Venezuela, Maduro nomina un generale al ministero delle Finanze per la guerra alla crisi: la "Rivoluzione Bolivariana" continua a fare acqua

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Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha dichiarato guerra alla crisi economica che ha preso in ostaggio il paese da anni ed è peggiorata da quando il suo predecessore Hugo Chavez è deceduto all'inizio del 2013. E quasi a dimostrare che la locuzione "dichiarazione di guerra" va presa in senso letterale, Maduro ha deciso di nominare un generale dell'esercito quale ministro delle finanze.

  

Rodolfo Marco Torres, attualmente ministro delle banche pubbliche, prenderà il posto di Nelson Merentes come capo del dicastero delle finanze, che verrà fuso con quello già guidato da Torres, come è stato fino al 2012 sotto il nome di ministero della potere Popolare per la pianificazione e le finanze. Il generale, che prese parte al fallito colpo di Stato di Chavez nel 1992, dovrebbe essere maggiormente allineato all'ideologia del regime di quanto non lo fosse il più pragmatico Merentes, che torna a guidare la banca centrale del Venezuela, diventata nel mentre la "tipografia di Stato".

Tale mossa è la più significativa decisione di Maduro volta a proteggere il modello economico socialista creato dal suo predecessore: "costruire questo modello è la priorità della rivoluzione nei prossimi 5 anni" ha affermato il presidente al termine di una intervista televisiva avvenuta mercoledì.

Un'altra questione che il governo sta cercando di affrontare è quella valutaria. Il Bolivar venezuelano è stato la più debole delle valute latino americane, perdendo quasi il 32 per cento nel 2013 contro il dollaro americano e Maduro sembra determinato a bloccare questa caduta. Ma il diavolo è nei dettagli, e questa missione sembra impossibile, almeno fin quando non si decide di ignorare la realtà.

L'attuale tasso di cambio ufficiale è 6,3 Bolivar per un dollaro americano, ma sul mercato nero la quotazione è superiore di almeno 10 volte, a causa di riserve valutarie sempre più scarse ed una inflazione sempre più fuori controllo e che attualmente va avanti ad un ritmo superiore al 50 per cento. Tale livello però sembra essere destinato a crescere, se si considera che nel 2014 vi saranno sempre meno fondi per mantenere i sussidi statali su certi prodotti, a cominciare dalla benzina, attualmente (da venti anni) venduta al prezzo di circa un centesimo al litro, livello che ha impedito l'adeguamento sfruttamento delle ricchissime riserve petrolifere venezuelane. Come spesso accade infatti i prezzi calmierati comportano crescenti difficoltà per le imprese nella loro ricerca dell'efficienza, rendendo sempre più difficile il mantenimento dell'equilibrio economico.

Per combattere la crescita dell'indice dei prezzi il presidente ha annunciato istituzione della Soprintendenza per il prezzo giusto che disporrà di un milione di ispettori che dovrà controllare l'"inflazione indotta" dalla "borghesia parassita" che vuole far credere che il modello venezuelano non è sostenibile. In pratica, secondo Maduro, le difficoltà del Venezuela non devono essere collegate alle decisioni governative che hanno sempre meno logica economica, bensì al solito complotto turbocapitalista già invocato dall'Argentina.

A dimostrazione di ciò, il governo sembra intenzionato a mantenere il cambio ufficiale fermo al livello attuale per tutto il 2014, poiché il governo prenderà il controllo della divisa da oggi in poi. La Commissione per l'amministrazione della valuta è stata smantellata e il Centro nazionale per il Commercio Estero all'interno del Ministero delle Finanze prenderà le decisioni su come affrontare le questioni valutarie. Nel frattempo il governo nel 2014 distribuirà 5 miliardi di dollari, ammontare in forte aumento rispetto agli 1,3 miliardi del 2013: la valuta forte di cui l'economia venezuelana ha sempre più bisogno però verrà assegnata in maniera opaca, ovvero attraverso aste segrete volte probabilmente a favorire i settori strategici per il governo, nonché dare una mano agli "amici della rivoluzione venezuelana".

Secondo gli analisti tuttavia, anche se il cambio venisse lasciato deprimere, difficilmente si riuscirà a risolvere le distorsioni nell'economia del Venezuela: il Paese deve necessariamente ridurre in maniera (quanto possibile) graduale i sussidi pubblici poiché creano inevitabili distorsioni nei conti pubblici e creano deficit della bilancia commerciale che polverizzano in fretta le riserve valutarie. Queste manovre hanno inevitabilmente generato pressioni inflazionistiche cui il governo ha deciso di rispondere stampando moneta nel tentativo di mantenere il potere d'acquisto illusoriamente fermo. Tale mossa tuttavia ha come effetto quello di far ravvivare ulteriormente le fiammate inflazionistiche, sicché la situazione continua a peggiorare. Si tratta di una situazione assurda, per non dire folle, se si considera che il Venezuela è uno dei maggiori Paesi produttori di petrolio. La colpa di questa situazione paradossale sembra essere tutta della Rivoluzione Bolivariana che va avanti facendo finta che la realtà non esista. Peccato che la logica conseguenza di questo vicolo cieco in cui Maduro ha deciso di infilarsi è una situazione sociale sempre più in via di degenerazione.

Per l'appunto un'altra questione che Maduro dovrà affrontare nel 2014 sarà la sicurezza all'interno del Paese, su cui sono stati nuovamente puntati i riflettori dopo l'assassinio della reginetta di bellezza nonché attrice di soap opera Monica Spear e l'ex-marito. Il tasso di omicidi per 100.000 abitanti in Venezuela è tra i più alti al mondo, ovvero a 45: in Italia il tasso non arriva all'unità.

Il governo presenterà il suo piano per la lotta al crimine il prossimo 4 febbraio. "Quest'anno sarà l'anno della pace sociale" ha affermato Maduro: non possiamo che augurarci che sia davvero così.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61386/20140117/venezuela-maduro-generale-torres-ministero-finanze-crisi.htm

 

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