World Bank, economia mondiale alla svolta: ma attenzione, il percorso di crescita è disseminato di pericoli

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"Siamo ad una svolta", l'annuncio della Banca mondiale circa la crescita globale nel 2014 sembra non lasciare troppo spazio a visioni alternative. Crescita, crescita sostanziosa, crescita generalizzata: sotto la voce "Global Growth" si trovano solo numeri carichi di positive speranze nel paper della World Bank. L'economia del globo sostituirà l'anemico +2,4% del 2013 con un più robusto +3,2% per questo 2014 appena iniziato. Non solo, perché le aspettative confermano e anzi rilanciano anche per il biennio successivo: +3,4% per il 2015 e +3,5% per il 2016. Ma quella svolta di cui parla la Wb non si ferma qui, per apprezzarla in toto bisogna scendere nel dettaglio, raggiungere le voci "Developing Countries" e "High Income Countries". Per i primi il 4,8% del 2013 farà spazio al +5,3% del 2014 che poi diventerà un +5,5% ed un +5,7% nei due anni successivi. Per i secondi, invece, assisteremo ad un piccolo 'decollo' dal debole 1,3% dello scorso anno al 'trittico del futuro' fatto dal +2,2% (2014), +2,4% (2015) ed ancora +2,4% (nel 2016). Per la quasi malata cronica Europa, il futuro sembra poter sorriderle: +1,1% per questo anno, +1,4 e +1,5% per il 2015-16. Chiude il roseo, mondiale, quadretto l'analisi sugli Stati Uniti: al +1,8% del 2013 seguirà un +2,8% nel 2014, poi +2,9% e +3,0% nel biennio successivo.

  

Ma allora è tutto perfetto per i prossimi due, tre anni? I momenti di tensione appartengono veramente al passato e non ci tangono più? A vedere le statistiche qui sopra, la risposta sembrerebbe assolutamente affermativa. Ovviamente non sarà così. O meglio: c'è il sostanziale rischio che, con facilità, torneremo a combattere con i fantasmi del recente passato. Nessuno se lo augura, oltre ad aver 'rovinato' i fondamentali economici di molti Paesi, la lunga crisi ha letteralmente sfibrato i nervi di tutti gli attori di mercato. Un 2014 come 'anno zero', come punto di svolta e rinascita è quello che tutti si aspettano e ciò a cui tutti ambiscono. La frenesia, però, non deve compromettere quella lucida visione dell'economia globale che ci permette di vedere - ed anticipare - rischi, per ora, sopiti.

"Gli indicatori dell'economia globale mostrano miglioramenti. Ma non bisogna essere troppi astuti per capire che permangono pericoli che si nascondono sotto la superficie": parola di Kaushik Basu, Senior Vice President e Chief Economist della Banca mondiale. Iceberg semi nascosti, dunque, che se colpiti dalla nave dell'economia mondiale farebbero riaffondare tutti in quel buio abisso della crisi. Pericoli, sostanziali, da evitare che sono in essere tanto per i Paesi emergenti quanto per quelli sviluppati. Un iceberg chiamato deflazione, uno deflusso di capitali, un altro che risponde al nome di disoccupazione e così via. La navigazione non è 'sostanzialmente' a rischio ma sarà necessario, sarà fondamentale, tenere sott'occhio questi ingombranti ostacoli.

A ciascuno il suo. Per la vecchia Europa, l'orco (passando alla metafora scelta dal numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde) da combattere è la deflazione. Parafrasando, la deflazione - 'Colei che non deve essere nominata' - è il peggior incubo della Banca centrale: inflazione al 0,8% nel mese di dicembre, un livello sospettosamente basso. Scendono i prezzi, cambia l'orizzonte temporale degli acquisti, ne risente la domanda, si intaccano i salari, crolla il reddito disponibile: questo è solo un accenno di quel perverso circolo vizioso che innesca la deflazione. Il nostro orco, poi, non è di certo amico dei Paesi debitori, aumentando l'onere per il pagamento dei debito. Influisce, ovviamente in maniera negativa, anche su quel tanto chiacchierato rapporto tra il debito ed il Pil. La deflazione, insomma, non piace a nessuno - chiedere ai giapponesi per conferma. Eppure, spiega la Lagarde: "Con l'inflazione che corre ben sotto i target di molte Banche centrali (inflazione inglese al 2,0% nel mese di dicembre e ai minimi dal 2009, N.d.R.), osserviamo crescenti rischi deflazionistici che potrebbero rivelarsi disastrosi per la ripresa". "Se l'inflazione è il Genio, allora la deflazione è l'orco che va combattuto strenuamente" ha continuato il numero uno del Fmi durante un discorso al National Press Club in quel di Washington. "Le Banche centrali dovrebbero tornare a politiche monetarie più convenzionali solo quando una robusta crescita sarà fermamente radicata": ecco allora che il filo diretto Europa-Usa viene portato in primo piano. Il Tapering, quel programma di riduzione del piano di stimoli all'economia, sarà un elemento cruciale non solo per la Federal Reserve e per l'economia statunitense ma per l'economia globale tutta. L'inflazione, poi, non si dimostra così sana neanche negli States: "Le recenti news sull'inflazione (all'1,2%, N.d.R.) non sono state buone" ha spiegato Charles Evans, presidente della Fed di Chicago. "L'inflazione è troppo bassa e corre a livelli ben inferiori a quel target al 2% del Fomc", ha chiosato. La riduzione del piano di stimoli, insomma, avverrà come programmato ma è altrettanto probabile il varo di un piano decisamente più 'smooth'. Non tutto è nelle sole mani della Fed, ovviamente. La stessa Lagarde ha a più riprese invocato un maggiore intervento (aiuto) da parte della Bce per la situazione europea. L'eventualità di nuovi piani LTRO, magari focalizzati all'erogazione di fresco credito ad imprese e famiglie, gli stress test di fine anno e l'Asset Quality Review che l'accompagnerà saranno tutti elementi da sfruttare saggiamente in quest'ottica di ripresa. Anche il Giappone, ha infine spiegato la Lagarde, dovrebbe prestare attenzione ad attenuare gli effetti negativi del "necessario aumento delle tasse sui consumi", con "temporanei piani di stimoli fiscali".

L'altra faccia 'del mondo', poi, corre anch'essa diversi pericoli su quel sentiero di crescita annunciato dalla Banca mondiale tra qui ed il 2016. In questo caso, c'è da ammetterlo, gli iceberg di cui parlavamo prima potremmo definirli 'mobili'. Il motivo è presto dato: il rischio maggiore che correranno gli emergenti nei prossimi tempi è legato all'ipotetica, 'improvvisa', mancanza di capitali. Uno scenario quindi completamente opposto a quanto vissuto fino ad ora da questi Paesi. Un iceberg che però, e da qui l'aggettivo 'mobile', potrebbe esser lanciato contro gli sventurati Paesi direttamente dagli Stati Uniti. Di nuovo il tapering: l'intenzione di ridurre quell'originario piano di stimoli da $85 miliardi al mese, (ora ridotto a $75 miliardi), potrebbe facilmente mettere in moto una fuga di capitali dai Paesi emergenti. Bassi tassi di interesse e tanta liquidità avevano creato quello tsunami di capitali che Sudafrica, Brasile, Indonesia (e così via) avevano accolto a braccia aperte garantendo rendimenti interessanti. Ora la contro-mossa della Fed, specie se applicata a tambur battente, rischia di rovinare la bella festa organizzata per i prossimi tre anni di crescita economica.

"Gli sviluppi dei mercati finanziari internazionali nell'estate del 2013 sono un chiaro avvertimento circa la vulnerabilità delle economie emergenti ai rapidi cambiamenti nelle condizioni finanziarie globali", spiega il working paper della Banca mondiale. Il duro impatto registrato sulle valute locali, con tonfi da 10 punti percentuali ed oltre tra maggio e settembre, è solo uno dei tanti feedback registrati circa questa sensibilità. Anche gli indicatori del credito erogato, cresciuti anche del 20% dal 2007 grazie a politiche incoraggianti, potrebbero indicare nuove fonti di problemi 'interni' alle economie dei Paesi se contestualizzati in un ambiente economico globale che cambia il suo volto repentinamente. La World bank ha spiegato come alcuni di questi Paesi saranno in grado di smorzare gli eventuali stridori creati dall'esterno con aggiustamenti fiscali e/o monetari. Altri stati, tuttavia, potrebbero incappare in maggiori difficoltà nell'attuare queste politiche di contrasto e questo, a conti fatti, rappresenta un altro dei 'silenti' rischi che l'economia mondiale potrebbe incontrare nei prossimi anni.

L'economia mondiale è ad una svolta, insomma. Quanto detto fino ad ora non intacca le 'rosee' aspettative annunciate dalla World Bank ma mira, unicamente, a rendere un minimo più consapevoli dei rischi che correremo mentre passeggeremo - finalmente - sulla via della crescita.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61351/20140116/world-bank-crescita-globale-2014-rischi-economie-sviluppate-emergenti-deflazione-tapering-disoccupaz.htm

 

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