Capitali all'estero: l'Italia studia un piano. Ecco come hanno fatto gli altri Paesi

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Il dilemma di come far rientrare i capitali dall'estero, così da combattere i paradisi fiscali, si è materializzato in tanti Paesi del mondo, specialmente quelli in cerca di risorse aggiuntive per combattere la crisi economica. Come abbiamo già scritto (LEGGI QUI), il Consiglio dei ministri italiano starebbe pensando di adottare un meccanismo di "voluntary disclosure" ed una legge anti-riciclaggio che introdurrà pene dai 4 agli 8 anni per chiunque detenga soldi oltreconfine.

  

Per evitare pene così severe, l'evasore potrà avvalersi, fino a settembre 2015 (inizialmente era 2016), proprio della "voluntary disclosure", un'autodichiarazione volontaria che verrebbe "premiata" con uno sconto sulle sanzioni amministrative e penali.Quelle amministrative sarebbero ridotte al minimo e ulteriormente abbassate del 50% se provenienti da Paesi appartenenti alla "white list" o del 25% se della "black list" (Paesi che non scambiano informazioni a livello internazionale). Le sanzioni penali verrebbero azzerate nel caso di infedeltà o omissione nella dichiarazione, mentre verrebbero ridotte alla metà nel caso di false fatturazioni. Ovviamente il principio della "spontaneità" è fondamentale. Quindi non si potrà godere dei benefici della "voluntary disclosure" nel caso in cui sia già aperto un procedimento d'accertamento da parte del Fisco ai danni dell'evasore. Il meccanismo, che punta di riportare nel Bel Paese ingenti quantità di capitali, non è un'invenzione italiana ma è già stato collaudato all'estero con diverse modalità. Vediamo come.

Negli Usa, la normativa del 2009 (entrata a pieno regime nel 2012) ha attuato un programma di "Voluntary Disclosure" molto rigida e senza sconti. L'Internal Revenue Service (Irs, l'equivalente del nostro Fisco) ha utilizzato questo meccanismo per incentivare gli evasori alla regolarizzazione e alla dichiarazione dei capitali occultati all'estero. L'autodenuncia dell'evasore non ha previsto sconti né sulle sanzioni né sulle tasse, che andavano comunque versate per intero alle casse dello Stato. Ovviamente, come per il nostro Paese, non valeva autodenunciarsi se sulla testa dell'evasore pendeva già un'indagine da parte dell'Irs. Punto fondamentale è stato l'assenza dell'anonimato:senza di esso, gli Usa hanno tentato di acquisire informazioni utili per studiare il sistema ed evitare eventuali evasioni future. Già perché all'Irs non importava il rientro dei capitali, come per l'Italia; l'importante era sapere dove fossero collocatie quale fosse la precisa natura di questo fenomeno. Il meccanismo americano comunque ha permesso un buon recupero di capitali, anche se la cifra totale, a detta dell'Irs, è stata molto lontana dai 5 miliardi di dollari preventivati.

La Gran Bretagna ha adottato tra il 2009 ed il 2010 il "New Disclosure Opportunity", così da permettere agli evasori di pagare le tasse non versate sui redditipercepiti all'estero e regolarizzare la propria posizioneverso il Fisco britannico (Hmrc). La differenza con l'Italia sta proprio nell'oggetto del meccanismo: mentre il nostro Paese desidera utilizzare la "voluntary disclosure" per mettere le mani sui capitali(ma anche sui redditi), il Regno Unito ha puntato soltanto a riappropriarsi di quelle imposte sul reddito mai versate. Questo perché Oltremanica è consentito non dichiarare investimenti all'estero o attività finanziarie estere. Il meccanismo britannico (che esclude studenti e migranti di "breve periodo"), ha voluto ottenere un'informazione piena su redditi e capitaliche si trovavano fuori dal Regno Unito, tramite una dichiarazione completa da parte dell'evasore, che in questo caso giovava di una sanzione fissa del 10% sulle tasse da pagare (nessuna sanzione se il totale dovuto era inferiore alle 1000 sterline). Al contrario, se erano già stati aperti procedimenti accertativi, la sanzione veniva maggiorata del 20%.

Anche la Francia ha utilizzato meccanismi simili nel 2009. La "Régularisation des avoirs à l'etranger" si è posta l'obiettivo di scoprire tutte le attività estere non dichiarate ed anche qui, come già scritto per Usa e Gb, non è stata prevista alcuna riduzione delle tasse o delle imposte dovute.L'unico beneficio che l'evasore poteva trarre da questa dichiarazione volontaria (e non anonima) era lo scampato pericolo di sanzioni penali. Restavano le sanzioni amministrative pari al 15-20% delle tasse evase. Come per gli Usa, una volta effettuata l'autodichiarazione non era necessario riportare i capitali in Francia, poiché schedati e localizzati. Dunque fu più che altro "un'operazione verità", che fruttò alle casse francesi il recupero di circa 700 milioni di euro.

La Germania adottò il "Tax Amnesty Disclosure Act"nel periodo 1 gennaio 2004-1 gennaio 2005. Con obiettivi simili ai Paesi già citati, la Germania puntò al recupero dei capitali esteri e redditi (in totale circa 60 miliardi di euro) applicando un'imposta del 25%per chi fosse nei tempi consentiti, del 35% per chi fosse in ritardo. L'amnistia fiscale tedesca permise di guadagnare 900 milioni di euro,nonostante all'inizio le previsioni parlassero di 5 miliardi.

Le differenze con l'Italia sono molte. La "voluntary disclosure" lettiana è un'operazione che in un qualche modo baratta il rientro dei capitali con sconti sulle sanzioni amministrative e penali.In pratica si viene incontro all'evasore pur di guadagnarci qualcosa sopra. All'estero la situazione è mossa da intenti ben differenti rispetto a quelli del "fare cassa e basta". A parte la Germania (che comunque nel 2004 adottò sgravi moderati), Usa, Gran Bretagna e Francia hanno tentato di sensibilizzare i propri evasori, chiedendogli un barlume di lucidità e di senso civico, così da regolarizzare la loro posizione anche senza alcun vantaggio apparente. Il che può sembrare strano in Italia ma non in quei Paesi (c'è comunque da dire che i risultati raggiunti non siano stati dei migliori). Usa, Gran Bretagna e Francia hanno preferito non svendere la loro autorità statale e hanno scelto di non "premiare" gli evasori. Alla fine il loro principale obiettivo era quello di individuare i capitali occulti, per meglio controllarli, e in parte ci sono riusciti. L'Italia invece ha bisogno di ossigeno e quei capitali all'estero (che Bankitalia stima essere circa 200 miliardi di euro) impongono di utilizzare ogni strategia, anche quella del compromesso,purtroppo.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61769/20140125/capitali-estero-voluntary-disclosure-evasione-riciclaggio-paradisi-fiscali-italia-usa-gb-francia-ger.htm

 

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