York Times, che cita la Casa Bianca, il valore totale dell'alleggerimento delle sanzioni economiche si aggirerebbe tra i 6 e i 7 miliardi di dollari, che costituiscono un fondamentale sollievo ad una economia, come quella iraniana, che è tuttora sottoposta a fortissimi stress a causa delle sanzioni internazionali.

L'accordo preliminare che era stato raggiunto a novembre è stato severamente criticato dagli esponenti iraniani della linea dura, contrari anche solo a parlare con il nemico giurato statunitense, come pure da Israele, mentre alcuni parlamentari statunitensi hanno minacciando addirittura di approvare ulteriori sanzioni (tra le quali l'inserimento in blacklist di nuove banche e industrie iraniane nel caso in cui i termini dell'accordo vengano violati o se non verrà raggiunto un accordo definitivo). Ad ogni modo il presidente Barack Obama ha già annunciato che bloccherà tali aspirazioni apponendovi il veto. In Iran d'altro canto alcuni parlamentari hanno già annunciato di volere far passare legislazioni favorevoli all'aumento dell'arricchimento dell'uranio.

Nel tentativo di pacificare l'opposizione all'accordo all'interno del suo stesso paese il vice ministro degli Esteri dell'Iran, Abbas Araghchi, ha tentato di minimizzare i termini dello stesso. "Dato che questo gioco ha luogo nel nostro territorio, non possiamo che vincere - ha detto alla televisione di Stato secondo il New York Times l'arricchimento dell'uranio è un nostro diritto".

Kerry nel suo comunicato ufficiale afferma: "ho apprezzato molto il ruolo critico del Congresso nel imporre le sanzioni che hanno portato l'Iran al tavolo delle trattative ma credo allo stesso modo che in questo momento non bisogna imporre ulteriori tensioni che potrebbero minacciare l'intero processo di negoziazione".

Il programma nucleare iraniano, che il Paese insiste nel definire a scopi pacifici (ovvero per scopi medici e per la produzione di elettricità) è stato un magnete per le critiche occidentali ed ha comportato durissime sanzioni economiche contro Teheran. Tuttavia l'elezione del "moderato" Hassan Rohani a presidente ha aiutato l'Iran ad adottare un approccio più conciliatorio riguardo la politica nucleare.

Tuttavia gli Stati Uniti ribadiscono le sfide collegate alla volontà di convertire l'accordo in un patto a lungo termine, ricordando che i punti discrete o con la politica estera iraniana continuano ad essere numerosi a cominciare dal supporto attivo nei confronti del regime siriano guidato da Bashar al Assad. Secondo il New York Times inoltre Kerry ha confermato che l'accordo nucleare con l'Iran è una priorità più importante che far mutare la posizione dell'Iran a proposito della questione siriana.

«Ci rendiamo conto delle più grandi sfide che noi tutti dovremo affrontare nel corso delle trattative verso un accordo comprensivo - ha detto Kerry - Questi negoziati saranno molto difficili, ma rappresentano la migliore opportunità che abbiamo per risolvere in modo pacifico e duraturo questa importante questione di sicurezza nazionale».

Parzialmente tradotto daIBTimes USA

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61242/20140114/iran-trattative-accordo-nucleare.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili