Unicredit vende 'rischi' al fondo US Mariner: €910 milioni per un contratto che farà scuola in Europa

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Unicredit ed il fondo statunitense Mariner stanno per stipulare un importante 'patto d'affari'. L'indiscrezione dovrebbe aver anticipato di non molto l'ufficialità dell'accordo che tira in ballo capitali per circa 910 milioni di euro. Quanto concordato è semplice: il fondo statunitense si impegnerà a farsi carico del rischio di credito su un portfolio da oltre novecento milioni di euro in prestiti erogati da Unicredit per progetti legati al mondo dei trasporti e dell'energia. Un "risk-sharing deal" che soddisfa tanto gli americani quanto la banca nostrana. Per capire il background di questo patto, quindi, andiamo ad analizzarne alcuni aspetti fondamentali.

  

Il 2014 non sarà un anno facile per le banche dell'Eurozona. La supervisione unica da parte della Bce, come già spiegato più volte in passato, sarà un evento dal grande impatto nel sistema bancario. E lo sarà, c'è da starne certi, anche quel percorso 'preparatorio' che le banche seguiranno da ora fino a dicembre. Gli stress test e l'Asset Quality Review (nonché l'implementazione delle regole dettate da Basilea III su un periodo più lungo) la faranno da padrone nel gestire/indirizzare il futuro delle 130 principali banche della zona Euro. Due strumenti fondamentali che porteranno i nodi al pettine, che evidenzieranno le eventuali (?) mancanze di alcuni istituti e che le costringeranno a prendere le dovute contromisure. Ecco allora che un patto come quello che stanno stipulando Unicredit e Mariner assume una rilevanza notevole per la banca: permette, facilmente, di liberare buona parte dei capitali immobilizzati, posti a copertura dei rischi in essere nello specifico portafoglio di prestiti, e di disporne come meglio crede. Cifre ufficiose parlano di uno 'sblocco' prossimo all'85% dell'intero loan portfolio nello specifico del caso Unicredit-Mariner. Così facendo, allora, la banca potrà reindirizzare altrove i capitali liberati pur avendo - a conti fatti - erogato credito al progetto di turno.

Il fondo statunitense, dall'altra parte, si avventura in territori solitamente poco conosciuti per un Fund, con un investimento che, di certo, strizza l'occhio al lungo periodo. Il solito gioco tra rendimento e rischio, insomma, ha ingolosito Mariner e lo ha spinto dove pochi, in precedenza, avevano 'osato' avventurarsi. Il progressivo (seppur graduale) tapering sul suolo Usa è una costante 'minaccia' per gli attori di mercato. L'Europa, invece, comincia ad esser vista - in questo specifico contesto - come una terra ricca di affari potenzialmente remunerativi. L'impatto dei controlli di cui parlavamo sopra, ovviamente, non sarà rilevante per sole poche banche. Chi più, chi meno, la sensazione (nostra e degli americani) è che molte banche vorranno/dovranno fare dei tagli e vendere assets. Proprio a questa necessità, quindi, punta a rispondere il 'risk-sharing deal' oggi in esame. Mariner ed Unicredit hanno aperto le danze con il loro contratto, hanno mostrato una nuova via da seguire per fare 'felici' tutti quanti: altri accordi faranno seguito, c'è da scommetterci. E' - ormai - più una questione di tempo.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61536/20140121/unicredit-rischi-credito-fondo-mariner-usa-contratto-europa-tapering-fed-bce-aqr.htm

 

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