Il 2014 ed il crollo dei Paesi emergenti: le cause ed il "worst-case scenario" della World Bank

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Le economie avanzate in profondo stato di crisi hanno, dove in misura maggiore - dove in quella minore, registrato un generoso aiuto da parte delle banche centrali nelle più disparate forme d'intervento. Politiche dei tassi di interesse, espansioni delle basi monetarie et similia: gli istituti a comando delle economie dei vari Paesi hanno fatto un massiccio uso degli strumenti a loro disposizione creando spesso momentanee sovrabbondanze di capitali che, sempre più spesso, finivano oltre confine. Nel globalizzato mondo finanziario, poi, i flussi di capitali hanno preso direzioni ben precise. Con un background caratterizzato dalle economie avanzate traballanti e dallo scarso rendimento, i Paesi emergenti hanno spesso rappresentato un vero e proprio 'eldorado' per gli investitori.

  

Fiumi di capitali 'in eccesso' hanno così intrapreso la via di questi Paesi che hanno rapidamente imparato, in questo contesto di crisi degli avanzati, a fare affidamento molto più sui sonanti investimenti esteri che sulla modesta domanda domestica. Lo scenario sta tuttavia cambiando e questi Paesi sono proprio quelli che rischiano maggiormente, spiega un recente report della World Bank. L'abbondanza, nei momenti peggiori della crisi, era veramente forte e questo ha rappresentato il migliore dei trampolini per gli emergenti, saliti sulla cresta dell'onda (il documento della WB parla di un 60% delle crescita dei flussi di capitali, tra il 2009 ed il 2013, influenzato da questi "fattori globali"). Nel momento in cui la crisi, però, ha cominciato ad allentare la presa (seppur con profonde differenze tra i vari Stati colpiti) l'incantevole momento dei mercati si è improvvisamente rotto. Reo confesso del 'delitto economico' è l'istituto centrale di turno. Volendo parlare della Fed, ad esempio, il solo aver accennato una riduzione graduale del piano di stimoli (il c.d. Tapering) aveva destato tutti i mercati emergenti da quell'onirico stato in cui versavano. Le parole di Bernanke dello scorso maggio, che annunciavano la volontà di iniziare a ridurre il Quantitative Easing numero 3, innescarono un vero e proprio sconquasso. A quell'annuncio, poi, la storia insegna come siano seguiti i fatti solamente lo scorso dicembre, con il via ufficiale alla decurtazione dei primi 10 miliardi di dollari all'originale piano mensile da $85 miliardi. La reazione dei mercati, a quel punto, era stata già parzialmente scontata ma ciò altro non fa che ribadire l'alta dipendenza di questi Paesi dalle azioni delle Banche centrali. E vien da sé che in un 2014 improntato alla liquidazione ancor più concentrata, da parte degli istituti centrali, dei piani posti in essere negli anni precedenti, il futuro degli emergenti appare ora meno roseo.

Il documento preparato dalla World Bank, a tal proposito, parla chiaro: i rischi in essere sono sostanziali. Esistono, tuttavia, due leciti scenari per il prossimo futuro dell'economia globale. In una prima versione, decisamente 'smooth', gli interventi delle banche centrali non 'influenzeranno' in maniera drammatica i flussi di capitale verso questi Paesi, lasciando la scena ad un più lineare ritracciamento 'dilazionato' su un orizzonte temporale più esteso. C'è però l'ipotesi alternativa, quella di uno strappo forte con le politiche del recente passato, quella di tassi di interesse pronti a risalire fino a 200 bps: "in un turbolento scenario di aggiustamento - si legge nel paper - i flussi finanziari verso i Paesi emergenti potrebbero crollare, per diversi mesi, anche dell'80%, fino allo 0,6% del Pil dei Paesi (...) Circa un quarto dei Paesi emergenti potrebbe sperimentare un improvviso stop all'accesso ai capitali globali, incrementando in maniera sostanziale la probabilità di una instabilità tanto finanziaria quanto economica (...) Per alcune nazioni, l'effetto di un rapido aggiustamento dei tassi di interesse globali e di un deflusso dei capitali potrebbe innescare crisi nelle bilance dei pagamenti o nella finanza domestica".

Worst-case scenario a parte, non bisogna sottovalutare i rischi in essere. Lo scossone provocato dall'annuncio di maggio del tapering, ad esempio, influenzò i Treasury a dieci anni con un'impennata del rendimento di un punto percentuale: il doloroso risvolto, dal punto di vista degli emergenti, fu un ammanco di circa 64 miliardi di dollari tra il mese di giugno e quello di luglio (con dolorosi effetti nei mercati azionari, obbligazionari e delle valute dei Paesi in questione).

I flussi di capitali delle economie avanzate danno, i flussi tolgono: queste le regole del gioco. Ora bisognerà solamente capire quanto il ritracciamento possa avvenire velocemente (e dolorosamente). Brasile, India, Sudafrica - e molti altri Paesi nella stessa posizione - sono stati 'avvertiti'.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61293/20140115/mercati-emergenti-rischio-crollo-2014-banche-centrali-mosse-world-bank-working-paper.htm

 

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