Quei prestiti P2P che non piacciono alle banche: Wells Fargo si oppone e li vieta ai propri dipendenti

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Wells Fargo, colosso bancario americano, si scaglia ufficialmente contro le piattaforme di microcredito peer-to-peer. Un 'odio atavico' che nasce dallo stridore dei rispettivi interessi, ovviamente, e che ora è sfociato nel diktat, rivolto a tutti gli impiegati della banca, di astenersi dal prestare i propri denari attraverso queste vetrine virtuali.

  

Di necessità, virtù: quando le banche prestano poco e/o male, l'ingegno della gente si accende e parte alla caccia di soluzioni alternative. A questo impulso rispondono i 'P2P loans'. Nella fattispecie dei prestiti, gli anni di crisi hanno di certo acuito il problema: servono, sempre più spesso, troppe garanzie ed i tassi di interesse schizzano alle stelle. A conti fatti (per il problema dei tassi di interesse sul credito al consumo e per quello delle garanzie su gli altri prestiti) ci si ritrova spesso nell'assurdo scenario in cui gli 'unici' che possono permettersi prestiti sono coloro i quali non ne hanno affatto bisogno. Tanto in America quanto nel Vecchio continente, insomma, la crisi ha 'costretto' la gente ad adeguarsi. E' stata proprio la congiuntura economica negativa, infatti, ad aver dato il definitivo, giusto, slancio ai così detti 'P2P loans'. Una forma di mondo del microcredito, con radici che arrivano fino al 2000, e che ora anche la grandi banche cominciano a guardare più sospettosamente.

Alla Wells Fargo la questione, secondo le alte sfere, è 'etica': "gli 'ethics administrator'" hanno vietato allo staff l'uso del P2P lending dopo aver concluso che il relativo guadagno "rappresenta un'attività che implica un conflitto di interessi". Sarà così necessario, da ora in poi, che gli impiegati Wells Fargo si astengano dal porre in essere "nuovi investimenti/prestiti P2P", si legge in una nota dello scorso anno di cui il Ft è venuto in possesso. "Se possibile - si legge - uscite dagli investimenti quanto prima possibile (senza forzare perdite) o quando i prestiti verranno ripagati". Comunicati a parte, insomma, è facilmente capibile il dissapore delle banche nei confronti di queste piattaforme che - di fatto - sono ree di aver 'rubato' loro una fetta del mercato.

I circuiti del P2P loan, specie negli States, sono diventati vere e proprie 'istituzioni'. Il continuo incontro tra domanda ed offerta, tra guadagno richiesto e rischio accettato (rendimenti tra il 7,7 ed il 15,3%), tra merito di credito e somme domandate, è alla base della loro crescita. Lending Club e Prosper, due società che si sono specializzate in queste forme di microcredito (tra i 2 000 ed i 35 000 dollari), stanno vivendo un vero e proprio boom. In soli sette anni di attività, Lending Club rende noto di aver generato prestiti per un controvalore pari a 3,35 miliardi di dollari. Prosper, secondo per grandezza negli States, arriva a quota 690 milioni di dollari. Il loro successo non si trasformerà tanto facilmente nell'ennesima bolla pronta a scoppiare: la vision di fondo appare solida e le società sembrano ben intenzionate a puntellare l'intera struttura. Ecco allora che tra le fila del Board of Directors del Lending Club sono finite, tra le altre, persone del calibro di John Mack (ex chief executive alla Morgan Stanley), Mary Meeker e Lawrence Summers (ex Segretario al Tesoro Usa durante la presidenza Clinton e candidato - poi ritirato - come successore a Ben Bernanke per la poltrona della Federal Reserve). La sensazione, dunque, è che nel prossimo futuro sentiremo (ancora) parlare di questo piccolo esempio finanziario di 'cooperazione dal basso'.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61546/20140121/wells-fargo-p2p-loans-divieto-dipendenti-conflitto-interesse-lending-club-prosper-microcredito-usa.htm

 

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