Il FMI affonda il governo italiano, torna lo spettro della manovra. Migliora la crescita mondiale, ma attenzione agli emergenti

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Il Fondo monetario internazionale migliora le prospettive di crescita mondiali, ma lancia sonori avvertimenti alle economie emergenti e, a margine, contribuisce a rendere sempre più carta straccia le previsioni del governo italiano circa la crescita futura, lasciando prospettare una manovra correttiva in corso d'anno per racimolare una ventina di miliardi.

  

Intanto la buona notizia: il prodotto interno lordo mondiale nel corso del 2014 crescerà dello 0,1 per cento in più, dal precedente 3,6 per cento a 3,7 per cento. Si tratta di un ulteriore miglioramento rispetto al tasso del 3 per cento registrato nel 2013.

Secondo il capo economista del fondo Olivier Blanchard questa maggiore crescita è dovuta a una miglioramento delle condizioni economiche, in particolare le minori spinte al consolidamento fiscale, il miglioramento (almeno apparente) del sistema finanziario e la diminuzione dell'incertezza. Non bisogna comunque gridare vittoria, aggiunge il Fondo, poiché continuano ad esservi segnali di fragilità della ripresa, invitando ancora una volta le banche centrali a non ritirare i propri stimoli monetari troppo in fretta.

Proprio il tapering che la banca centrale statunitense ha avviato all'inizio dell'anno è uno dei timori che potrebbero turbare i sonni delle economie emergenti, poiché, secondo Blanchard, questa mossa causerà «movimenti di capitale complessi» in vari paesi del mondo, e ad essere colpiti, come già rilevato negli ultimi mesi su queste pagine, saranno soprattutto i mercati emergenti con deboli strutture macroeconomiche come il Brasile, l'India, l'Indonesia e la Turchia, che hanno poco o punto approfittato dell'abbondante flusso di denaro per investire, preferendo inefficienti sussidi.

In generale sarà in leggero aumento la crescita delle economie emergenti, anche se con solidi distinguo: la Cina dovrebbe confermare il proprio soft landing, con una crescita molto bassa rispetto agli ultimi anni, ma tuttavia naturale se si considera che il Dragone sta entrando nella fase in cui la propria crescita sarà guidata non dalle esportazioni e dagli investimenti "aiutati" da un credito finora troppo facile a una in cui a farla da padrone saranno i consumi privati. Bisognerà comunque tenere sotto controllo i rischi che ancora provengono dal settore finanziario, che rischia di cadere in una bolla, senza però provocare un rallentamento eccessivo della crescita.

Quanto ai Paesi del primo mondo, gli Stati Uniti dovrebbero espandersi del 2,8 per cento quest'anno, in aumento rispetto all'1,9 per cento del 2013, mentre l'Eurozona dovrebbe uscire dalla recessione con una crescita dell'1 per cento. In mezzo, fra le economie avanzate, troviamo il Giappone, il cui tasso di crescita dovrebbe rimanere stabile all'1,7 per cento.

Le economie avanzate dovranno comunque combattere nel modo più efficace possibile l'"orco della deflazione" minacciato nei giorni scorsi dal direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, poiché, come insegna l'esperienza giapponese, uscire dalla trappola dei prezzi in caduta non è molto semplice quando, come in questo periodo storico, la politica monetaria ha già raggiunto i limiti, almeno per quanto riguarda le azioni da manuale di economia. Secondo Blanchard la probabilità di finire in trappola vanno dal 10 al 20%, insomma c'è ancora tempo per perdere tempo prima che la situazione diventi disperata, come è consueto per l'Europa.

Capitolo Italia, che, come spesso succede, chiude il racconto nel modo più amaro: secondo il Fondo monetario internazionale la crescita nel 2014 si fermerà non al precedente (e anemico) 0,7 per cento, bensì allo 0,6 per cento. Si concretizzano dunque i timori di chi ritiene che il governo italiano nella sua nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza dello scorso autunno abbia peccato enormemente di ottimismo, stimando una crescita per l'anno in corso di un punto percentuale.

Può sembrare una cosuccia da nulla, ma in questo modo il governo starebbe sovrastimando la crescita economica del 66 per cento rispetto al Fondo monetario internazionale e di poco meno rispetto agli altri analisti, che nella stragrande maggioranza dei casi si attendono (per ora) una crescita dello 0,7 per cento.

Se però la crescita sarà inferiore rispetto a quella prevista dal governo, una conseguenza saranno delle minori entrate tributarie, il che porta a far pensare che nel corso dell'anno ci sarà bisogno di una manovra correttiva (più tasse e/o più tagli) per riempire il buco causato da un governo più impegnato a pregare la fata fiducia e a rimanere a galla nelle procellose (e desolanti) acque della politica italiana che a impegnarsi per tirare il Paese fuori dal guado.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61577/20140121/fmi-pil-italia-mondo-emergenti-governo-manovra.htm

 

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