BCE e deflazione: pronti a comprare ABS, pacchetti di prestiti bancari. La mossa a sorpresa di Draghi contro l'«orco» della Lagarde

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Draghi entra a gamba tesa nel discorso 'deflazione in Europa': sebbene il numero uno non veda sostanziali rischi a tal proposito, fa emergere una soluzione fino ad ora non prospettata. Per risollevare le economie è necessario che le banche prestino e la Bce potrebbe 'stimolarle' con futuri piani di acquisti su 'pacchetti di prestiti' che le banche erogheranno ad imprese e famigile.

  

Queste sono le calde news che sono giunte da quel di Davos. Anche l'edizione 2014 del World economic forum, che si è svolta la scorsa settimana tra le Alpi svizzere, è infatti risultata essere un grande calderone dal quale 'pescare' importanti indicazioni per i futuri passi dell'economia globale. Il fatto che il gotha mondiale si ritrovi, per qualche giorno, riunito nello stesso ambiente porta naturaliter ad intense sessioni di domande e risposte che, spesso e volentieri, ci aiutano a meglio comprendere la futura direzione dell'economia. Capita così che il numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, presente al forum, introduca la spinosa questione dell'"orco" della deflazione in Europa. La magia di Davos, allora, non potrà che condurre ad una risposta - più o meno diretta - da parte del 'diretto' interessato (presente anch'esso al Wef) Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea. Dapprima la risposta di rito, quella canonica che permette all'uomo più in vista dell'istituto centrale di adempiere al suo dovere di 'tranquillizzatore di mercati': sebbene il tasso d'inflazione sia solo allo 0,8% (e quindi lontanissimi dai valori nei dintorni del 2%), "non vediamo una deflazione". Punto. Ai crescenti rumors innescati da un quadro macro poco convincente, (e sostenuti dalla Lagarde che parla di una inflazione "molto al di sotto del target" che potrebbe sfociare nella pericolosissima deflazione con una probabilità "fra il 15 ed il 20%"), Draghi risponde in maniera ferma e netta: crisi finanziarie di questo tipo "sono sempre seguite da un periodo di bassa inflazione". Non solo: "Abbiamo verificato che il declino dell'inflazione core [al netto delle variazioni dei costi di alimenti ed energia e quindi meno affetta da oscillazioni di breve periodo, N.d.R.] è interamente dovuto ai quattro Paesi che hanno ricevuto un salvataggio (...) nel medio termine l'inflazione risalirà avvicinandosi al 2%". C'è da ammetterlo: qualora le dichiarazioni si fossero fermate qui, non ci sarebbe stato 'nulla di nuovo sotto il Sole'.

Ma la curiosa platea del World economic forum incalza Mario Draghi. Le risposte canoniche non bastano, Draghi dovrà 'cedere' un pochino. Cosa si rischia con la deflazione è cosa nota; quel che ora incuriosisce tutti è: cosa è pronta a fare, fin dove è disposta ad arrivare la Bce nel caso in cui le cose 'andassero nuovamente male'? Draghi è conscio di cosa alluda la platea: per molti "un quantitative easing rappresenta la parola 'magica' per risolvere i problemi dell'Eurozona (...) Non dico - continua il numero uno della Bce - che debba essere fatto né che non debba essere fatto". La questione non è così semplice perché i trattati dell'Unione vietano il finanziamento diretto dei governi. Il mercato delle obbligazioni corporate, d'altronde, sembra funzionare bene (e risulta non adeguatamente grande per ricever tutta la 'sovrabbondanza' della Bce'): "non c'è motivo di operare in questo campo", chiosa Draghi. Ma allora come dare, in caso di bisogno, ulteriore sostegno all'economia dell'Eurozona? Si parte da un problema, un dato di fatto, e si cerca di trovargli una situazione. Le banche europee non prestano o non prestano abbastanza. Le imprese e le famiglie non ricevono quindi quella preziosa liquidità-tampone per avviare progetti o sostenere - nuovamente - una domanda ormai fantasma di quella del passato. Con banche e imprese (e famiglie) che non 'comunicano', la cinghia di trasmissione dell'economia non funziona, l'immobilismo avanza e si rischia di finire vittime di pericolose spirali. Morale: le banche devono tornare ad erogare prestiti, è necessario. Come farlo? Una delle soluzioni, già affrontata in passato, tirava in ballo i LTRO della Bce e/o l'Asset Quality Review che la Bce condurrà durante questo anno: mettere in piedi un meccanismo che stimoli le banche a prestare e che premi quelle che maggiormente lo fanno potrebbe essere una via da seguire (simile, fra l'altro, a quella messa in atto dalla Bank of England).

Ma Draghi aveva pronta una 'sorpresa'. Piccola digressione: le banche, almeno una volta, vedevano i prestiti concessi come un quid statico, inutilizzabile fino alla sua scadenza (sperando di evitare incagli, sofferenze ed inesigibilità). L'ingegneria finanziaria, tuttavia, venne in soccorso e riuscì a trasformarli in qualcosa di liquido, di commerciabile. La cartolarizzazione dei crediti vede, infatti, la banca (originator) cedere ad una società veicolo (SPV - Special Purpose Vehicle) portafogli interi di crediti. L'SPV procede poi ad impacchettarli ed a ricollocarli sul mercato: le ABS, Asset-backed security, garantiscono così un ritorno alla società veicolo e, quindi, alla banca. Un procedimento sostanzialmente chiaro ma che, nel recente passato, non è stato immune da intrinsechi problemi. La lezione americana dei mutui subprime ce lo insegna: impacchettare più basket tra loro, aumentando la numerosità delle componenti sottostanti a discapito della trasparenza, è la strada migliore per far fallire questo mercato. Ne è consapevole Draghi, i potenziali rischi non sono indifferenti in questo campo. Eppure, sebbene "la cartolarizzazione sia [un mercato] abbastanza morto", potrebbe risultare come il più utile degli strumenti in mano alla Bce. Che asset dovrebbe comprare l'istituto centrale? "Ci sono i prestiti bancari", spiega Draghi, il problema - in caso - sarà solamente "avere un asset che catturi ed impacchetti i prestiti bancari in maniera corretta". La situazione potrebbe facilmente cambiare, già il solo paventato interesse della Banca centrale potrebbe mettere in moto la complessa macchina delle banche, sempre desiderose di nuovi profitti. Con la complicità dei regolatori, insomma, si potrebbe arrivare ad un mercato fatto di strumenti "facili da capire, da valutare e commerciare". Draghi ha lanciato un chiaro segnale: in caso di necessità, la Bce 'premierà', con massicci acquisti di ABS, chi si è meglio mosso nel campo dei prestiti bancari. Una soluzione 'originale' (Schopenhauer permettendo), diversa da quelle prospettate fino ad ora. Magari sarà solo un'idea, magari un mezzo bluff. Eppure, in fin dei conti, potrebbe funzionare. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61816/20140127/bce-draghi-deflazione-eurozona-banche-prestiti-imprese-famiglie-abs-cartolarizzazione-piano-acquisti.htm

 

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